Il Likud conquista 24-25 seggi, ma la coalizione del premier si ferma a 50. Le opposizioni arrivano a 52-53, i partiti arabi a 17-18. Nessuno raggiunge quota 61. Affluenza record al 77,7%
Le opposizioni sono avanti, ma Benjamin Netanyahu resiste e il suo Likud resta il primo partito di Israele.
È il risultato, ancora provvisorio, degli exit poll diffusi alla chiusura delle urne nelle prime elezioni dopo il 7 ottobre 2023 e tre anni di guerra. Il blocco dei partiti contrari al premier uscente avrebbe un vantaggio risicato sulla coalizione di destra e ultrareligiosi, ma nessuno dei due schieramenti raggiungerebbe da solo i 61 seggi necessari per governare.
A cambiare gli equilibri potrebbe essere soprattutto il voto degli arabi israeliani, protagonisti di un’affluenza superiore alle attese.
«I risultati preliminari indicano una totale sfiducia nei confronti di Netanyahu e del governo del 7 ottobre. Se questi saranno i risultati definitivi, agirò immediatamente per sostituire il governo Netanyahu».
È la prima reazione di Gadi Eisenkot agli exit poll. L’ex capo di Stato maggiore, che durante la giornata aveva visitato il kibbutz di Nir Oz e il cimitero militare dove è sepolto il figlio Gal, ucciso nella guerra a Gaza, rivendica il risultato del blocco delle opposizioni. Ma per trasformarlo in una maggioranza dovrà affrontare il nodo dei rapporti con i partiti arabi.
Il dato politico è doppio: Netanyahu, che i sondaggi della vigilia davano intorno ai 20 seggi, ne conquisterebbe 24, più di qualsiasi altro partito. Ma l’avanzata del Likud sarebbe avvenuta soprattutto a spese dei suoi alleati, senza ribaltare i rapporti di forza tra i due blocchi. Per Gadi Eisenkot, leader di Yashar, si apre così una partita complessa: i voti per superare Netanyahu potrebbero esserci, ma costruire una maggioranza parlamentare sarà tutt’altra cosa.
Exit poll: 52 seggi alle opposizioni, 50 a Netanyahu e 18 ai partiti arabi
Secondo l’exit poll di Channel 12, il blocco guidato da Eisenkot ottiene 52 seggi, contro i 50 della coalizione di Netanyahu. I partiti arabi ne conquistano complessivamente 18. Il Likud resta il primo partito con 24 deputati, davanti a Yashar, fermo a 22.
Il Likud sarebbe il primo partito con 24-25 deputati, davanti a Yashar di Eisenkot, accreditato di 22-23 seggi. Una distanza minima che lascia aperta la partita per la formazione del governo.
«La notte è ancora lunga», ha dichiarato Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale e alleato di Netanyahu. Il leader dell’estrema destra non ha rivendicato la vittoria né riconosciuto la sconfitta, ma ha espresso la speranza che il blocco del premier uscente riesca a formare un nuovo governo di destra.
Il voto arabo cambia gli equilibri: fino a 18 seggi
Il dato più sorprendente degli exit poll è il risultato dei partiti arabi israeliani, che insieme raggiungerebbero 18 seggi, il massimo storico: 11 alla Lista Unita, che riunisce tre formazioni, e sette a Ra’am di Mansour Abbas. Un risultato superiore alle previsioni della vigilia, favorito da una partecipazione particolarmente elevata nelle comunità arabe e beduine del Negev. Ma questi 18 seggi, potenzialmente decisivi per impedire a Netanyahu di conservare la maggioranza, non sono automaticamente a disposizione di Eisenkot, che finora ha escluso un’alleanza di governo con i partiti arabi.
Mansour Abbas, leader di Ra’am, ha interpretato l’affluenza come il segnale di una trasformazione della società araba israeliana: «Frustrazione e disperazione si sono trasformate in speranza».
Un’apertura arriva da Yair Golan, leader dei Democratici, che rivendica la vittoria delle opposizioni: «Gli israeliani hanno licenziato Netanyahu e il Likud». Golan invita gli altri leader a formare rapidamente un «governo del cambiamento», senza lasciarsi frenare da rivalità personali e calcoli politici. Soprattutto, si dice disponibile a cercare sostegni esterni per raggiungere la maggioranza parlamentare, con un riferimento implicito ai partiti arabi. «Da stasera Israele può respirare. Domani cominciamo a ricostruire».
Affluenza al 77,7%, respinta la richiesta del Likud di prolungare il voto
La giornata elettorale si è chiusa con una partecipazione del 77,7% degli aventi diritto, il dato più alto degli ultimi 25 anni. Durante le votazioni Netanyahu aveva denunciato presunti tentativi di sottrarre voti al suo partito, puntando soprattutto sull’elevata partecipazione degli arabi israeliani. Le autorità elettorali non hanno segnalato irregolarità diffuse.
Il Likud aveva anche chiesto di prolungare l’apertura dei seggi oltre le 22, ma la Commissione elettorale centrale ha respinto la richiesta.
Il dopo voto: settimane di trattative per formare un governo
La distribuzione dei seggi è ancora provvisoria. Gli exit poll israeliani hanno già mostrato in passato margini di errore significativi, soprattutto nelle elezioni più combattute. Lo scrutinio potrà modificare gli equilibri emersi nella notte.
Una volta definiti i risultati, il presidente Isaac Herzog consulterà i partiti e affiderà l’incarico di formare il governo al candidato che riterrà in grado di ottenere una maggioranza. Il mandato potrà durare fino a 42 giorni. Se nessuno riuscirà a costruire una coalizione, Israele potrebbe tornare nuovamente alle urne. I risultati ufficiali saranno pubblicati il 4 novembre.

































