28 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Giu, 2026

La natura mette il sesso, la cultura il copione

Il bacio (Der Kuss), olio su tela di Gustav Klimt

Dimentichiamo la biologia: ormoni, anatomia, impulsi fisiologici. È la società che costruisce cosa è normale, deviante o possibile desiderare


Quando pensiamo al sesso, la nostra mente corre immediatamente alla biologia: ormoni, anatomia, impulsi fisiologici. Tendiamo a considerarlo l’ultimo baluardo della privacy, un atto puramente individuale che avviene lontano dallo sguardo della società. Eppure, per la sociologia, questa visione è un’illusione. Non esiste un atto sessuale che si svolga nel vuoto sociale. Ogni incontro intimo è mediato da norme culturali, relazioni di potere, istituzioni e linguaggi appresi.

Scrivere di sesso in prospettiva sociologica significa smontare il mito del “naturale” per provare a rivelare le strutture invisibili che plasmano il nostro desiderio. Ci proponiamo quindi di esplorare come la società non si limiti a regolamentare il sesso, ma lo costruisca attivamente, definendo cosa è normale, cosa è deviante e cosa è possibile desiderare.

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La teoria delle sceneggiature sessuali

Una delle teorie fondanti della sociologia della sessualità è la Teoria delle Sceneggiature Sessuali, sviluppata negli anni ’70 del secolo scorso da John H. Gagnon e William Simon. Secondo gli autori, non nasciamo con un copione sessuale innato. Al contrario, impariamo a performare la sessualità proprio come impariamo a recitare un ruolo sociale.

Queste sceneggiature operano su tre livelli: culturale, perché ci dicono cosa è appropriato desiderare (per esempio la monogamia eterosessuale come ideale dominante); interpersonale, perché guidano la negoziazione dell’atto tra i partner (chi inizia, chi guida, cosa si dice). Infine, intrapsichico, che si riferisce al modo in cui interiorizziamo queste norme, trasformandole in fantasie personali.

Quando crediamo che un certo desiderio sia nostro, spesso stiamo semplicemente recitando un copione culturale che ci è stato insegnato dai media, dalla famiglia o dai pari. Ad esempio, la distinzione tradizionale per cui gli uomini sarebbero naturalmente più propensi al sesso occasionale e le donne al sesso relazionale non è un dato biologico incontrovertibile, ma il risultato di sceneggiature di genere apprese che premiano la promiscuità maschile e stigmatizzano quella femminile.

Il potere costruisce la sessualità

Non si può parlare di sociologia del sesso senza affrontare il tema del potere. Il filosofo e sociologo Michel Foucault ha rivoluzionato la comprensione del rapporto tra potere e corpo. Contrariamente all’idea che il potere serva solo a reprimere il sesso (il “vietato”), Foucault sostiene che il potere produce sessualità.

Attraverso la medicina, la psichiatria, la legge e la religione, la società classifica i corpi, crea categorie (come “eterosessuale”, “omosessuale”, “perverso”) e gestisce le popolazioni, in quella prospettiva che siamo abituati a definire biopolitica. (In foto Die Liebenden – Galante Szene di Jean-Marc Nattier )

Un concetto chiave qui è l’eteronormatività, vale a dire l’assunzione strutturale che l’eterosessualità sia lo standard naturale e privilegiato. Questo non significa solo preferire partner di sesso opposto, ma organizzare la società – dai moduli burocratici alle aspettative familiari – come se questa fosse l’unica opzione possibile.

In questa ottica, anche il consenso non è solo una questione legale individuale, ma una negoziazione che avviene all’interno di asimmetrie di potere. Età, status economico, genere e razza influenzano la capacità reale di dire sì o no liberamente.


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Le istituzioni e le regole del desiderio

Se il potere è diffuso, le istituzioni sono i suoi bracci operativi. Lo Stato, la Chiesa e il Sistema Legale hanno storicamente utilizzato la regolamentazione del sesso per mantenere l’ordine sociale.

Pensiamo al matrimonio, storicamente nato non come celebrazione dell’amore romantico, ma come contratto per la trasmissione della proprietà e la legittimazione della prole. Oggi, sebbene evoluto, rimane lo strumento principale attraverso cui lo stato riconosce e protegge certe unioni rispetto ad altre.

Le norme penali definiscono i confini della liceità. Ciò che è considerato reato sessuale varia enormemente nel tempo e nello spazio (si pensi alle leggi sull’adulterio, sulla prostituzione o sull’omosessualità), dimostrando che la moralità sessuale è una costruzione giuridica, non universale.

La religione, dal canto suo, continua a influenzare le norme sociali anche nelle società secolarizzate, definendo concetti come peccato, purezza o famiglia naturale, che permeano il dibattito pubblico e le coscienze individuali.

Il peso delle disuguaglianze

Un errore comune nella divulgazione è parlare di società o individui come blocchi monolitici. La sociologia contemporanea utilizza la lente dell’intersezionalità, un termine coniato da Kimberlé Crenshaw, per analizzare come diverse forme di disuguaglianza si sovrappongano nell’esperienza sessuale.

Dal punto di vista della classe sociale, l’accesso alla salute sessuale, alla contraccezione sicura e all’educazione affettiva è fortemente stratificato. La povertà limita l’autonomia sessuale. Vi è poi da aggiungere che gli stereotipi razziali spesso si sessualizzano, in un processo che ha consentito perfino di coniare un termine nuovo, fetishizzazione, influenzando il come le persone vengono percepite nei mercati degli incontri e nelle relazioni intime. Inoltre, c’è l’aspetto che incrocia la condizione di disabilità. Le persone con disabilità affrontano spesso una “desessualizzazione” sociale, ovvero l’idea pregiudiziale che non siano soggetti sessuali o che non abbiano diritto alla privacy e all’intimità.

Ignorare queste variabili significa produrre una sociologia incompleta. L’esperienza sessuale di un uomo bianco benestante è strutturalmente diversa da quella di una donna migrante o di una persona non binaria con disabilità.

L’amore nell’era delle app

Come si vive la sessualità nella tarda modernità? I sociologi Zygmunt Bauman ed Eva Illouz offrono chiavi di lettura fondamentali.

Bauman parla di Amore Liquido, ponendo attenzione al fatto che in una società caratterizzata da incertezza e precarietà, i legami diventano fragili. La tecnologia, in particolare le App di incontri, ha trasformato l’incontro in un processo algoritmico. I partner diventano profili consumabili, valutati rapidamente con la tecnica dello scorrimento veloce delle immagini con un semplice gesto di scorrimento sullo schermo, favorendo una logica di mercato dove si cerca sempre l’opzione migliore possibile, temendo di perdersi qualcosa.

Eva Illouz (nella foto) introduce il concetto di Capitalismo Emotivo: le emozioni e la sessualità sono state integrate nella logica del consumo. La pornografia, accessibile ovunque, non è più solo intrattenimento per adulti, ma spesso funge da principale agente di educazione sessuale per le giovani generazioni.

Creando aspettative di performance e corpi standardizzati che possono generare ansia e insoddisfazione nella vita reale.

Come si studia la sessualità

Per mantenere il rigore scientifico, è necessario chiedersi: come sappiamo ciò che sappiamo sul sesso? La ricerca sociologica su questo tema affronta sfide uniche.

La maggior parte dei dati proviene da autoriferimenti per mezzo di sondaggi e interviste. Tuttavia, siccome il sesso è stigmatizzato o idealizzato, i rispondenti tendono a modificare le loro risposte per adeguarsi alle norme sociali, in una sorta di festival del pregiudizio di desiderabilità sociale. Gli uomini tendono a sovrastimare, le donne a sottostimare certi comportamenti.

Per questo, la sociologia non si affida solo ai numeri, ma utilizza anche approcci multipli che incorporano a livelli differenti aspetti narrativi, che aiutano a comprendere il significato che le persone attribuiscono alle loro esperienze, oltre alla frequenza degli atti. Riconoscere questi limiti metodologici è essenziale per non trasformare le statistiche in verità assolute.

Il sesso come specchio

La conclusione è quella del sesso inteso come specchio. Analizzare il sesso attraverso la lente sociologica non significa ridurlo a una fredda meccanica sociale, né negare la componente biologica o emotiva. Significa invece riconoscere che il nostro corpo è un luogo di incontro tra biologia e cultura. Ci sono molti esempi paradigmatici rispetto al fatto di considerare il sesso come costruzione culturale.

Le società che ribaltano i nostri schemi

Nella società matrilineare delle isole Trobriand (Papua Nuova Guinea), la sessualità è considerata una dimensione naturale, piacevole e socialmente integrata fin dalla pubertà. I giovani sono incoraggiati a esplorare la sessualità in modo aperto; le relazioni pre-matrimoniali sono la norma, non l’eccezione. Ciò che in Occidente è stato storicamente considerato istinto represso o conflitto psichico universale è in realtà una configurazione culturale specifica.

Il sesso non è libero in senso anarchico, ma regolato da norme proprie che mostrano come ogni società costruisca i propri confini del lecito. Nelle popolazioni Sambia – sempre in Nuova Guinea – la mascolinità non è un dato biologico, ma una sostanza da acquisire ritualmente. (Nella foto una stampa medievale).

I ragazzi, prima della pubertà, devono praticare attività di sesso orale ritualizzato. Questa fase “omosessuale” è obbligatoria e transitoria: dopo il matrimonio, l’uomo deve abbandonare completamente le pratiche omosessuali e dedicarsi esclusivamente all’eterosessualità riproduttiva. L’orientamento sessuale non è necessariamente un’identità stabile, ma può quindi essere una fase istituzionalizzata di passaggio verso uno status sociale. Il sesso è uno strumento di produzione del genere, non solo di piacere o riproduzione.

Sesso come un’abilità da perfezionare

Nelle popolazioni delle Isole Cook in Polinesia, invece, la sessualità è considerata un’abilità da perfezionare, insegnata apertamente agli adolescenti da adulti esperti.

Si valorizza il piacere reciproco, la durata dell’atto e la capacità di soddisfare il partner; l’orgasmo femminile è atteso e considerato segno di competenza maschile. Le relazioni pre-matrimoniali sono comuni e non stigmatizzate, purché condotte con discrezione e rispetto. Il sesso può essere pedagogizzato come una pratica culturale di eccellenza, non come impulso da reprimere o gestire con imbarazzo. La competenza erotica è parte del prestigio sociale.

Quando la cultura scrive il copione

Questi esempi confermano la tesi che il sesso è un linguaggio culturale. Ciò che consideriamo “naturale” (il desiderio, il genere, la monogamia, il piacere) è in realtà il prodotto di specifiche storie sociali, istituzioni e sistemi di significato.

Questa prospettiva non nega la biologia, ma la colloca all’interno di un tessuto simbolico che le dà forma, senso e direzione. La natura fornisce il corpo; la cultura fornisce il copione.

Le norme sessuali sono lo specchio delle strutture di potere di un’epoca. Quando cambiano le leggi sul divorzio, quando emergono nuovi movimenti come #MeToo, quando la tecnologia modifica gli incontri, sta cambiando la società intera. Comprendere la sociologia della sessualità ci offre quindi uno strumento critico potente: ci permette di guardare alle nostre intime esperienze non come destini individuali, ma come parte di un tessuto collettivo che possiamo, consapevolmente, contribuire a trasformare.

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