30 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

29 Lug, 2026

Iran, dopo gli attacchi alla base Usa scende in campo anche l’Arabia Saudita

Dopo l’attacco iraniano alla base Usa in Giordania arriva la risposta di Stati Uniti e Arabia Saudita contro le milizie filo-Iran in Iraq


«Li prenderemo a calci nel c*lo», «li colpiremo duramente», «prenderanno una bella lezione». Ha voluto essere il più chiaro possibile il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il raid iraniano sulla base aerea americana di Muwaffaq Salti, in Giordania, non gli è andato proprio giù, e ha promesso vendetta. Il ciclo di attacchi reciproci sembra quindi essersi messo di nuovo in movimento. Si, perché ai raid americano è quasi certo che giungerà una nuova risposta iraniana, e così via. Ma riavvolgiamo il nastro, perché sono tanti gli eventi di ieri.

Il nuovo ciclo di escalation, avviato dall’Iran, è iniziato intorno alla mezzanotte di martedì, quando i Pasdaran hanno lanciato un attacco missilistico contro la principale installazione americana in Giordania, usando tra i 5 e i 6 missili balistici, secondo il Comando Centrale americano tutti intercettati (ma video pubblicati online sembrano confermare almeno un impatto).

Nel comunicato pubblicato in mattinata, i Pasdaran hanno inoltre evidenziato di aver sparato contro tre navi che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz. Fermandone il transito.

La risposta americana e saudita contro le milizie filo-iraniane

Sempre ieri, però, l’Arabia Saudita ha fatto seguito alle sue promesse di rappresaglia contro il presunto lancio di droni da parte delle milizie irachene contro le installazioni petrolifere saudite (attacchi rivendicati invece dagli Houthi dello Yemen).

Nella notte, diversi strike aerei condotti dall’Aeronautica americana e saudita hanno preso di mira diverse strutture legate alle Forze Popolari di Mobilitazione (Pmf). Il raggruppamento di milizie sciite filo-iraniane da Riyadh accusate di aver colpito le infrastrutture del regno di casa Saud.

«Il Comando Centrale degli Stati Uniti e le Forze Armate dell’Arabia Saudita hanno condotto attacchi di precisione in Iraq contro terroristi alleati dell’Iran che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche aveva incaricato di attaccare le forze statunitensi e le infrastrutture energetiche saudite».

Il bilancio parla di oltre 20 morti e più di trenta feriti. Tra i quali anche 5 membri delle Forze Qods iraniane, in Iraq con il ruolo di “addestratori”.

Baghdad condanna i raid e richiama alla stabilità

Il governo presieduto dal nuovo Primo ministro Ali al-Zaidi (che ha rimandato la visita prevista per oggi in Arabia Saudita) ha tenuto d’urgenza una riunione del Consiglio di Sicurezza nazionale, al termine del quale Baghdad ha condannato e denunciato «l’attacco» di Stati Uniti e Arabia Saudita, che hanno fatto morti e feriti tra «iracheni innocenti».

Il governo ha inoltre invocato «tutte le parti ad astenersi da azioni che potrebbero aggravare la situazione di instabilità nella regione». Oltre che «compromettere» gli obiettivi dell’esecutivo.

È stato inoltre approvato un «piano per la sicurezza per rafforzare il controllo in tutto il Paese, affrontare qualsiasi violazione della sovranità dell’Iraq e impedire l’uso del territorio iracheno per minacciare gli Stati vicini».

La minaccia di vendetta delle milizie filo-iraniane

Le milizie del Pmf, invece, hanno nuovamente smentito di essere state gli autori degli attacchi all’Arabia Saudita, ma hanno altresì promesso una vendetta condizionata. Concedendo alle «autorità governative» fino al «23 di Safar [il 7 agosto, ndr] per vedere cosa intendono fare». Avvertendo però che comunque «la nostra risposta al nemico americano è inevitabile e potrebbe colpire i suoi strumenti in Arabia Saudita qualora le circostanze lo richiedessero».

Mentre la guerra aperta torna a incombere, secondo quanto riferito dalla Cnn il capo del Comando Centrale Brad Cooper avrebbe comunicato ai soldati americani dispiegati in Medio Oriente di non condividere online video girati con i telefoni cellulari. Nella comunicazione, Cooper afferma che i filmati girati con i telefoni cellulari e condivisi online e sui media hanno consentito all’Iran di valutare «quasi in tempo reale» se i suoi attacchi abbiano avuto successo.

Il nodo degli stretti e la pressione sull’energia

Arriviamo quindi al tema degli stretti, vero cruccio dell’attuale crisi energetica. Secondo quanto riferito ieri a Reuters da fonti regionali gli Houthi yemeniti starebbero valutando la possibilità di imporre pedaggi alle navi commerciali che transitano attraverso Bab el Mandeb, in entrata e uscita dal Mar Rosso. L’obiettivo di una tale mossa, secondo le fonti, sarebbe quello di normalizzare la pratica di imporre tariffe sulle vie navigabili internazionali. Così da aumentare la pressione sugli Stati Uniti, mentre le navi cinesi sarebbero esentate da tali tariffe.

LEGGI L’Iran mirava ad attaccare anche l’Ucraina

Restando in tema di stretti, avrebbe ricevuto un secco rifiuto la proposta omanita presentata all’Iran con il beneplacito dei Paesi del Golfo. Essa prevedeva l’istituzione di un meccanismo regionale congiunto per la gestione condivisa di Hormuz, introducendo tariffe di transito su base volontaria per le navi commerciali.

Un piano finalizzato a togliere all’Iran il controllo esclusivo sulla via navigabile che si ispirava al modello di gestione internazionale dello Stretto di Malacca. Teheran pretende invece di controllare tutto il traffico in entrata e una parte di quello in uscita. Distanze più ampie non poteva esistere, nel frattempo, la crisi continua.

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