29 Ott, 2026

Meloni attacca la giudice che libera Siher. Tajani la difende. La manovra? In secondo piano

Giorgia Meloni

La premier presenta la legge di bilancio da 26 miliardi, ma è il suo attacco alla gip di Milano a dominare la giornata. Tajani si schiera con lei. E il confronto sullo Stato di diritto finisce al centro della conferenza stampa


Posti in piedi per la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato la legge più importante dello Stato, la manovra della legge di bilancio 2026-2027. Prendono posto, nell’ordine, il viceministro Leo, il vicepremier Tajani, la presidente Meloni, il vicepremier Salvini e, ultimo in fondo a destra, il ministro Giorgetti.

“Manca la cadrega”, cioè la seggiola, sorride e quasi quasi se ne vorrebbe andare. La sedia arriva. Si può cominciare. Con una premessa: la premier non risponderà a nulla che esuli dalla legge di bilancio costata mille fatiche.

Peccato che alle 14 e 10, tre quarti d’ora prima dell’inizio del Consiglio dei ministri, la premier abbia messo in rete un video dove con volto tirato definisce “una decisione vergognosa” quella della gip di Milano Tiziana Landoni che ha rimesso in libertà il ricercatore trentenne italo-marocchino Youssef Siher, che resta indagato per istigazione a delinquere con finalità terroristiche dopo gli appelli diffusi sui social in seguito ai disordini e alle devastazioni del 17 e 18 ottobre a Milano.

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“Strategia rivoluzionaria” per il pm. Forse, ma “non c’è il pericolo di fuga e neppure l’istigazione” ha deciso la gip. L’inchiesta va avanti. Ci sarà un processo. Così stabilisce uno Stato di diritto. “Decisione vergognosa” la condanna della premier. Di fronte a una presa di posizione così forte che ha scatenato in un batter di ciglio le reazioni del tribunale di Milano e delle opposizioni, il merito della manovra è passato presto in secondo piano.

La manovra da 26 miliardi e gli equilibri nella maggioranza

Meloni ha elencato per filo e per segno le misure per i giovani (“non certo quelli che spaccano ma per quelli che lasciano la nostra Nazione”), per le imprese, per la sanità, per il ceto medio.

“Non è vero – ha precisato – che facciamo di più per le partite Iva (flat tax da 85 a centomila euro, ndr) che per il ceto medio dipendente (500 euro di tasse in meno l’anno, ndr)”. Sono tanti i tasselli di una manovra che vale 26 miliardi e che “mi vede soddisfatta per la coerenza, la condivisione, la serenità e la compattezza”. In realtà è stato un percorso da montagne russe molto intense dove pezzi di maggioranza hanno rischiato spesso il ribaltamento. Basta guardare Giorgetti, laggiù in fondo, sornione, della serie “facciamo presto e andiamo via”. “Gianca, aspetta ancora un attimo” la richiesta di Meloni al ministro che aveva altri impegni. “E dai che tanto poi ti chiedono dell’Ucraina…”.

Ucraina, banche e pensioni: cosa rivendicano Salvini e Tajani

Già, l’Ucraina: il 13° pacchetto di aiuti è perso da qualche parte, l’ultimo risale a dicembre 2025. “Non è argomento all’ordine del giorno” ha tagliato corto Meloni. “La nostra posizione è chiara”. Sì, ma Salvini ha detto mai più… “Il segretario fa il segretario, il governo poi trova sempre la sintesi” ripete la premier. Il Capitano lì accanto annuisce, intanto il pacchetto Ucraina è bloccato. Chi vince e chi perde nella manovra.

La sensazione è che abbia ottenuto più Salvini che Tajani. Del resto la premier ha bisogno di avere in alleanza una Lega forte e non sotto il 5%. Necessario “accontentare” Salvini che elenca soddisfatto i “suoi risultati”: flat tax a 100mila euro; 5 miliardi da banche e assicurazioni, i soldi “per la sicurezza e Strade sicure”, il fondo per andare in pensione a 64 anni. Ma questa è ancora una chiacchiera, se ne riparla a gennaio, che Salvini si rivende come l’ennesimo “superamento della Fornero”.

Tajani “perde” le banche e l’Ucraina, ma rivendica “il taglio tasse al ceto medio, le misure per i giovani e il voucher per le cure mediche degli anziani”.

Il caso Siher e lo scontro sullo Stato di diritto

Ma tutto questo passa in secondo piano di fronte al “vergognoso” che la premier ha sparato in faccia alla magistratura. È stata lei a cambiare il racconto di giornata con quel video social. Salvo poi tentare di evitare il confronto di persona. Un paio di domande bucano il muro. Ad esempio perché la premier ha detto nel video che “la pagina Telegram 17 ottobre ha portato alle devastazioni che abbiamo visto…”.

Ha forse lei già le prove che Siher è dietro gli incidenti del 17-18 ottobre? La sua pagina è stata creata dopo quel fine settimana. “Ok – ha ammesso Meloni sempre più innervosita – ho sbagliato il tempo di un verbo e mi scuso ma è chiaro cosa volevo dire”. La differenza tra una presunta intenzione e un’azione è la differenza che passa tra uno Stato di diritto e uno Stato di polizia.

“Il mio video non è un attacco alle istituzioni ma in difesa delle istituzioni che vedono vanificare il proprio lavoro” ha sottolineato puntuta. Mettere le polizie contro la magistratura è gravissimo. Lei crede, vuole vivere in uno Stato di diritto? “Io credo nello Stato che difende le persone dai violenti” la risposta seccata prima di andare via. A Tajani, seduto accanto, è stata fatta la stessa domanda: “Lei che è un sincero garantista, condivide le parole della presidente Meloni?”.

Certo che sì, la risposta, “Io sono garantista sempre e condivido che sia stata una scelta grave per me sbagliata perché Siher è stato arrestato in flagranza di reato (non è vero, basta leggere i documenti della procura, ndr) e perché tutto questo demotiva le forze dell’ordine”.

Provvidenziali in serata le parole del Viminale: “La decisione della gip non incide sull’impegno delle forze dell’ordine contro i violenti”.

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