Il presidente della Figc si assume la responsabilità della scelta: Roberto Mancini torna ct dell’Italia dopo tre anni, Claudio Ranieri sarà il nuovo direttore tecnico del Club Italia. Sullo sfondo il caso Pirlo e le dimissioni di Maldini e Leonardo
A volte se ne vanno. Ma a volte ritornano. Sarà Roberto Mancini il nuovo ct della Nazionale italiana di calcio: a soli tre anni dalle sue dimissioni, dopo qualche giorno di trambusto, l’ha deciso Giovanni Malagò.
«Mi assumo io la responsabilità», ha detto il presidente della Federcalcio all’uscita da un Consiglio federale fra i più attesi degli ultimi anni, dopo essersi preso anche la responsabilità, il giorno prima, di dire no a Pirlo, candidato dell’ex direttore tecnico Paolo Maldini.
Maldini si è dimesso e serviva un altro dt. La scelta è caduta su Ranieri: la responsabilità, tanto per cambiare, se la prende sempre re Giovanni, il quale, a capo della Federcalcio da poco più di un mese dopo essere stato presidente del Coni per 12 anni, è riuscito in un paio di giorni a fare più rumore sulla Nazionale – pardon, sul «Club Italia» – di quanto sia riuscito a fare in otto anni il suo predecessore Gabriele Gravina.
Una Nazionale di campioni fuori dal campo
Niente di più simile alla politica, fra accordi e disaccordi, voltafaccia e dimissioni, se non fosse che i protagonisti di queste giornate, messi tutti insieme e tolta una ventina o una trentina d’anni a testa, potrebbero formare una squadra di calcio spaventosamente forte, da Pirlo a Maldini, da Leonardo a Mancini stesso.
Segno che tutti i nomi scelti di volta in volta da Malagò, al di là del merito, sono stati prima di tutto calciatori di lusso. E se l’Italia che si sveglia quando gioca la Nazionale faticherebbe a memorizzare, da giocatori, Lippi o Bearzot – tanto per citare due ct campioni del mondo –, chi sia Maldini lo sanno anche le mogli. E ci si perdoni per una volta lo sciovinismo: stiamo pur sempre parlando di calcio.
Malagò: «Mi assumo io la responsabilità»
«Ho ritenuto che la persona che dovesse diventare ct dell’Italia fosse Roberto Mancini, per una serie di considerazioni di cui mi assumo la responsabilità», dice dunque Malagò.
«Non è venuto meno il concetto di nuova gestione del presidente del Club Italia e di direttore tecnico: mi serviva una persona con cui condividere la scelta. Questa persona è Claudio Ranieri: sarà lui a ricoprire questo ruolo, ha già parlato con Mancini, sta arrivando dalla Calabria. Domani alle 18 saranno presentati ufficialmente, sia lui sia Mancini».
Il ritorno di Mancini dopo tre anni
Roberto Mancini. Il «nuovo» tecnico azzurro se n’era andato tre anni fa. Un anno prima gli Azzurri, da lui guidati, avevano mancato la qualificazione al Mondiale, sconfitti in casa dalla Macedonia del Nord.
Una brutta giornata, di quelle che normalmente giustificano dimissioni o esonero di un ct, ma lui era rimasto al suo posto per un anno, probabilmente forte anche dell’aver conquistato, nel 2021, l’Europeo di calcio, brillante exploit curriculare in anni di vacche magrissime per la nostra Nazionale.
Poi, nell’agosto 2023, Mancini decide di andarsene in Arabia Saudita: fra silenzi e amarezze salta all’occhio il contratto da 25 milioni di euro netti, stretto fra Roberto e la Nazionale di quelle parti.
Gli italiani perdonano? Sì e no. Malagò? Sì, anche perché Mancini si è già scusato: «Il suo addio nel 2023? Il suo passato è stato tenuto in considerazione. È evidente che siano state fatte delle valutazioni e le scuse già fatte da Roberto sono state importanti».
Perché allora non sceglierlo subito, evitando la crisi del giorno prima su Pirlo? «Perché qualsiasi nome avessi avuto in mente subito dopo le elezioni Figc, ero rispettoso del ruolo che avevano in mente per il Club Italia».
Il caso Pirlo e la sponsorizzazione con Fonbet
Nella conferenza di ieri pomeriggio Malagò dà anche spiegazioni sull’affaire relativo a Pirlo, che fino a lunedì mattina si diceva sarebbe stato il nuovo ct. Poi niente: la versione più diffusa spiega il voltafaccia con il fatto che l’ex calciatore fosse in affari con una piattaforma di scommesse russa, tutte cose mal viste sul piano politico e soprattutto dell’immagine.
«Sicuramente non ero al corrente io – e così sembra anche Maldini e Leonardo – di questa collaborazione con Fonbet, che esisteva dal luglio del ’25», ha spiegato il presidente.
La scoperta «ha rappresentato qualcosa che ha fatto riflettere. Però questa è la storia e mi assumo ogni responsabilità di aver fermato l’iter di Pirlo da ct».
L’importante, secondo Malagò, è aver agito «in totale trasparenza», rispedendo al mittente i presunti attriti con Maldini e Leonardo dopo aver bloccato la candidatura di Pirlo.
Le dimissioni di Maldini e Leonardo
Anche perché poi Maldini e Leonardo si sono dimessi, dopo solo 17 giorni di collaborazione con la Federcalcio.
«Mi dispiace deludervi, non c’è stato alcun tipo di conflitto o polemica, nemmeno rabbia. Forse dispiacere, quello sì. Ma c’è stata assoluta e serena consensualità sul fatto che le strade con il dt e l’advisor si separassero. Anche il documento sottoscritto da parte mia con Leonardo e Maldini parla di questo concetto».
Saltato l’ex allenatore di Juve e Sampdoria, però, non sono stati presentati altri nomi dai due manager.
«Con loro avevamo tracciato solo un profilo di allenatore, non c’erano stati altri nomi», prosegue il presidente della Figc.
Rimpianti? Nessuno. «Se tornassi indietro, non posso che ringraziare Maldini e Leonardo – conclude sulla vicenda –. Ho passato più tempo al telefono con loro che con chiunque altro nelle ultime due settimane. Sono stati dei signori, schietti e sinceri su quella che era una loro valutazione. Ma anche da parte mia la posizione è stata schietta».
Mancini e Ranieri per ricostruire l’Italia
Che virata: tre se ne vanno, arrivano in due. Oggi ci sarà la conferenza stampa di presentazione ufficiale.
Sulla qualità tecnica della scelta parleranno i risultati. Parlando di emozioni, l’emotività e la capacità – ma anche la volontà – di Roberto Mancini di emozionare sono sempre state paragonabili, forse volutamente, a quelle di un brodo di pollo tiepido.
Più brioso, in questo senso, sir Claudio Ranieri, uno che da allenatore ha vinto nel 2016 il campionato più importante del mondo, la Premier League, alla guida di una squadra praticamente sconosciuta, il Leicester, una outsider totale la cui vittoria del campionato era quotata all’inizio dell’anno 5.000 a 1.
Ridaranno vita a una Nazionale agonizzante? La responsabilità se la prende Giovanni Malagò il quale, romano com’è, non si sottrae a un fattore critico assai incandescente a Roma e dintorni: mettere pace fra un romanista e un laziale.

































