Lula da Silva conquista il quarto mandato con il 51,79% dei voti. Il partito di Flávio Bolsonaro riconosce la sconfitta, mentre la Borsa di San Paolo perde quasi il 17% e il dollaro vola
Luiz Inácio Lula da Silva conquista per la quarta volta la presidenza del Brasile e firma una rimonta senza precedenti nella storia elettorale del Paese. Dopo aver perso il primo turno, il leader del Partito dei lavoratori supera Flávio Bolsonaro con il 51,79% dei voti contro il 48,21%, conquistando oltre 64 milioni di preferenze. Una vittoria che milioni di sostenitori hanno festeggiato nelle strade di San Paolo e Rio de Janeiro, mentre i mercati finanziari hanno reagito con un’ondata di vendite e il real è precipitato nei confronti del dollaro.
Il partito di Bolsonaro riconosce la vittoria di Lula
Dopo le contestazioni iniziali e la richiesta di annullare il voto, il Partido Liberal ha riconosciuto ufficialmente il risultato proclamato dal Tribunale superiore elettorale. «Riconosciamo il risultato presidenziale proclamato dal Tribunale Superiore Elettorale», si legge nella nota firmata dal presidente del partito, Valdemar Costa Neto, che chiede comunque di chiarire le questioni sollevate attraverso un confronto politico e democratico.
Anche lo sconfitto Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha preso atto dell’impossibilità di ottenere l’annullamento delle elezioni. La polizia federale gli ha intanto imposto la consegna dei passaporti, vietandogli di lasciare il Paese nell’ambito delle indagini che lo riguardano.
Dagli Stati Uniti, Donald Trump ha messo in dubbio la regolarità delle elezioni senza presentare prove di brogli, pur dichiarando di avere buoni rapporti con Lula. La sconfitta di Bolsonaro rappresenta anche una battuta d’arresto per la destra latinoamericana vicina al presidente americano.
La Borsa precipita, il dollaro vola: la reazione dei mercati
La rielezione di Lula ha scatenato forti turbolenze sui mercati brasiliani. La Borsa di San Paolo è arrivata a perdere quasi il 17%, con una sospensione delle contrattazioni, mentre il dollaro è balzato del 12,04% fino a quota 5,597 real. Gli analisti interpretano il movimento come un brusco riposizionamento degli investitori di fronte a un risultato che ha ribaltato le aspettative della vigilia.
Per rassicurare il mondo finanziario, Lula starebbe valutando di affidare il ministero dell’Economia al vicepresidente moderato Geraldo Alckmin. Una scelta che potrebbe rappresentare un segnale di continuità istituzionale e prudenza economica, mentre il nuovo governo dovrà confrontarsi con un Parlamento dominato dalla destra.
La rimonta storica: oltre 64 milioni di voti
La vittoria di Lula segna un primato nella storia democratica brasiliana: mai prima d’ora un candidato alla presidenza era riuscito a conquistare il ballottaggio dopo essere arrivato secondo al primo turno. All’inizio di ottobre Bolsonaro aveva chiuso in vantaggio di circa due milioni di voti, contando anche sul sostegno degli elettori dei candidati di centrodestra esclusi dalla sfida finale.
A ribaltare il risultato è stata una mobilitazione straordinaria. L’astensione è scesa al 19,22% e la campagna del presidente uscente ha puntato sulle piazze, sui movimenti sociali e su una vasta rete di sostenitori online. Lula ha recuperato terreno soprattutto tra gli elettori che non avevano partecipato al primo turno, trasformando una sfida apparentemente compromessa in una vittoria con oltre 4,4 milioni di voti di vantaggio.
Dall’Amazzonia ai diritti sociali, le sfide
Il risultato garantisce continuità alle politiche ambientali di difesa dell’Amazzonia e agli impegni per i diritti delle minoranze, delle comunità indigene e della popolazione Lgbt. Ma governare sarà tutt’altro che semplice. Lula dovrà affrontare un Congresso a maggioranza conservatrice, le tensioni economiche e le promesse sociali avanzate durante la campagna elettorale.
Il presidente, che compirà 81 anni il 27 ottobre, sa anche di dover preparare la propria successione politica. Per il momento, però, prevale la festa. Da Copacabana all’Avenida Paulista, una folla vestita di rosso ha celebrato la vittoria mostrando con le dita la «L», simbolo del leader che molti consideravano ormai appartenente al passato e che invece è riuscito ancora una volta a ribaltare le previsioni.
































