12 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

12 Ago, 2026

La trappola di Golia: così l’Iran sta logorando la potenza militare americana

Teheran

Teheran combina missili e droni, adatta tattiche viste in Ucraina e costringe Washington a consumare intercettori costosi. In una sola giornata gli Usa avrebbero lanciato circa 50 Patriot, per un valore vicino ai 200 milioni di dollari


L’Iran non deve vincere la guerra contro gli Stati Uniti. Deve riuscire a fare qualcosa di molto più semplice: costringerli a combatterla. Perché quando Davide affronta Golia senza illudersi di poterlo abbattere con un solo colpo, la sua arma migliore diventa il tempo. Un missile dopo l’altro, un drone dopo l’altro, Teheran sta trasformando la superiorità militare americana in un costo. E più Washington intercetta, più consuma le armi necessarie per continuare a intercettare.

Il caso più grave si è verificato in Giordania. Per cinque giorni consecutivi, nel mese di luglio, l’Iran ha lanciato ondate di droni e missili contro tre basi che ospitano militari americani. L’obiettivo era mettere sotto pressione i sistemi di difesa, costringere gli Stati Uniti a utilizzare un numero crescente di intercettori Patriot e trovare un varco. Al quinto giorno il varco si è aperto.

Un missile ha colpito alcuni alloggi prefabbricati in una delle basi il 17 luglio, uccidendo tre soldati americani e ferendone più di cento. Il Pentagono ha successivamente riconosciuto che numerosi altri militari erano rimasti feriti e che diversi velivoli erano stati danneggiati durante gli attacchi di quella settimana.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

«Ne abbiamo abbattuti quasi tutti. Uno è passato»

Il segretario di Stato Marco Rubio ha sintetizzato così quanto accaduto. Gli Stati Uniti avevano intercettato quasi tutti i missili, ma uno era riuscito a superare le difese. Il dato militare, però, va oltre il singolo attacco.

Secondo una ricostruzione del New York Times, l’Iran è diventato un avversario più sofisticato, imparando a combinare missili e droni in modo da saturare i sistemi di difesa e rendere più difficile l’intercettazione.

Teheran avrebbe inoltre studiato attentamente la guerra in Ucraina, dove la Russia utilizza combinazioni di missili balistici, missili da crociera e droni per confondere e logorare le difese ucraine.

Seth G. Jones, responsabile del programma Difesa e sicurezza del Center for Strategic and International Studies, osserva che l’Iran sta rendendo molto più complesso il lavoro della difesa aerea proprio grazie alla combinazione di minacce differenti.

Secondo Jones, Teheran ha sostanzialmente adattato tattiche già sperimentate dalla Russia, rendendo più difficile proteggere contemporaneamente le diverse installazioni americane nel Golfo.

Gli Usa hanno già utilizzato oltre 1.500 Patriot

Il problema per Washington è che ogni intercettazione costa e, soprattutto, consuma munizioni che non possono essere sostituite con la stessa velocità. Secondo due fonti informate sui livelli delle scorte, il Pentagono avrebbe già utilizzato più di 1.500 missili intercettori Patriot dall’inizio della guerra e ne avrebbe meno di 1.700 ancora disponibili.

Per dare un ordine di grandezza, gli Stati Uniti hanno prodotto circa 600 intercettori Patriot durante tutto il 2025.

In una sola giornata degli attacchi di luglio, le forze americane schierate in Medio Oriente avrebbero lanciato circa 50 Patriot. Ogni missile costa circa quattro milioni di dollari. Il consumo di una singola giornata sarebbe quindi nell’ordine dei 200 milioni di dollari soltanto per gli intercettori.

Le dichiarazioni del Pentagono

L’8 aprile il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva dichiarato che il programma missilistico iraniano era stato «funzionalmente distrutto». E che missili e lanciatori di Teheran erano ormai ridotti e quasi completamente inefficaci.

Molti arsenali e rampe di lancio iraniani erano effettivamente custoditi in enormi strutture sotterranee che Stati Uniti e Israele avevano bombardato pesantemente durante le prime cinque settimane della guerra.

Ma l’Iran è riuscito a recuperare numerosi siti e a tornare a lanciare missili. La pressione militare ha contribuito anche a paralizzare quasi completamente il traffico nello Stretto di Hormuz e a mantenere sotto minaccia le forze americane presenti nella regione.

La lezione imparata dalla guerra del 2025

Secondo alcuni esperti, Teheran ha cominciato a prepararsi a questa strategia già durante il breve conflitto del giugno 2025.

In dodici giorni, la leadership iraniana avrebbe osservato quanto rapidamente Israele e Stati Uniti fossero costretti a consumare intercettori per neutralizzare raffiche di missili balistici e droni. Da allora la strategia è diventata quella del logoramento. Non necessariamente distruggere le difese avversarie, ma costringerle a sparare abbastanza munizioni da renderle più vulnerabili.

È la logica tipica della guerra asimmetrica. Un avversario militarmente molto più debole cerca un punto nel quale la superiorità tecnologica e finanziaria della superpotenza diventa un costo.

Le basi americane spostate in Giordania

Gli attacchi più letali contro le forze americane hanno preso di mira la base aerea Muwaffaq Salti di Azraq, un’installazione militare giordana utilizzata sempre più intensamente dalla US Air Force.

La base ospita decine di velivoli e diverse migliaia di militari americani. Molti soldati che in precedenza si trovavano in Kuwait, Bahrain, Qatar ed Emirati Arabi Uniti sono stati trasferiti verso installazioni come quella giordana prima e durante la guerra. Più lontane dall’Iran, erano considerate meno vulnerabili agli attacchi con missili balistici e droni. L’offensiva di luglio ha dimostrato che anche la distanza non garantisce sicurezza.

Trump chiede conto delle scorte

Il deterioramento degli arsenali americani è arrivato direttamente sul tavolo del presidente. Alla fine di luglio Trump ha chiesto a Hegseth informazioni sulla diminuzione delle scorte di armamenti.

Il Pentagono continua tuttavia a negare pubblicamente che esista una carenza. Il portavoce Sean Parnell ha definito false le notizie su una scarsità di munizioni americane, sostenendo che parlare di arsenali in difficoltà rischia di incoraggiare i nemici degli Stati Uniti ad attaccare le forze americane. Ma nella regione la percezione del rischio sembra diversa.

Due settimane fa Trump ha annullato nuovi bombardamenti contro l’Iran dopo che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar gli avevano chiesto di privilegiare una soluzione diplomatica.

Secondo un funzionario saudita, il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe avvertito Trump che nuovi attacchi su larga scala avrebbero potuto spingere Teheran a colpire infrastrutture energetiche nel Golfo.

Con le scorte americane di intercettori sotto pressione e l’Iran ormai capace di superare almeno occasionalmente le difese, il pericolo di danni gravi è considerato concreto anche a Riad.

La nuova tattica iraniana contro i caccia Usa

Il cambiamento delle tattiche iraniane non riguarda soltanto le basi terrestri. Ad aprile l’Iran è riuscito ad abbattere un caccia americano F-15E nel sud del Paese utilizzando un missile terra-aria portatile. Pilota e ufficiale addetto ai sistemi d’arma si sono eiettati. Il pilota è stato recuperato rapidamente, mentre il secondo membro dell’equipaggio è rimasto nascosto per quasi due giorni prima di essere salvato dalle forze speciali americane.

Anche in quel caso gli analisti militari americani hanno individuato un adattamento tattico.

Secondo un alto ufficiale, l’Iran avrebbe utilizzato uno sciame di droni nella zona penetrata dagli F-15E. I droni avrebbero fornito ai comandanti iraniani tre informazioni fondamentali per localizzare l’aereo: posizione GPS, velocità e direzione.

L’equipaggio ha riferito che i sistemi difensivi del caccia hanno dato soltanto mezzo secondo di preavviso prima dell’impatto del missile. Poco dopo quell’episodio Trump aveva annunciato una «pausa» nelle operazioni, mentre i militari americani cercavano di adattarsi alle nuove tattiche iraniane.

Un conflitto sempre più difficile da chiudere

Anche durante le tregue, però, l’Iran continua a modificare le proprie modalità operative. L’ingresso degli Houthi yemeniti nel conflitto ha aggiunto un altro fronte e costringe Stati Uniti e alleati a difendersi da attacchi provenienti da direzioni differenti. Il risultato è un campo di battaglia sempre più ampio, nel quale la superiorità militare americana rimane enorme ma è sottoposta a un logoramento continuo.

Gli Stati Uniti dispongono di sistemi di difesa tra i più avanzati al mondo. Ma ogni missile iraniano intercettato consuma una risorsa costosa e relativamente scarsa. Teheran, al contrario, sembra aver costruito parte della propria strategia proprio attorno a questo squilibrio. Non deve battere militarmente gli Stati Uniti. Gli basta rendere ogni giorno più costoso e più difficile difendersi.

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