Completato lo scrutinio delle elezioni israeliane: nessuno raggiunge la maggioranza di 61 parlamentari e si apre la partita delle alleanze. Risultati ufficiali attesi il 4 novembre
Lo scrutinio delle elezioni legislative in Israele è stato completato al 100%, ma il risultato non scioglie lo stallo politico. Il blocco del premier Benjamin Netanyahu conquista 53 seggi alla Knesset, contro i 48 della coalizione del Cambiamento guidata da Gadi Eisenkot.
I partiti arabi ottengono complessivamente 19 seggi e potrebbero diventare determinanti per la formazione del prossimo governo. Il Likud guadagna un seggio rispetto ai precedenti conteggi e sale a 27, confermandosi il primo partito. Seguono Yashar di Eisenkot con 21 seggi e l’alleanza Bennett-Lapid con 12.
La Commissione elettorale ha precisato che i risultati ufficiali saranno proclamati mercoledì 4 novembre, dopo un ulteriore controllo sull’integrità delle operazioni elettorali.
Le prime elezioni in Israele dall’attacco del 7 ottobre si concludono con un pareggio. Contrariamente alle previsioni, la coalizione del primo ministro Benjamin Netanyahu è riuscita ad arrivare prima, ottenendo 53 seggi alla Knesset. I suoi avversari, guidati dall’ex capo di Stato Maggiore dell’Idf Gadi Eisenkot, si sono fermati a soli 48 seggi, in un risultato che ribalta completamente quello previsto dai sondaggi. Ma l’essere arrivati primi non significa molto per l’attuale governo, visto che mancano otto seggi per ottenere la maggioranza in Parlamento.
L’affluenza oltre il 77% e il risultato dei partiti arabi
L’alta affluenza alle urne è uno dei dati più significativi di questa tornata elettorale. Più del 77% degli elettori si è infatti recato a votare, un dato di circa dieci punti più alto rispetto alle legislative del 2021, quando andò alle urne circa il 67% degli aventi diritto. La percepita rilevanza di questo voto, il primo dall’inizio della guerra, ha inciso molto sull’aumento dell’affluenza, così come la spinta propulsiva della nuova formazione guidata da Eisenkot, la quale promette grandi cambiamenti per il Paese.
Le forze politiche che hanno beneficiato maggiormente dall’alta affluenza sono state però quelle rappresentative degli arabi israeliani, che in queste elezioni hanno ottenuto un risultato storico: la lista congiunta dei partiti Hadash, Balad e Ta’al guidata da Yousef Jabareen ha infatti ottenuto 11 seggi, mentre il partito islamista Ra’am di Mansour Abbas è riuscito a eleggere otto parlamentari. Vista la situazione di stallo tra le due principali coalizioni, con 19 seggi complessivi le forze arabe potrebbero dunque giocare un ruolo fondamentale nella creazione del nuovo governo israeliano.
Proprio in risposta a questo risultato inaspettato ieri il Likud di Netanyahu, probabilmente in una mossa disperata per tentare di ribaltare il risultato sfavorevole, ha denunciato brogli da parte delle forze arabe. Il partito ha infatti accusato gli arabi di aver vinto attraverso presunte tangenti, intimidazioni e brogli elettorali, chiedendo un’immediata investigazione da parte delle autorità. Ma al di là delle dichiarazioni dei politici del Likud il risultato è facilmente spiegabile vista la mobilitazione massiccia a cui si è assistito tra gli arabi israeliani.
Il Likud primo partito, ma la maggioranza resta lontana
La situazione post-elezioni, comunque, è tutt’altro che ben definita. Il Likud è primo partito con 27 seggi e guida la prima coalizione alla Knesset ma a meno di incredibili stravolgimenti non formerà un governo, mancando dei 61 parlamentari necessari. La coalizione guidata dal partito Yeshar di Eisenkot, che ha ottenuto da solo 21 seggi, potrebbe invece riuscire ad arrivare alla maggioranza, ma solo se accetterà di includere anche le formazioni arabe con cui ha promesso più volte in campagna elettorale di non allearsi. Un’ipotesi, secondo i media israeliani, non proprio remota.
Tra le tante possibilità potrebbe esserci anche un tentativo da parte del Likud di accordarsi con Eisenkot per formare un governo di unità nazionale, magari lasciando fuori i partiti di estrema destra di Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Una sorta di accordo temporaneo come quello fatto a suo tempo con Benny Gantz. Le probabilità che ciò accada, in verità, sono poche e gli esempi passati non sono proprio incoraggianti, ma è comunque una delle opzioni sul tavolo del premier per poter formare un governo che escluda interamente i partiti arabi.
Un’altra carta che potrebbe giocare Netanyahu è quella dei partiti più a destra nella coalizione di Eisenkot, ovvero Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman e parte dell’alleanza Together co-guidata da Naftali Bennett. Con i loro voti il premier potrebbe riuscire a rimanere al timone, seppur al prezzo di pesanti concessioni politiche ai due leader. Una mossa che potrebbe anche funzionare qualora Lieberman e Bennett dovessero decidere di mettere da parte l’antipatia verso Netanyahu e dovessero considerare peggiore l’ipotesi di un governo con gli arabi.
Le possibili coalizioni per formare il nuovo governo
Tra tutte le possibilità, per ora quella più probabile sembra essere quella di una vasta coalizione guidata da Eisenkot e supportata da Ra’am e le altre liste arabe. Un governo eclettico e probabilmente molto fragile, ma con sufficienti seggi per blindare la Knesset e dare una maggioranza relativamente solida a Eisenkot. In questo caso, la coalizione potrebbe perdere il supporto di Lieberman, il più a destra tra i sostenitori dell’ex capo di Stato Maggiore, ma i seggi guadagnati con i partiti arabi potrebbero ampiamente compensare i 7 persi con l’eventuale addio di Yisrael Beiteinu.
Per il momento, dunque, le strade aperte restano molte. Le possibili combinazioni per formare un governo ci sono nonostante lo stallo cristallizzato dalle urne, anche se nessuna delle ipotesi è semplice o politicamente indolore per i due principali sfidanti. Per questo, servirà probabilmente del tempo per capire da che parte si orienteranno Eisenkot e Netanyahu e quale tipo di manovre hanno in mente i due leader per ottenere la premiership.
L’estrema destra sotto le aspettative
Un ulteriore dato interessante emerso dalle urne, comunque, è quello relativo ai partiti di estrema destra. Sia Bezalel Smotrich che Itamar Ben Gvir hanno infatti ottenuto risultati al di sotto delle aspettative, totalizzando rispettivamente sei e sette seggi. Nel caso di Smotrich si tratta di un calo di un seggio rispetto al 2021, mentre Otzma Yehudit di Ben Gvir è rimasto stabile. Per quest’ultimo rimanere fermo a sette seggi è particolarmente doloroso, visto che il ministro della Sicurezza Nazionale sperava di ottenere qualche seggio in più, magari sottraendoli al suo alleato/avversario Smotrich. Ma l’affluenza straordinaria ha rovinato i piani di Ben Gvir, impedendo al ministro di trasformare in seggi la popolarità di cui gode in questo momento in certi settori della società israeliana.
A conti fatti, dunque, nessuno ha veramente vinto le elezioni legislative in Israele. Il vero vincitore verrà deciso nei corridoi della nuova Knesset e non alle urne, visto che sarà il complesso gioco tra i partiti e i leader a incoronare il prossimo primo ministro. E se così non sarà si tornerà a votare, nel tentativo di sbrogliare l’intricata matassa politica israeliana.






























