Donald Trump ordina una nuova ondata di attacchi Usa contro l’Iran dopo gli episodi nello Stretto di Hormuz. Teheran risponde colpendo obiettivi militari in Kuwait e Bahrein. Il bilancio dei raid Usa è di almeno 14 morti e 78 feriti
Il cessate il fuoco è finito. Si è spento tra la folla che commemorava Khamenei. Durante il vertice Nato. È finito in un passaggio troppo stretto, Hormuz.
Trump ha ordinato una nuova ondata di raid contro Teheran. Gli Stati Uniti hanno colpito per il secondo giorno consecutivo obiettivi iraniani, dopo gli attacchi a tre navi nello Stretto di Hormuz.
La risposta è arrivata nella notte: i Pasdaran hanno già rivendicato attacchi contro basi e installazioni americane in Kuwait e Bahrein, mentre sirene antiaeree ed esplosioni sono state segnalate in diversi Paesi del Golfo.
Nuovi raid americani
Il Central Command americano ha confermato l’avvio di nuovi attacchi contro l’Iran, spiegando che l’obiettivo è ridurre la capacità di Teheran di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Trump ha giustificato l’operazione come rappresaglia per il bombardamento delle navi:
«Se dovesse succedere di nuovo, la situazione peggiorerà notevolmente».
Esplosioni sono state segnalate a Bandar Abbas, Sirik, Bushehr e Chabahar. Secondo Axios, gli Stati Uniti avrebbero colpito anche due ponti ferroviari nel nord-est dell’Iran. A Chabahar sarebbe stata danneggiata la torre di controllo del traffico marittimo.
La risposta di Teheran
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno detto di aver colpito basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrein. L’esercito iraniano sostiene inoltre di aver preso di mira con droni kamikaze un sistema Patriot in Kuwait, un sistema di allarme rapido in Qatar e serbatoi di carburante in Bahrein.
In Kuwait le difese aeree hanno intercettato «attacchi missilistici e di droni nemici». In Bahrein, dove ha sede la Quinta Flotta della Marina americana, le sirene antiaeree sono risuonate per la seconda notte consecutiva. Diverse esplosioni sono state udite dopo l’allarme.
Il bilancio iraniano
Secondo il ministero della Salute iraniano, citato da Al Jazeera, i raid americani degli ultimi due giorni hanno causato almeno 14 morti e 78 feriti. Teheran sostiene che gli Stati Uniti abbiano colpito cinque province mentre il cessate il fuoco era ancora formalmente in vigore.
In Iran è stata sospesa anche la linea ferroviaria tra Teheran e Mashhad, poche ore prima della prevista sepoltura di Ali Khamenei nella città santa dell’est del Paese. Le autorità ferroviarie parlano di danni provocati da un «attacco criminale del nemico statunitense-israeliano».
Hormuz al centro dello scontro
Lo Stretto di Hormuz resta il cuore della crisi. Dopo gli attacchi alle petroliere, Washington accusa Teheran di mettere a rischio una delle rotte energetiche più importanti del mondo. L’Iran rivendica invece il diritto di controllare il passaggio delle navi in base agli accordi raggiunti durante il cessate il fuoco provvisorio.
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore nei colloqui con gli Stati Uniti, ha avvertito Washington:
«Non sprecate energie, affonderete ancora di più. Lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane».
Trump: «Per me è finita»
Dal vertice Nato di Ankara, Trump ha usato toni durissimi contro l’Iran. Ha definito gli iraniani «malati» e «bugiardi» e ha detto di non voler più perdere tempo con i negoziati. «Per quanto mi riguarda, è finita», ha dichiarato.
Il presidente americano ha sostenuto che i raid non apriranno una lunga campagna militare, ma ha aggiunto che gli Stati Uniti potrebbero «finire il lavoro» se Teheran continuerà a colpire. La nuova escalation riapre così il conflitto dopo l’accordo provvisorio del 17 giugno e rimette sotto pressione mercati, rotte energetiche e alleati regionali.
































