La vittima di 74 anni poteva alimentarsi soltanto con cibi liquidi o semisolidi. Secondo gli investigatori, il cugino e tutore legale gli avrebbe portato di nascosto i dolci, distraendo il personale della struttura e ritardando l’allarme. Dietro la morte, l’ipotesi di un’eredità da oltre 300mila euro
Un dolce alla crema, un uomo che non poteva mangiare cibi solidi e un patrimonio da oltre 300mila euro. È la ricostruzione di un presunto omicidio premeditato su cui hanno indagato i carabinieri di Reggio Emilia.
Un uomo di 76 anni è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver provocato la morte del cugino di 74 anni, di cui era tutore legale, facendogli avere dei bomboloni nonostante sapesse che soffriva di una grave disfagia.
La vittima è morta il 27 giugno 2026, soffocata mentre si trovava nella struttura sociosanitaria residenziale in cui era ospitata. Secondo la Procura, dietro la condotta dell’indagato ci sarebbe stato un movente economico: il cugino possedeva oltre 300mila euro e il 76enne figurava tra i suoi coeredi legittimi.
Il bombolone lasciato al cugino
La vittima era non autosufficiente e soffriva di una disfagia progressiva, una condizione che rende difficile o impossibile deglutire determinati alimenti. Dopo diversi episodi di soffocamento nei mesi precedenti, i medici avevano prescritto una dieta esclusivamente frullata, fluida o semisolida. Un’indicazione considerata un vero e proprio presidio salvavita.
Il cugino, nominato suo tutore legale nel 2009, conosceva perfettamente quelle limitazioni. Eppure, secondo gli investigatori, aveva già tentato in altre occasioni di fargli arrivare paste e dolciumi aggirando i controlli della struttura.
La mattina del 27 giugno si sarebbe presentato nella residenza portando di nascosto alcuni bomboloni. Dopo averli lasciati a disposizione del 74enne, si sarebbe allontanato verso la guardiola per mostrare alle operatrici sociosanitarie la confezione di un rasoio elettrico destinato al parente.
Per gli inquirenti non sarebbe stato un gesto casuale, ma un diversivo per distogliere l’attenzione del personale proprio mentre la vittima aveva accesso a un alimento che non avrebbe dovuto mangiare.
Il soffocamento e l’allarme dato in ritardo
Dopo aver ingerito il bombolone, il 74enne ha cominciato ad avere gravi difficoltà respiratorie. Secondo la ricostruzione investigativa, il cugino non avrebbe però chiesto immediatamente aiuto.
Prima sarebbe andato al distributore automatico per acquistare una bevanda gassata, tentando inutilmente di farla bere alla vittima per favorire la discesa del boccone. Soltanto dopo avrebbe richiamato l’attenzione delle infermiere, con atteggiamento calmo, dicendo che a suo avviso il parente non stava bene.
Non avrebbe riferito subito che l’uomo aveva mangiato dolci solidi. La circostanza sarebbe emersa soltanto quando un’infermiera ha notato residui di cibo e briciole sugli indumenti della vittima.
Il personale sanitario ha eseguito immediatamente le manovre di disostruzione ed è intervenuta anche un’automedica del 118. Ogni tentativo di soccorso è risultato inutile. Il 74enne è morto per arresto cardiocircolatorio causato dalla completa ostruzione delle vie aeree.
L’eredità da oltre 300mila euro
L’indagine dei carabinieri della sezione operativa della Compagnia di Reggio Emilia, coordinata dalla Procura guidata da Calogero Gaetano Paci, ha ricostruito anche il possibile movente.
La vittima disponeva di un patrimonio mobiliare superiore a 300mila euro. Il 76enne, in quanto coerede legittimo, avrebbe potuto beneficiare dell’eredità.
Gli investigatori hanno raccolto testimonianze, documentazione clinica e altri elementi tecnici. Le successive attività investigative avrebbero inoltre documentato tentativi dell’indagato di controllare le dichiarazioni dei familiari agli inquirenti e concordare versioni di comodo.
La Procura contesta l’omicidio aggravato dalla premeditazione, dall’abuso dei poteri e dei doveri connessi alla funzione di tutore legale, dalla condizione di disabilità della vittima ricoverata in una struttura assistenziale e dalla minorata difesa.
Il gip Andrea Rat ha disposto gli arresti domiciliari, eseguiti dai carabinieri nella tarda serata del 28 ottobre. Il 76enne non potrà comunicare con persone diverse dai conviventi e dai difensori. Le accuse dovranno essere accertate nel procedimento penale.































