Trump proroga la tregua tra Israele e Libano e prova a riaprire il dialogo. Secondo Cnn, le forze armate americane si stanno preparando. Hegseth: Il blocco navale Usa contro l’Iran continuerà “finché serve”
Gli Stati Uniti puntano a riaprire i negoziati e mandano Witkoff e Kushner in Pakistan. È attesa una delegazione iraniana guidata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ma resta incerto se Washington e Teheran abbiano davvero raggiunto un accordo per sedersi al tavolo. Dal Pentagono arriva la minaccia netta: senza accordo, colpiremo di nuovo. “La Marina americana manterrà il blocco delle navi e dei porti iraniani per tutto il tempo necessario”, ribadisce il segretario alla Difesa Pete Hegseth. L’obiettivo è costringere l’Iran a tornare al tavolo e accettare un’intesa.
Teheran, però, pone una condizione opposta: la revoca del blocco prima di riaprire i negoziati.
Trump proroga di tre settimane la tregua Israele-Libano. Intanto secondo Cnn, le forze armate americane si stanno preparando a colpire le difese iraniane nello Stretto nel caso finisse il cessate il fuoco. L’obiettivo è mantenere aperta una via. Secondo Axios, i Pasdaran avrebbero posizionato nuove mine nello stretto.
Anche l’Italia si prepara: la Difesa valuta l’invio di una fregata, due cacciamine e una nave logistica, ma solo in presenza di tre condizioni: tregua, mandato internazionale e via libera del Parlamento.
Negoziati, emissari Usa verso Islamabad
La Casa Bianca accelera sul fronte diplomatico. Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi a Islamabad per incontrare i negoziatori iraniani. Il Pakistan si conferma snodo centrale della mediazione, mentre da Teheran arrivano segnali di apertura su nuove proposte trasmesse dai vertici militari pachistani. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è in viaggio nella regione: dopo Islamabad visiterà Muscat e Mosca per proseguire i contatti.
Sul fronte interno iraniano emergono tensioni. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf avrebbe lasciato la guida dei negoziati con Washington per disaccordi interni. Possibile l’ascesa dell’ala più dura rappresentata da Saeed Jalili.
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Pentagono: “Accordo o attacchi“
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth non si tiene, come sempre: «L’Iran ha la possibilità di fare un buon accordo», ma in caso contrario «siamo pronti a colpire di nuovo». Hegseth conferma che il blocco dei porti iraniani proseguirà “per tutto il tempo necessario” e attacca gli alleati europei: «Hanno beneficiato per anni della nostra protezione, il tempo di approfittarne è finito».
Tregua prorogata di tre settimane
Trump ha deciso di estendere il cessate il fuoco tra Israele e Libano per altre tre settimane. Alla riunione nello Studio Ovale hanno partecipato rappresentanti di entrambi i Paesi, ma non Hezbollah. Trump si è detto fiducioso su una possibile pace tra Israele e Libano, parlando di «grande opportunità». L’ambasciatore israeliano a Washington ha evocato la possibilità di «liberare il Libano» da Hezbollah, mentre la rappresentante libanese ha parlato di un «momento storico».
Hezbollah non ha commentato l’annuncio. Nessuna reazione ufficiale neanche da Benjamin Netanyahu e dal presidente libanese Joseph Aoun.
Raid e risposte sul terreno
Nonostante la tregua, nella notte si sono registrati attacchi mirati. L’esercito israeliano ha colpito due lanciarazzi nel sud del Libano: uno aveva già sparato verso il nord di Israele, l’altro era pronto all’uso. Secondo le regole del cessate il fuoco, Israele può agire per autodifesa ma non condurre operazioni offensive su larga scala.
La tenuta della tregua dipende dalla capacità del Libano di contenere Hezbollah, che mantiene un controllo di fatto su ampie aree del sud del Paese. È questo il punto cruciale per qualsiasi accordo duraturo: senza un ridimensionamento della milizia filo-iraniana, la stabilità resta precaria.
Chi era Amal Khalil, la giornalista uccisa in Libano
Amal Khalil, reporter del quotidiano Al-Akhbar, era conosciuta per il suo coraggio dopo anni passati a raccontare i conflitti nel sud del Paese. È stata uccisa in un raid israeliano nel villaggio di Tayri, mentre cercava riparo con una collega dopo un primo attacco. Secondo fonti libanesi, una seconda esplosione ha colpito l’edificio in cui si trovavano.

La fotoreporter Zeinab Faraj è rimasta ferita ma è stata salvata. Le autorità libanesi e organizzazioni internazionali per la tutela dei giornalisti parlano di violazione della tregua e di attacco contro civili e operatori dell’informazione. L’esercito israeliano sostiene invece di aver colpito obiettivi legati a Hezbollah e ha aperto un’indagine sull’accaduto.
Le scorte Usa sotto pressione
La guerra con l’Iran pesa anche sul piano militare-industriale. Secondo il New York Times, le scorte americane di missili e armamenti avanzati si sono ridotte in modo significativo. Tra i dati emersi: oltre mille missili da crociera utilizzati, centinaia di intercettori Patriot e armi di precisione, con costi e tempi di ricostituzione elevati. Intanto emergono stime sempre più pesanti sul costo del conflitto con l’Iran: tra i 28 e i 35 miliardi di dollari, quasi un miliardo al giorno secondo due centri indipendenti. La Casa Bianca continua a non fornire cifre ufficiali.
Per contenere il caro energia, intanto Trump ha prorogato per 90 giorni la sospensione del Jones Act, facilitando il trasporto interno di petrolio negli Stati Uniti. Una misura per arginare gli effetti della guerra sui prezzi.
Atomica? Trump: “Non la lanceremo”
Il presidente Trump, che su Truth aveva minacciato di eliminare l’intera civiltà dell’Iran, giovedì nello Studio Ovale, a domanda diretta di un giornalista, ha escluso l’uso di una bomba nucleare.
«Perché dovrei usare un’arma nucleare quando li abbiamo già completamente, in modo molto convenzionale, devastati senza ricorrervi», ha detto Trump. «No, non la userei. Un’arma nucleare non dovrebbe mai essere usata da nessuno».
Ricompensa Usa per leader sciita
Gli Stati Uniti offrono fino a 10 milioni di dollari per informazioni su un leader di una milizia sciita irachena legata a Teheran, accusata di attacchi contro civili e obiettivi americani in Iraq e Siria. Il programma “Ricompense per la giustizia” del Dipartimento di Stato americano accusa Hashim Finyan Rahim al-Saraji di essere il leader di Kata’ib Sayyid al-Shuhada (Kss), definendola un gruppo terroristico. L’annuncio è pubblicato sul profilo X dello stesso programma (‘Rewards for Justice’): “I membri del Kss hanno ucciso civili iracheni e attaccato sedi diplomatiche statunitensi in Iraq, basi e personale militare statunitense in Iraq e Siria”.
Help stop the violence and attacks against U.S. diplomatic facilities and innocent civilians in Iraq.
— Rewards for Justice (@RFJ_USA) April 23, 2026
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L’Europa chiede un accordo più ampio
L’Unione europea spinge per un negoziato più completo. L’alta rappresentante Kaja Kallas avverte che un accordo limitato al nucleare rischia di essere debole: «Serve includere anche il programma missilistico», ha detto, sottolineando la disponibilità europea a contribuire ai negoziati.
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Hormuz e i negoziati
Mentre in Libano si tenta di congelare il conflitto, la tensione tra Stati Uniti e Iran resta nello Stretto di Hormuz. Dall’inizio del blocco, il 13 aprile, le forze Usa hanno costretto 34 navi mercantili a invertire la rotta. Trump ieri ha alzato ulteriormente i toni, ordinando alla Marina americana di «sparare e affondare» qualsiasi imbarcazione impegnata a posare mine nello stretto.



































