Il ricercatore trentenne, ritenuto l’amministratore dei canali social del «Movimento 17 ottobre», si avvale della facoltà di non rispondere. La Procura teme che possa proseguire l’attività contestata o fuggire all’estero. La decisione della gip attesa entro domani
Youssef Siher, il ricercatore trentenne fermato nell’inchiesta sui disordini a Milano e ritenuto il creatore dei canali social del «Movimento 17 ottobre», si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti alla gip Tiziana Landoni.
L’interrogatorio si è svolto nel carcere milanese di San Vittore, dove il giovane si trova dopo il fermo del 24 ottobre. La Procura ha chiesto la convalida del provvedimento e la custodia cautelare in carcere, sostenendo che esistano sia il pericolo di fuga sia il rischio che possa continuare a incitare alla rivolta.
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Il fermo e le accuse della Procura di Milano
Siher è indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e per violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Secondo gli inquirenti, sarebbe l’amministratore dei canali social del «Movimento 17 ottobre», creato subito dopo gli scontri che hanno trasformato il centro di Milano in uno scenario di guerriglia urbana.
Il ricercatore, difeso dall’avvocata Yasmina Abu Sharar e vicino agli ambienti ProPal e dell’antagonismo milanese, ha scelto di non rispondere alle domande della giudice. La gip dovrà ora pronunciarsi sulla richiesta avanzata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi, presente all’udienza. La decisione è attesa entro mercoledì 28 ottobre.
I messaggi su Telegram e Instagram
Per la Procura, Siher avrebbe dimostrato di conoscere «gli strumenti informatici idonei a sviluppare la sua strategia rivoluzionaria», anche attraverso comunicati capaci di richiamare nelle piazze «migliaia di persone pronte a tutto».
Al centro dell’inchiesta ci sono i messaggi diffusi su Instagram e su un gruppo Telegram con oltre 11mila iscritti. Secondo i magistrati, quelle comunicazioni sarebbero state «una dichiarazione di guerra continua», deliberatamente diretta a «incutere un profondo timore nella popolazione e a destabilizzare l’ordinario corso della vita civile».
Gli inquirenti descrivono un progetto che ritengono «eversivo», orientato alla «rivoluzione contro l’attuale governo» e al sostegno «alla rivolta». A loro giudizio, il trentenne potrebbe proseguire questa attività facendo leva sul proprio «elevato background culturale» e sulla rete di contatti costruita negli anni. La stessa rete relazionale, secondo i pm, potrebbe consentirgli di fuggire all’estero. Sono questi gli elementi su cui si fonda la richiesta di custodia cautelare in carcere, sulla quale spetta ora alla gip decidere.

































