Accordo tra i membri della Nato per rafforzare il sostegno militare a Kiev con un pacchetto di aiuti da 140 mld e un riequilibrio degli impegni europei, mentre crescono le frizioni con Washington e si moltiplicano gli allarmi sul fronte orientale
Un nuovo pacchetto di aiuti militari per complessivi 140 miliardi di euro nel biennio 2026-2027. È quanto i paesi della Nato si apprestano a garantire all’Ucraina. L’accordo raggiunto a Bruxelles in questi giorni sarà il cuore della dichiarazione finale che i rappresentanti dei 32 Paesi dell’Alleanza adotteranno al termine del vertice dei capi di Stato e di governo in programma il 7 e 8 luglio ad Ankara. Il pacchetto prevede uno stanziamento minimo di 70 miliardi di euro all’anno per equipaggiamenti militari, addestramento e sostegno all’Ucraina. Nel conteggio rientrano pure i circa 60 miliardi di euro già stanziati dall’Unione europea fino alla fine del 2027. In pratica, i paesi della Nato dovranno finanziare con risorse nazionali circa 80 miliardi di euro.
Europa più forte nella Nato e spinta agli investimenti
La bozza della dichiarazione finale contiene un chiaro riferimento al rafforzamento del ruolo degli alleati europei, in linea con il principio di «un’Europa più forte in una Nato più forte». Questa decisione rappresenta una risposta potente alle accuse di negligenza e strafottenza rivolte da Donald Trump ai paesi europei negli ultimi anni. Il presidente americano critica da tempo la scarsa partecipazione degli alleati alle spese militari della coalizione e ha espresso numerose critiche sulla mancanza di supporto alla guerra contro l’Iran.
Persino la premier italiana Giorgia Meloni è stata “scaricata” per questi motivi subito dopo il vertice del G7 a Evian. Pubblicamente Trump ha più volte messo in discussione l’utilità della Nato, definendola una “tigre di carta” e lasciando intendere di valutare seriamente l’uscita degli Stati Uniti dall’Alleanza. Da ultimo, con una delle sue ormai usuali provocazioni, Trump ha affermato che prenderà parte al summit «solo per rispetto» del presidente turco Recep Tayyip Erdogan: tra aspiranti autocrati ci si intende.
Sono ormai mesi, infine, che il presidente americano minaccia di ritirare le truppe statunitensi dalle basi europee: nei giorni scorsi il segretario alla difesa Usa Pete Hegseth aveva in programma di annunciare un clamoroso taglio alle forze Usa in Europa che è stato bloccato solo grazie all’intervento di Marco Rubio, il consigliere per la sicurezza nazionale, e di altri alti funzionari della Casa Bianca.
La posizione della Nato e il rafforzamento europeo
Ma la realtà sul campo è ormai molto diversa. Proprio ieri il comandante in capo della Nato, il generale statunitense Alex Grynkewich, ha ammesso che «nel giro di poche settimane, gli alleati europei hanno in gran parte colmato le lacune lasciate dai tagli statunitensi al Modello di Forze della Nato».
l cosiddetto “Nato Force Model” è il Piano A dell’alleanza per rendere disponibili le forze dei 32 paesi membri in tempo di pace, crisi o guerra, e definisce le risorse militari a cui i comandanti possono ricorrere in fasi successive nei primi sei mesi di qualsiasi conflitto. In più, dopo il sostanziale stop imposto dall’amministrazione Usa ai nuovi finanziamenti per l’Ucraina, è ormai la Germania a sostenere la quota più consistente del nuovo impegno finanziario per Kiev. «La Germania raddoppierà il suo bilancio della difesa entro quattro anni.
Questo è il più grande sforzo che abbiamo mai fatto per rafforzare le nostre capacità di difesa», ha chiarito proprio ieri il cancelliere tedesco Friedrich Merz rispondendo alle critiche del presidente statunitense che nei giorni aveva definito «ridicolo» il contributo della Germania alla Nato. «Pertanto – ha proseguito Merz riferendosi all’obiettivo di destinare il 5% del Pil alla difesa – non abbiamo nulla da nascondere a nessuno, chiunque analizzi queste cifre dovrebbe rendersene conto: citerò questi dati anche quando ci incontreremo ad Ankara la prossima settimana».
Tensioni sul fronte orientale e rischio escalation
Sul vertice del 7-8 luglio incombono intanto nuovi venti di guerra rispetto ai quali, a dispetto delle apparenze, l’esecutivo americano continua a esercitare le sue responsabilità. Washington ha avvertito Varsavia: la Russia sta pianificando una “provocazione” armata sul suolo polacco per mettere alla prova la risolutezza e le capacità di reazione della Nato. Lo ha scritto ieri il Telegraph, storico quotidiano britannico, rilanciando la notizia riferita dall’entourage del presidente della Polona Karol Nawrocki al portale di informazione polacco Onet.
Secondo l’amministrazione Usa le infrastrutture critiche polacche potrebbero essere prese di mira da missili e droni. Oppure i soldati russi potrebbero attraversare il confine violando il territorio dell’Alleanza. Non si escludono attacchi ibridi e perfino un’incursione armata con il sostegno di forze bielorusse.
La Russia potrebbe presentare la vicenda come un’incursione accidentale in territorio polacco dovuta a un guasto del GPS, oppure come una dubbia missione di salvataggio per recuperare un elicottero in avaria. Dopo aver creato scompiglio, Mosca spera che Washington costringa Varsavia a negoziare, piuttosto che rispondere con la forza. «Non voglio spaventare nessuno, ma i prossimi mesi potrebbero essere davvero critici», avverte il primo ministro polacco Donald Tusk commentando la fuga di notizie. «Queste preoccupazioni sono particolarmente palpabili negli Stati baltici – continua Tusk – ma non dobbiamo avere paura. Ci stiamo preparando a diverse situazioni, non possiamo ignorare questa».
I precedenti in Polonia
In passato la Polonia, che confina con l’exclave russa di Kaliningrad, pesantemente armata, e con la Bielorussia, alleata di Mosca, è stata il primo Paese ad abbattere i droni russi che avevano violato il suo spazio aereo durante un attacco aereo contro l’Ucraina nel settembre 2025.
Sarà anche per questo che proprio ieri il presidente lituano Gitanas Nauseda ha annunciato che la Lituania intende entrare a far parte della deterrenza nucleare della Nato nei confronti della Russia e ha avviato una modifica della Costituzione per eliminare gli attuali vincoli all’eventuale impiego o dispiegamento di armi nucleari sul proprio territorio.
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Dal canto loro, l’esecutivo Ue, che sarà presente ad Ankara con la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, lancia in vista del summit cinque nuovi progetti europei di interesse comune in materia di difesa – droni e sistemi di intercettazione a abbattimento di droni; difesa marittima e dei fondali marini; spazio; difesa aerea e missilistica; rafforzamento della sicurezza lungo il fianco esterno dell’Ue – per aiutare i Paesi dell’Ue a rafforzare le loro capacità militari fondamentali. Lo stanziamento pari a 325 milioni sarà ricavato nell’ambito del programma per l’industria europea della difesa (Edip) da 1,5 miliardi di euro.






























