8 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

7 Ago, 2026

Arabia Saudita, Turchia e Pakistan stringono un patto di difesa: storica firma alla Mecca

Il presidente turco Tayyip Erdogan e il principe saudita Mohammed bin Salman

Mohammed bin Salman, Recep Tayyip Erdogan e Shehbaz Sharif firmano un accordo di difesa reciproca dopo quasi un anno di trattative. L’intesa arriva mentre la guerra si allarga nel Golfo e cresce il dubbio sulla tenuta dell’ombrello di sicurezza Usa


Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno firmato oggi venerdì 8, alla Mecca un accordo di difesa comune che impegna i tre Paesi a considerare un attacco armato contro uno di loro, un attacco contro tutti. Il patto riunisce tre tra le maggiori potenze del mondo musulmano sunnita mentre la guerra in Medio Oriente continua ad allargarsi e gli attacchi iraniani hanno raggiunto anche le monarchie petrolifere del Golfo.

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Il «Mecca Joint Defence Agreement» punta, secondo la dichiarazione congiunta, a rafforzare la deterrenza collettiva contro qualsiasi aggressione. Il testo, tuttavia, non specifica quali impegni militari concreti siano stati assunti dai tre Paesi né fino a che punto la clausola di difesa reciproca li obblighi a intervenire militarmente in caso di attacco contro uno degli alleati.

L’accordo arriva mentre l’Iran e i suoi alleati continuano ad attaccare l’Arabia Saudita e altri Stati del Golfo e a colpire le rotte utilizzate per le esportazioni energetiche, dopo l’attacco lanciato il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro Teheran.

«Non è diretto contro un Paese specifico»

Il vicepresidente turco Cevdet Yilmaz ha assicurato che il nuovo accordo non è rivolto contro alcun Paese in particolare. Un funzionario di Ankara ha precisato che si tratta di un’intesa esclusivamente difensiva e che non cancella né modifica gli accordi già sottoscritti dai tre firmatari con altri Stati.

Arabia Saudita, Turchia e Pakistan condividono però una crescente preoccupazione per l’atteggiamento militare sia di Israele sia dell’Iran, mentre gli Stati Uniti, loro storico alleato, faticano a contenere la crisi che ha ormai prodotto conseguenze anche sui mercati energetici mondiali.

Riad ha inoltre voluto escludere la nascita di un nuovo blocco militare. Rayed Krimly, viceministro saudita per la diplomazia pubblica, ha scritto sui social che l’accordo non rappresenta il tentativo di creare «un asse militare».

«Non è neppure collegato ad ambizioni nucleari o a una corsa agli armamenti», ha aggiunto.

Tre potenze del mondo musulmano

Il peso politico e militare dell’intesa è significativo. La Turchia possiede il secondo esercito più grande della Nato. L‘Arabia Saudita custodisce i luoghi più sacri dell’Islam ed è uno dei maggiori esportatori di petrolio al mondo. Il Pakistan è invece l’unico Paese musulmano dotato di armi nucleari.

«Tre degli Stati più influenti del mondo musulmano si riuniscono in un momento di grande incertezza, mostrando una crescente disponibilità delle potenze regionali e medie a coordinarsi più strettamente sulle questioni di sicurezza», ha spiegato a Reuters Abdulaziz Sager, presidente del Gulf Research Center.

Secondo Sager, il nuovo quadro trilaterale potrebbe aumentare «il peso diplomatico e difensivo collettivo» dei tre Paesi e contribuire alla nascita di un sistema di sicurezza regionale sempre meno dipendente dagli attori esterni.

Il nodo dell’arsenale nucleare pakistano

La presenza del Pakistan rende inevitabile anche la questione nucleare. Islamabad aveva già firmato lo scorso anno un patto di mutua difesa con l’Arabia Saudita, ma non è intervenuto militarmente in risposta agli attacchi iraniani contro il regno.

Il governo pakistano ha inoltre cercato di ridimensionare le ipotesi secondo cui la propria deterrenza nucleare potrebbe essere estesa agli alleati. Parlando proprio dell’accordo con Riad, lo scorso anno Islamabad aveva affermato che le armi atomiche «non erano sul tavolo». Pakistan e Turchia hanno invece entrambi espresso il proprio sostegno alla coalizione di difesa marittima annunciata dall’Arabia Saudita per proteggere le rotte commerciali ed energetiche della regione.

La firma alla Mecca dopo un anno di trattative

Il patto è stato firmato alla Mecca dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan e dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif.

L’intesa arriva dopo quasi un anno di negoziati tra i tre governi. L’accordo poggia inoltre su rapporti militari consolidati. Da decenni il Pakistan fornisce addestramento e assistenza tecnica alle forze armate saudite, mentre Turchia e Pakistan già scambiano navi militari e velivoli da addestramento. Riad è anche uno dei principali acquirenti dei droni prodotti dall’industria militare turca.

Il Pakistan ha inoltre dispiegato in Arabia Saudita circa 8 mila militari, insieme a caccia, droni e un sistema di difesa aerea. Islamabad ha contemporaneamente aperto negoziati con il Kuwait per fornire assistenza in cambio di cooperazione energetica e investimenti.

Tre anni di guerre cambiano gli equilibri del Golfo

Il nuovo patto nasce dopo quasi tre anni di conflitti che hanno profondamente modificato gli equilibri del Medio Oriente a partire dall’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.

Israele ha combattuto la guerra a Gaza, invaso il Libano meridionale, conquistato territori in Siria e condotto due campagne aeree contro l’Iran. Teheran, a sua volta, ha colpito Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman, Giordania e Israele.

Turchia e Pakistan, geograficamente ai margini del cuore del conflitto, sono riusciti finora a evitare attacchi diretti di grande portata, ma entrambi temono le conseguenze delle guerre.

Per l’Arabia Saudita la posta in gioco è maggiore. Tre anni di instabilità hanno messo a rischio le esportazioni petrolifere e i programmi di sviluppo del regno. Nello stesso tempo pesano gli interrogativi sulla capacità degli Stati Uniti di continuare a garantire la sicurezza dei propri alleati nel Golfo.

Deterrenza contro Iran e Israele

L’accordo punta a controbilanciare l’egemonia iraniana nella regione e contemporaneamente a costruire una maggiore capacità di deterrenza nei confronti di Israele. Ed impedire un’ulteriore escalation della guerra in Iran.

L’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu non ha voluto commentare l’accordo. Il ministero degli Esteri indiano ha fatto sapere che New Delhi sta seguendo con attenzione gli sviluppi. Dall’Iran non è arrivata alcuna reazione.

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