20 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

19 Lug, 2026

I cento volti di una magnifica ossessione

Ritratto olio su tela, (cm 60 x 80), 1921, Gian Emanuele detto Gaele Covelli, Stilo (RC), Palazzo Comunale

Il giornalista calabrese Sorgiovanni Errigo ha raccolto in un libro le immagini, i bozzetti, i quadri con le raffigurazioni di Campanella sparsi nel mondo


Il ragazzino che origlia dietro la porta, durante le lezioni al piccolo convento domenicano di Stilo. Il pensatore libero rinchiuso ventisette anni nelle carceri napoletane. Il filosofo alla Corte di Francia che predice il futuro al delfino, beato nelle braccia della madre, regina e moglie di Luigi XIII. Quante vite e quanti ritratti.

Tommaso Campanella è uomo prestante, con fascino e presenza: oggi si chiama standing. E questa è la storia di una magnifica ossessione nata intorno alla sua figura. Un giornalista calabrese, Francesco Sorgiovanni Errigo lo riporta ai giorni nostri con più di cento raffigurazioni, dai quadri ai bozzetti, recuperati in giro per il mondo.

Il libro “Tommaso Campanella, Iconografia di un Filosofo” non poteva che essere pubblicato dalla Città del Sole Edizioni. Il segno, e anche il sogno, di un magnifico trasporto per un pensatore a cui sono intitolati i licei, piazze e vie in tutta Italia, il Palazzo della Regione Calabria a Reggio. Troppo poco, si potrebbe dire: anche se una novità c’è, e ne parleremo più avanti. Fu Luigi Firpo, cittadino onorario di Stilo, che amò e studiò così tanto Campanella da alimentare una collezione privata, a pubblicare un libro sullo stesso argomento nel 1964: ma oggi, grazie al digitale, il catalogo è molto più vasto.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DI MIMÌ

Un sospettato per definizione

Un sospettato per definizione. Torniamo per un attimo allo Stilese e ai tormenti del suo tempo. Il suo è un pensiero ribelle. Non è un uomo che sta fermo, di cervello e movimento. Un fuoriclasse irrequieto e perfino scostante.

Statua in bronzo, (altezza cm 210), 1923, Ernesto Gazzeri, Stilo (RC), piazza San Francesco

Un sospettato per definizione, processato per eresia dall’Inquisizione. Nasce nel 1568, nella sua vita di bambino c’è Stilo. Ma anche Stignano ne rivendica i natali, forte di una decisione ministeriale del 1968. Nel paese oggi famoso per il suo castello, location di tanti film, la famiglia del filosofo si trasferì per qualche anno, per via dell’acqua buona che serviva al padre, conciatore di mestiere. Da parte sua, Stilo ricorda le parole di Campanella. “Patria mea”, scrive il filosofo in molte delle sue opere, e così la definisce, rispondendo ai giudici che lo processano. Beghe di paese centenarie.

Campanella entra giovanissimo fra i frati dominicani, poi lascia il borgo lontano dal mondo ma impregnato di storia, tuttora dominato dalla splendida Cattolica, la bomboniera bizantina che sta a pagina 9 del passaporto italiano, troppo spesso colpevolmente chiusa al pubblico.

E qui ci compare Sorgiovanni ragazzino, che anima un piccolo giornale parrocchiale che si chiama “Parliamone insieme” e stampa grazie al ciclostile del parroco guide turistiche artigianali da offrire ai visitatori. A Stilo è nata l’utopia del Filosofo.

«Statura alta e denti rari»

“Statura alta e denti rari”. Non esistono molti ritratti del Campanella giovane. Il pittore calabrese Andrea Valere ne ha firmato uno su commissione del Consiglio regionale della Calabria e ha lavorato di fantasia. Sull’aspetto fisico di Campanella nell’età di mezzo, un anonimo cronista, nel 1599, scrive che lo Stilese era “tenuto per literato e di vivace ingegno, d’età d’anni trentacinque in circa, di statura alta, faccia pallida, pilo nigro e denti rari”.

Campanella in prigione – Olio su cartone, 1850, Charles Raymond Chabrillac, Pisa, Collezione
privata.

Campanella viaggia, è un magnete che attira altri pensatori, visita città come Napoli, Roma, Venezia. È quasi naturale che venga ritratto, che la sua figura non passi inosservata. Allora erano disegni e quadri, oggi sono selfie. I suoi arrivi sono annunciati dal passaparola, le immagini resteranno un’estensione del suo pensiero. Il libro si presenta come una lunga galleria di ritratti e rielaborazioni: lo rendono, ancora una volta, immortale.

LEGGI Tutti gli articoli di Giuseppe Smorto

L’utopia dell’uguaglianza

Lo Stilese organizza un complotto anti-spagnolo, viene arrestato. Resiste alla tortura, si finge pazzo per evitare la pena di morte e scrive la sua opera più bella: “La Città del Sole” è l’utopia dell’uguaglianza, la conoscenza distribuita a tutti. Scrive che fede e scienza non sono nemiche. Vuole cambiare la società, il sapere, la religione. Non dubitano della sua follia, a quei tempi idee del genere sono esplosive.

Riacquista la libertà, sente stretta e pericolosa Roma, chiude la sua vita alla Corte di Francia. Fa visita a una nobildonna parigina che lo definisce il più bello fra gli uomini. L’amico interprete gli riferisce in latino la traduzione, e lui commenta: «Davvero questa nobildonna gode di acutissima vista, poiché riesce a scorgere la mia bellezza, che tutta risiede nell’intelletto e nella mente». Una specie di “mind attraction” che finisce raffigurata, perché ogni opera – che sia un quadro o materiali di secondo piano – racconta anche la cornice, lo spirito del tempo.

Questione di metodo

Questione di metodo. Sorgiovanni si concentra sulle immagini, rimanda agli storici, ai biografi la scomposizione e la ricostruzione del pensiero di Campanella, la bibliografia è immensa. Ma legge tutti i verbali dei processi, mette in fila le esposizioni, da Uppsala a Torino. Va a Milano a visitare la mostra sull’iconografia campanelliana presso la Biblioteca di Via Senato e collabora alla redazione del catalogo. Ha un metodo tutto suo, cerca il filosofo attraverso le vie digitali, chiama persone e cerca sponde in tutto il mondo.

Incisione in rame, (cm 10,5 x 14,6), primo stato, Sebastian Furck (1654), Firenze, Biblioteca Nazionale, 15.6.312

«Ho lavorato dieci anni a questo libro, oggi vorrei ringraziare prima di tutto quelli che hanno messo a disposizione i documenti. Un’ossessione che mi è scattata da ragazzo. Nel 1968 Luigi Firpo e altri studiosi arrivarono a Stilo per celebrare il quarto centenario della nascita. Allora capivo poco di quello che dicevano. Ma lui parlò a noi scolari, portati forse per far numero davanti a una lapide commemorativa da scoprire. La semplicità con cui si rivolse a noi giovanissimi mi ha fatto innamorare di questa storia. Crescendo, l’ho rivisto altre volte. Mi regalò un libro con dedica, con i verbali del supplizio di Campanella. Da Firpo a Germana Ernst il passo è stato breve. La studiosa dell’Università di Roma 3 s’innamorò di Stilo: rapporti costanti, per convegni e iniziative varie. Poi conobbi un frate domenicano, Padre Carlo Longo, in cui vedevo tratti dello Stilese. A loro, alla loro memoria, voglio dire grazie».

L’opera conservata a Camini

Un giorno Sorgiovanni entra in una chiesa di Camini, che è un paese da premiare per l’accoglienza al pari della più famosa Riace, un tempo casale di Stilo, e scopre un affresco a due passi dall’altare, in cui sembra comparire il volto del Filosofo. «Un eretico che la chiesa non sopportava. Il domenicano sbattuto giovanissimo al piccolo convento di Altomonte, dove le sue idee sarebbero state chiuse in una cella e rallentate dalla distanza». L’opera conservata a Camini è danneggiata, andrebbe salvata. Nessuno lo sapeva, o se lo sapeva non ne era certo, la notizia sfugge perfino a Google. «Per me Campanella è un nume tutelare: non lo sogno mai, perché mi piace viverlo. Certe volte è come se volessi indossare la sua tonaca – padre Carlo Longo me l’aveva promessa prima di morire – calzare i suoi sandali, nascondermi sotto il cappuccio» confessa Sorgiovanni.

La firma di Francesco Cozza

La firma di Francesco Cozza. Uno dei ritratti più famosi di Tommaso Campanella viene mostrato alla Galleria Leegenhoek di Parigi nel 2016 e appartiene a un collezionista privato. Come sia arrivata lì è un piccolo mistero, era forse di proprietà della famiglia Capialbi. Si sa che la Calabria ha subìto due terremoti devastanti negli ultimi 250 anni, quello del 1783 ha avuto come conseguenza una estesa razzia di opere d’arte.

Dipinto a olio su tela (cm 48 x 63), tra il 1630 e il 1631, Francesco Cozza, Roma, collezione Caetani di Sermoneta

Il quadro, che ne ha ispirato molti altri, è di dimensioni ridotte (43 x 35), viene presentato così: «La qualità stessa della pittura, la verità impressionante, invoca un’attribuzione al giovane Francesco Cozza, probabilmente intorno al 1630 (Campanella è a Roma dal 1626 al 1634). L’artista si è concentrato sulla realizzazione di alcuni dettagli come l’arteria che attraversa la parte superiore della fronte a sinistra o la verruca sulla guancia sinistra, probabilmente resa più discreta. Notiamo anche l’uso del pennello per tracciare i capelli e alcuni peli della barba, che argomentano a favore di un’esecuzione dal vivo, non contraddetta dalle piccole dimensioni dell’opera. Cozza ci dà qui un Campanella con una forte presenza fisica, in cui traspare una volontà di ferro, che può solo catturare l’attenzione dello spettatore. Lo sguardo sembra esprimere una miscela di sfiducia e fatalismo, che non sorprende affatto per chiunque conosca la vita agitata del filosofo».

Immagini come matrici

Ma soprattutto, il ritratto firmato da Cozza è stato fatto dal vero: lui, l’artista, ha avuto lo Stilese davanti, a quanto pare erano anche lontani parenti, oltre che entrambi originari dello stesso luogo. Un ritratto simile (quello più conosciuto), sempre attribuibile all’artista calabro, è conservato nella collezione Caetani di Sermoneta. Sono immagini come matrici, un lievito madre che è servito per centinaia di anni.

La ricerca di Sorgiovanni è calligrafica. La scommessa è quella di mettere insieme la più grande raccolta di immagini di Campanella. Ritratto di faccia, di profilo, con o senza cappuccio. Dal carboncino alle monete, dalla scultura al francobollo. Campanella ha talvolta i capelli in ordine, più spesso increspati, specchio del tormento intellettuale e forse anche delle persecuzioni. Quasi tutti gli artisti convergono su una testa irregolare, quasi sproporzionata, con varie protuberanze. Il naso è pronunciato, fermo lo sguardo.

Ritorno al paese

Ritorno al paese. Eppure tocca chiederlo a Sorgiovanni. Arrivando da Sud, dopo aver superato il tratto di mare in cui furono trovati i Bronzi e contemplato i mosaici dell’antica Kaulon, la sensazione è che Stilo non ricordi a sufficienza il suo più nobile cittadino. C’è la luce abbagliante della jonica, la collina davanti al faro, dove la Storia è passata più recentemente con uno scontro navale fra flotte italiane e britanniche, nel 1940.

Medaglia in oro, (cm 2,8), 1968, autore sconosciuto, Collezioni private

L’autore conferma: è vero, si potrebbe fare molto di più. «Non vedo un rapporto amorevole. Tanti progetti abortiti, tanti soldi spesi invano. La statua in bronzo del Campanella, nella piazza principale di Stilo è corrosa, il piedistallo in granito manifesta segni di cedimento e nessuno interviene. La lapide commemorativa davanti a quella indicata come la casa natale del filosofo continua a perdere le lettere in bronzo dell’iscrizione.

Ma finalmente sta nascendo il Museo, un vecchio sogno. Come è il caso di tanti talenti contemporanei, la Calabria stava stretta al Filosofo, ma è arrivato il momento della restituzione. Un luogo dove si possa studiare Campanella in tutte le sue forme. Una calamita per gli studiosi, per gli appassionati, i turisti». Ed ecco quindi un progetto costato 1,5 milioni di euro per un Museo esperienziale che nascerà nel chiostro di San Giovanni Therestis, nell’area del vecchio convento dei padri Paolotti.

Come ai tempi del ciclostile, ma con una stampa decisamente migliore che ne esalta i colori, il libro di Sorgiovanni si configura allora come una guida, dove ogni opera è accompagnata da una lunga scheda. Con una certezza: le immagini sono molte, l’Idea è una.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA