di Enrico Currò
ROMA (ITALPRESS) – La nitida vittoria di Bursa ha segnato l’avvio della nuova sfida tattica di Roberto Mancini, che ha fatto un bel regalo anche al presidente della Figc, viste le premesse politiche della partita e le critiche per il pessimo primo tempo della batosta romana col Belgio. Stavolta Malagò ha potuto lasciare raggiante lo stadio. Il ct della Nazionale ha invece inguaiato il suo amico Vincenzo Montella, collega della Turchia, che ha addirittura dovuto replicare nella conferenza stampa post partita alla richiesta di dimissioni da parte dei media locali. Per difendere il suo ex compagno di squadra alla Sampdoria, Mancini ha usato un argomento ineccepibile, spiegando che la serata di scarsissima vena dei calciatori turchi è dipesa in larga parte da quella eccellente degli italiani e dalla strategia di gioco azzeccatissima.
Modulo e schemi hanno ricordato per alcuni tratti lo spettacolare ed efficace sistema del 2021, marchio inconfondibile di quel titolo europeo. E’ stato inaugurato un nuovo percorso, fondato ancora sull’offensivismo e sull’egemonia nel palleggio, ma per certi versi ancora più ambizioso e coraggioso. Serviranno certamente dei contrappesi, che andranno cercati e trovati strada facendo.
Intanto l’impressione è ottima e sembra proprio che sia stato trovato il centravanti del futuro: l’interista Pio Esposito, 21 anni, 6 gol in 11 presenze. Le analogie con Euro 2021 sono state evidenti soprattutto nello sviluppo offensivo del 4-3-3 di partenza. Anche in questo caso il numero 10 – allora Lorenzo Insigne, oggi Giacomo Raspadori – si è mosso inizialmente da esterno sinistro, per poi accentrarsi e diventare rifinitore. Se però cinque anni fa il modulo elastico si trasformava durante la fase di possesso palla in un chiarissimo 3-2-5 con Jorginho e Verratti coppia di playmaker e un quintetto allineato in avanti – Chiesa ala destra e da lì verso sinistra Barella, Immobile, Insigne e il terzino Spinazzola autentica ala – ora le posizioni sono più fluide e perciò meno decifrabili dagli avversari.
L’obiettivo base resta la creazione di una forte superiorità numerica nella metà campo altrui, che ha messo in seria difficoltà la Turchia, perché si è concretizzata nella presenza quasi stabile, durante il primo tempo, di addirittura 8 uomini nella porzione di campo turca, a delineare, se lo si vuole sintetizzare in cifre, una sorta di 2-1-4-2-1 sui generis. Dove i fratelli Esposito, volendo seguire la suggestione familiare, sembravano quasi la coppia di punta, nelle fasi più spinte di un offensivismo che si manifestava secondo canoni inediti, anche se in realtà Sebastiano, esterno sinistro teorico come Raspadori a destra, fungeva da rifinitore stretto, leggermente alle spalle di Pio.
Il disegno era il seguente. Di fatto c’erano due soli uomini, i centrali Scalvini e Bastoni comunque a loro agio nell’impostazione, a protezione del portiere Donnarumma. Davanti a loro di qualche metro il centrocampista diga, Tonali, addetto anche all’innesco dell’azione.
Poi la cruciale linea a 4, formata dai due terzini Kayode e Ruggeri, con Frattesi e Fagioli interni di palleggio e di incursione. In mezzo a loro, un po’ più avanzato, il suddetto Raspadori, che partiva da destra per accentrarsi in continuazione e dettare lo scambio stretto rasoterra all’incursore di turno (uno tra Frattesi, Fagioli e Kayode), oppure al centravanti Pio Esposito. Al quale molto spesso si avvicinava, pur rimanendogli per lo più di poco alle spalle in linea con Raspadori, il fratello Sebastiano, l’altro finto esterno nell’assetto di partenza. Questo impatto tattico ha confuso i giocatori turchi, in trafelata chiusura sugli azzurri in sovrannumero, generando tutte le azioni pericolose che hanno portato rapidamente al 3-0. Kayode ala è stato determinante. Nella ripresa c’è stata una correzione obbligata, con l’uscita di Raspadori per un colpo fortuito e l’ingresso di Cambiaghi, esterno più ortodosso di un sistema che, sotto la spinta fiosologica della Turchia, ha virato più verso quel 4-1-4-1 in fase difensiva che era franato contro i palleggiatori belgi.
Stavolta non è accaduto nulla del genere. Gli azzurri, semplicemente, non si erano ancora sistemati secondo le mutate esigenze, quando si sono lasciati cogliere scoperti e hanno permesso a Yilmaz il tocco del gol a porta vuota. Ma Pio Esposito ha subito ripristinato le distanze e ha garantito a Mancini quasi un tempo di ulteriori e graduali sperimentazioni tattiche, ad esempio con l’avanzamento di Frattesi nel tridente d’attacco.
A Saint-Denis, in casa della Francia, le verifiche saranno strutturali, perché è impensabile che di fronte ai formidabili velocisti giocolieri di Zidane, pur in assenza di Mbappé, la Nazionale si possa permettere la stessa presenza massiccia dalle parti del portiere avversario, che oltretutto è il milanista Maignan, certo più efficace del fallace Bayindir. Però la Nations League, ora che ci sono concrete speranze di evitare il quarto posto e di consolidare la testa di serie per le qualificazioni europee, va usata anche per questo: come parametro del valore ad altissimo livello di una squadra votata alla ricerca dell’equilibrio tra difesa e attacco.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).






























