29 Ott, 2026

«Riparta a velocità normale». Gli audio prima della tragedia in Spagna: due italiane disperse

Tragedia ferroviaria in Spagna

Almeno 69 morti, 183 feriti e 64 denunce di scomparsa. Le registrazioni delle comunicazioni tra i macchinisti e la centrale di controllo rivelano le autorizzazioni alla ripartenza dopo il guasto al sistema di sicurezza. La Farnesina conferma che non si hanno ancora notizie di due connazionali, una è stata trovata


«Riparta a velocità normale». È l’ordine impartito dalla centrale di controllo ferroviario di Madrid al macchinista del treno Renfe, dopo il guasto al sistema di sicurezza che aveva bloccato la circolazione.

«A velocità normale?», chiede il conducente. «Sì», risponde l’operatore. Pochi minuti dopo, il convoglio si schianta contro un altro treno, un Iryo fermo sui binari nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo.

Le registrazioni audio diffuse dai media spagnoli, tra cui El País e RTVE, aggiungono un elemento decisivo alla ricostruzione della tragedia ferroviaria che ha provocato almeno 69 morti, 183 feriti. La Spagna è nel primo dei tre giorni di lutto nazionale, mentre la Guardia Civil ha raccolto 64 denunce di scomparsa. Tra le persone di cui non si hanno notizie figurano anche due cittadine italiane. Inizialmente erano tre ma una è stata individuata e ha comunicato al Consolato italiano a Madrid di stare bene.

Lo riferisce la Farnesina in una nota, sottolineando che la connazionale viaggiava sul treno Renfe. 

Gli audio prima dello schianto: «A velocità normale?». «Sì»

Le registrazioni delle conversazioni tra i macchinisti e il centro di controllo di Adif, il gestore dell’infrastruttura ferroviaria spagnola, ricostruiscono alcuni dei momenti che hanno preceduto lo scontro.

Intorno alle 8.30 del 28 ottobre, un guasto informatico aveva provocato l’interruzione del sistema automatico di sicurezza e segnalamento LZB su un tratto di circa 63 chilometri della linea ad alta velocità Madrid-Siviglia. Sei treni si erano fermati automaticamente.

Alle 8.36, secondo la ricostruzione del ministro dei Trasporti Óscar Puente, la centrale di Atocha ha autorizzato il convoglio Renfe a riprendere la marcia. Negli audio diffusi dai media spagnoli, l’operatore indica al macchinista di proseguire con il sistema alternativo di segnalamento laterale, a velocità normale.

Il conducente chiede conferma e riceve una risposta affermativa.

Ma circa 25 chilometri più avanti, sullo stesso binario, si trovava ancora fermo il treno della compagnia Iryo.

Dalle altre conversazioni emerge che anche il macchinista dell’Iryo aveva comunicato alla centrale la propria posizione e l’impossibilità di ripartire. Il sistema di sicurezza del convoglio non gli consentiva di riavviare la marcia.

È questo uno dei passaggi più delicati dell’inchiesta: le comunicazioni suggeriscono che il centro di controllo fosse stato informato della presenza del treno fermo mentre il Renfe avanzava verso Urda.

Alle 8,54 si è verificato l’impatto. Secondo la ricostruzione del ministro Puente, tra l’autorizzazione alla ripartenza e lo scontro ci sarebbe stato il tempo per correggere l’errore. Le responsabilità dovranno essere accertate dall’indagine.

Tre italiane disperse, 64 denunce di scomparsa

La Farnesina ha confermato che sono nove i cittadini italiani coinvolti nell’incidente. Cinque sono in buone condizioni, un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo, mentre altre due connazionali risultano ancora disperse.

Il ministero degli Esteri segue la situazione in coordinamento con l’ambasciata e il consolato generale a Madrid. Su richiesta del ministro Antonio Tajani, il personale consolare continua a visitare gli ospedali e i centri di raccolta dei superstiti per acquisire informazioni e prestare assistenza.

Intanto la Guardia Civil ha ricevuto 64 denunce di scomparsa presentate dai familiari dei passeggeri dei due treni: 38 a Toledo, 19 a Madrid, sei a Siviglia e una a Logroño.

Il numero non corrisponde necessariamente a quello delle persone ancora disperse. Le segnalazioni devono essere confrontate con gli elenchi dei feriti ricoverati e con le identificazioni delle vittime.

La Guardia Civil ha spiegato alla BBC che la priorità è ora riconoscere le persone decedute. Per questo i familiari di chi non è stato ancora rintracciato sono invitati a presentarsi nei centri predisposti per fornire campioni di DNA.

Il bilancio della tragedia: 68 morti e 183 feriti

Secondo il bilancio provvisorio delle autorità di Castiglia-La Mancia, sono almeno 69 le persone morte nello scontro. Ventiquattro viaggiavano sul treno Ave di Renfe, altre 44 sul convoglio Iryo.

I feriti sono complessivamente 183. Secondo i dati comunicati dalle autorità regionali, 107 sono stati ricoverati negli ospedali di Castiglia-La Mancia e 76 in quelli di Madrid. Quattro pazienti si trovano in terapia intensiva e circa dieci versano in condizioni critiche.

Le operazioni di ricerca sono proseguite per tutta la notte tra i vagoni accartocciati e precipitati lungo il terrapieno. La Guardia Civil ha mobilitato centinaia di uomini, unità cinofile e reparti specializzati. Sul posto sono intervenuti anche i militari dell’Unità di emergenza dell’esercito e gli operatori della Protezione civile.

Secondo quanto riferito alla BBC da un rappresentante del governo spagnolo, non tutti i corpi sono stati ancora recuperati e ci sono persone delle quali non si conosce la sorte.

La magistratura isola il luogo dell’incidente

La magistratura spagnola ha disposto il divieto di accesso all’area del disastro per le persone non autorizzate e ha impedito la rimozione di qualsiasi elemento che possa essere utile all’inchiesta.

Gli investigatori stanno esaminando le comunicazioni radio, il funzionamento del sistema LZB e le procedure adottate dal centro di controllo dopo l’interruzione della segnalazione automatica.

La prima ipotesi è che il guasto informatico sia stato seguito da un errore nella gestione della circolazione. Il treno Renfe sarebbe stato autorizzato a proseguire mentre l’Iryo era ancora fermo e il segnale sulla linea indicava l’arresto.

Il ministro Puente ha definito inspiegabile l’autorizzazione alla ripartenza. Le registrazioni pubblicate dai media spagnoli potrebbero ora aiutare a stabilire chi fosse a conoscenza della posizione dei convogli e perché non sia stato dato un nuovo ordine prima della collisione.

Sánchez: «Tutta la Spagna è in lutto»

Il premier Pedro Sánchez ha partecipato a una conferenza stampa con il presidente di Castiglia-La Mancia, Emiliano García-Page, ringraziando i soccorritori per l’enorme lavoro svolto nelle ore successive alla tragedia.

Il governo ha attivato centri di assistenza nella regione, con sostegno psicologico per i sopravvissuti, i familiari delle vittime e le persone coinvolte nell’emergenza.

García-Page ha invitato la popolazione a donare sangue e ha riferito alcuni segnali incoraggianti sulle condizioni dei feriti ricoverati.

La Spagna osserva tre giorni di lutto nazionale. È la seconda grave sciagura ferroviaria sulla linea ad alta velocità Madrid-Siviglia in meno di un anno. Il 18 gennaio, nei pressi di Adamuz, in provincia di Cordova, un altro incidente tra convogli Renfe e Iryo aveva provocato 46 morti.

Adesso, oltre al dolore per le vittime e all’attesa delle famiglie dei dispersi, resta una domanda al centro dell’inchiesta: perché, dopo il guasto al sistema di sicurezza, è stata autorizzata la ripartenza a velocità normale di un treno che aveva davanti un altro convoglio ancora fermo?

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