La premier prepara il tetto del 30% agli studenti stranieri non italofoni e lo stop a burqa e niqab. Vannacci rivendica: «Bene, Giorgia. Adesso i fatti». Mattarella ricorda che la scuola deve «aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere»
Il problema, ormai, non è più capire che cosa pensa Roberto Vannacci. È capire quanto di quello che pensa finirà in Consiglio dei ministri prima delle elezioni. Dopo la proposta Meloni di un tetto del 30% agli studenti stranieri non italofoni per classe, il dibattito politico nel centrodestra si confronta con i sondaggi che tolgono il sonno al centrodestra: l’ultima rilevazione YouTrend assegna a Futuro Nazionale il 7,9%.
Mattarella: «La scuola non alzi barriere»
A rimettere qualche paletto istituzionale ci pensa Sergio Mattarella. Ad Amatrice, inaugurando l’anno scolastico, Mattarella ricorda che «la scuola è la più efficace leva di integrazione» per chi arriva da altri Paesi e per i figli degli immigrati nati in Italia. Poi cita l’articolo 34 della Costituzione: «È aperta a tutti». E aggiunge che deve «aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere», produrre coesione sociale, «unire e non lacerare».

Nessun riferimento diretto al governo. «Un discorso bellissimo», commenta il ministro all’Istruzione Valditara, facendo sorgere dubbi sul suo udito.
Di scuola inclusiva ha parlato anche il presidente della Cei Matteo Zuppi, senza citare la premier o replicare formalmente a Palazzo Chigi. Dice però che «non possiamo accettare che il luogo di nascita» determini le opportunità di apprendimento e che la questione educativa «tocca il cuore della nostra convivenza». Aggiunge che la scuola dovrebbe essere un luogo «in cui nessuno si senta escluso».
Vannacci: «Bene, Giorgia. Adesso i fatti»
Vannacci, invece, Meloni la cita eccome. «Bene, Giorgia. Adesso i fatti». Promozione, ma con annotazione sul registro: queste cose «dovevano arrivare anni fa».
Laura Ravetto, sempre Futuro Nazionale, è ancora più premurosa: sul divieto di burqa nelle scuole «avevamo una nostra risoluzione», dunque «evidentemente piacciamo così tanto alla Meloni che lo fa». E promette che, più cresceranno, più Palazzo Chigi farà cose che loro dicono. Un applauso con rivendicazione di copyright incorporata.
Il pacchetto annunciato dalla premier dovrebbe prevedere il tetto del 30% agli studenti stranieri non italofoni, l’obbligo di imparare l’italiano per alcuni genitori di ragazzi con gravi problemi d’inserimento e il divieto di burqa e niqab a scuola. Il testo però ancora non c’è.
E neppure il contenitore è certo: l’ipotesi circolata ieri è quella di un disegno di legge che potrebbe arrivare già questo giovedì in Consiglio dei ministri. La battaglia politica ha preceduto prudentemente le precisazioni su quali articoli e commi comporranno esattamente la proposta.
Il centrodestra e la quota del 30%
Fratelli d’Italia difende l’impianto. Rampelli ricorda il precedente D’Alema, Filini parla di «classi ghetto», Domenica Spinelli di libertà delle ragazze. La Lega rincara: Silvia Sardone cita 35 plessi milanesi con oltre metà degli iscritti di origine straniera. Forza Italia introduce invece una postilla: Amir Atrous, responsabile Immigrazione a Milano, dice che deve contare l’italiano, non il passaporto. Se una ragazza è cresciuta qui e parla perfettamente la lingua, perché mandarla altrove solo perché la quota è piena?
L’opposizione, prevedibilmente, vede dietro la lavagna la sagoma del generale. Elly Schlein accusa Meloni di rincorrere la «remigrazione di Vannacci». Peppe De Cristofaro, Avs, sintetizza: «Vannacci apre la strada e Meloni lo insegue». Angelo Bonelli parla di campagna elettorale permanente. Barbara Floridia, M5S, domanda cosa succederà agli studenti oltre quota: scuolabus, chilometri, un’altra scuola? Daniela Morfino parla di «capri espiatori» mentre mancano risorse e insegnanti. Italia Viva, con Daniela Sbrollini ed Enrico Borghi, insiste sulla stessa chiave: il governo insegue la destra del generale. Curiosamente.
Ma non devono leggere tanto tra le righe, visto che è esattamente quello che i vannacciani sostengono vantandosene.
Quando le percentuali arrivano nelle scuole
Poi arrivano i territori, dove le percentuali devono trovare un indirizzo. A Prato il sindaco Matteo Biffoni avverte che in diverse scuole dell’infanzia e primarie il tetto sarebbe difficilmente applicabile senza respingere iscrizioni o trasferire bambini altrove. Invita Meloni a venire a vedere: «Non in campagna elettorale, ma come presidente del Consiglio».
È il genere di dettaglio che guasta la semplicità delle percentuali.
L’idea del tetto del 30%, peraltro, non nasce oggi. La circolare Gelmini del 2010 già indicava quella soglia, con deroghe; prima ancora, nel 1999, un regolamento del governo D’Alema prevedeva una distribuzione degli alunni stranieri tale da evitare concentrazioni predominanti. La novità sarebbe rendere il criterio più cogente. Ed è qui che il trenta incontra uno 0,6 meno appariscente.
Skuola.net ha rielaborato i dati ministeriali del 2022/2023: contando tutti gli studenti con cittadinanza non italiana, le classi oltre il 30% sono il 7,6%. Ma il 65,4% di quegli studenti è nato e cresciuto in Italia. Se si considerano soltanto i nati all’estero, cioè la platea nella quale può essere più plausibile una barriera linguistica all’ingresso, le classi oltre soglia scendono allo 0,6%.
Non significa che tutti i nati all’estero abbiano difficoltà con l’italiano, né che tutti i nati qui non ne abbiano. Significa però che tra “straniero” e “non italofono” corre una differenza consistente.
Il burqa e il «velo di modello mariano»
C’è poi la questione del burqa, su cui è intervenuto l’imam Nader Akkad della Grande Moschea di Roma, forse destando qualche sorpresa e non solo a destra: burqa e niqab, spiega, non sono precetti coranici, inoltre il niqab non è raccomandato a scuola e può essere d’impedimento. Meglio però il dialogo con le famiglie, con gli imam disponibili a fare da mediatori. Poi il dettaglio quasi perfetto: nella tradizione islamica il velo raccomandato, dice, è «di modello mariano», con il volto scoperto.
Parole che dimostrano come in questo dibattito, al momento molto ideologico, andrebbe coinvolto anche chi, dentro la stessa fede e cultura presa di mira, prende le distanze dagli eccessi della radicalizzazione.
Ne verrebbe fuori una visione meno caricaturale e più inclusiva della cultura, che aiuterebbe a ribadire che la scuola è una cosa seria.
































