Storia degli storici: quando gli esseri umani hanno iniziato a organizzarsi in comunità, è nata l’esigenza di conservare il ricordo degli eventi
La Storia c’è chi la fa e c’è chi la scrive, ma chi ha detto che debbano essere per forza due persone diverse? Fin da quando gli esseri umani hanno iniziato a organizzarsi in comunità stabili, è nata l’esigenza di conservare il ricordo degli eventi importanti. Guerre, migrazioni, regni, catastrofi naturali, imprese religiose e vicende dei governanti. Ma non tutto è sempre risultato nero su bianco – letteralmente: prima della nascita della storiografia vera e propria, il passato veniva tramandato soprattutto attraverso racconti orali. Miti, leggende e tradizioni collettive. La figura dello storico, inizialmente, non era che un uomo del popolo con più memoria di altri, che trasmetteva la propria conoscenza ai posteri. Lentamente, questo ha determinato il passaggio di questi uomini da semplici narratori a cronisti e studiosi che applicano metodi rigorosi di ricerca e analisi delle fonti.
Dalla memoria del popolo alla Storia
Molto prima dell’invenzione della scrittura, per l’appunto, le società umane conservavano il ricordo del passato attraverso la memoria collettiva. Gli anziani divennero sacerdoti, cantori e capi tribù con il compito di raccontare alle nuove generazioni gli eventi più significativi della loro comunità. Tutto vero? Non sempre. Era chiaro che gli uomini del tempo faticassero a spiegarsi alcune faccende. Motivo per cui i fatti reali si mescolavano quasi sempre a elementi simbolici, miti e credenze religiose.
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Le prime scritture del potere
Con la nascita della scrittura, avvenuta in Mesopotamia intorno al 3200 a.C., divenne possibile registrare informazioni in modo permanente attraverso le tavolette cuneiformi utilizzate dai sumeri. Inizialmente si trattava di documenti amministrativi ed economici, ma col tempo comparvero anche iscrizioni che ricordavano le imprese dei sovrani. Lo stesso accadde nell’antico Egitto, dove i faraoni fecero incidere sui monumenti le loro vittorie militari e le opere realizzate durante il regno.
Testimonianze molto preziose che, tuttavia, per poter essere considerate narrazione storica a tutti gli effetti, era necessario che fossero imparziali e, di fatto, non lo erano. L’obiettivo di quegli scritti era quello di celebrare il potere del governante del momento, e in questo caso gli studiosi moderni tendono a separare l’immagine dello storico “puro” da quella degli autori di questi racconti, inquadrandoli piuttosto come cronisti o propagandisti.
Anno dopo anno, in Assiria e Babilonia venivano compilati elenchi di re, cronache militari e annali ufficiali. Si cominciò ad avere dei veri e propri “bisnonni” degli archivi. Nomi, date, descrizioni di eventi realmente accaduti sono le prime raccolte storiografiche affidabili di cui disponiamo. Anche in Cina si sviluppò molto presto una tradizione storiografica. Già nel primo millennio Avanti Cristo le corti imperiali conservavano registri dettagliati delle attività politiche e amministrative e questa attenzione per la memoria storica avrebbe caratterizzato, poi, tutta la civiltà cinese nei secoli successivi.
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Erodoto e la nascita della storiografia
La nascita della storiografia come disciplina autonoma, però, viene generalmente attribuita a Erodoto, vissuto nel V secolo a.C. Nato ad Alicarnasso, nell’attuale Turchia, Erodoto viaggiò in molte regioni del mondo allora conosciuto, raccogliendo testimonianze dirette e racconti di persone che avevano assistito agli eventi.
La sua opera principale, “le Storie”, racconta le guerre tra Greci e Persiani, ma contiene anche descrizioni geografiche, etnografiche e culturali di numerosi popoli. Erodoto cercò di comprendere le cause degli eventi e di verificare le informazioni, distinguendo talvolta ciò che aveva visto personalmente da ciò che gli era stato riferito, nonché annotare le caratteristiche di ciascun popolo e le rispettive tradizioni.
Non a caso viene spesso definito “Padre della Storia”. Innegabile che, con i mezzi dell’epoca, i suoi racconti contenessero inesattezze o elementi non sempre verificabili, ma è indispensabile riconoscere che il suo lavoro rappresenti un enorme passo avanti rispetto alle cronache precedenti. Perché mostra il tentativo di indagare razionalmente il passato e di analizzare criticamente il presente.
Tucidide e il metodo storico
Dopo Erodoto operò Tucidide, considerato da molti il primo storico scientifico. Nella sua opera sulla Guerra del Peloponneso descrisse il conflitto tra Atene e Sparta utilizzando un metodo molto più rigoroso, ovvero l’esperienza diretta.
Tucidide, infatti, partecipò personalmente agli eventi che narrava e cercò di eliminare dai racconti elementi mitici o soprannaturali. Riteneva che la storia dovesse basarsi su testimonianze attendibili e sull’analisi delle cause politiche, economiche e militari e non.

Il suo approccio diede una nuova spinta alla narrazione storica influenzando profondamente la storiografia successiva e costituendo uno dei fondamenti del metodo storico moderno.
Roma e la memoria dell’impero
I Romani, manco a dirlo, ereditarono dai Greci anche l’interesse per la storia. Punto bonus per loro, che svilupparono una ricca tradizione storiografica soprattutto grazie al lavoro di Tito Livio. Autore di una monumentale storia di Roma dalle origini, di Tacito, noto per la sua analisi critica del potere imperiale, e di Svetonio, celebre per le biografie degli imperatori.
Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., però, la produzione storiografica subì profonde trasformazioni e in Europa il ruolo di conservare la memoria del passato passò in gran parte ai monasteri e alla Chiesa. Cambiando radicalmente obiettivo.
Monaci e religiosi compilavano opere, chiamate “annali” o “cronache”, che costituivano una forma di storia molto diversa da quella classica, in cui gli eventi venivano spesso interpretati come manifestazioni della volontà divina.
Dal Rinascimento alla disciplina accademica
Avvenne, però, che tra il XV e il XVI secolo, con l’Umanesimo e il Rinascimento, gli studiosi europei riscoprirono i testi dell’antichità classica e gli storici iniziarono a confrontare i documenti. Verificare le fonti e correggere gli errori tramandati dalla tradizione.
Nasceva in quel periodo uno strumento che avrebbe radicalmente cambiato le sorti del mondo. La diffusione della stampa, che favorì enormemente la conservazione e la circolazione delle opere storiche tanto che gli autori rinascimentali svilupparono una maggiore attenzione per la critica documentaria e per l’analisi delle fonti originali.
Tra il XVII e il XIX secolo, la storia divenne finalmente disciplina accademica e lo studio sistematico degli archivi e dei documenti divenne sempre più importante.
La storia delle persone comuni
Non solo guerre e derive politiche, tuttavia: nel XX secolo la storiografia si arricchì di nuovi approcci. Gli storici iniziarono a interessarsi non solo ai grandi eventi politici e militari, ma anche alla vita quotidiana delle persone comuni. Alle strutture economiche, alle mentalità collettive e ai fenomeni culturali. Importante, in questo, fu il contributo della scuola francese delle Annales, fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre, studiosi che ampliarono enormemente il campo della ricerca storica integrando metodi provenienti dalla geografia, dall’economia e dalla sociologia.


Successivamente, autori come Fernand Braudel svilupparono il concetto di “lunga durata”, cioè l’idea che per comprendere la storia sia necessario osservare processi che si sviluppano nell’arco di secoli e che testimoniano cambiamenti epocali, sia dal punto di vista geografico che politico che, soprattutto, sociale.
Archivi digitali e nuove fonti
Oggi la Storia viaggia su binari molto più veloci: oltre ai documenti scritti si analizzano fotografie, registrazioni audio, filmati, dati statistici, reperti archeologici e archivi digitali, milioni di documenti sono stati digitalizzati e possono essere consultati online da studiosi di tutto il mondo per non parlare della collaborazione tra le diverse discipline, che permette di affrontare problemi complessi con maggiore precisione.
Per di più, la storiografia contemporanea pone l’accento su temi un tempo trascurati come la storia delle donne, delle minoranze, dell’ambiente e delle migrazioni: lo storico qui non è più soltanto il narratore distaccato delle vicende dei re e delle guerre, ma uno studioso che cerca di comprendere il funzionamento delle società umane nel loro insieme.
Il presente da consegnare al futuro
Ma la necessità è ancora solo quella di raccontare il passato o è diventato indispensabile anche dare un valore al presente? Sappiamo chi siamo grazie al nostro passato, ma possiamo dire di sapere anche su che basi stiamo costruendo il futuro?
Abbiamo un domani da orientare e non possiamo che farlo attraverso una lente precisa e un’analisi dettagliata dell’oggi; ma l’aspetto curioso e delicato di tutta questa storia (e anche di tutta questa Storia) sono proprio gli storici e il loro approccio.
Da Tucidide in poi non sono più esistiti elementi sovrannaturali e Deus Ex Machina che salvassero le situazioni o ne determinassero in qualche modo gli esiti: ciò che contava davvero erano le azioni umane e le loro conseguenze, ed è una consapevolezza che forse oggi abbiamo perfino perso sottovalutando di continuo ciò che gli storici scriveranno di noi e di certe gesta scellerate, sperando che un domani certe penne e certi ricordi avranno pietà di questo stralcio di Storia mal scritto e peggio vissuto.





























