27 Ott, 2026

Siher, la Procura insiste sul carcere. La difesa: «Non ha commesso alcun reato»

Youssef Siher

Il ricercatore trentenne resta a San Vittore in attesa della decisione della gip, prevista entro mercoledì 28 ottobre. I pm contestano il rischio di fuga e di nuove violenze. I legali chiedono la liberazione


La decisione è attesa entro domani mattina. Sarà la giudice per le indagini preliminari di Milano, Tiziana Landoni, a stabilire se convalidare il fermo di Youssef Siher e disporre la custodia cautelare in carcere, come richiesto dalla Procura. Il ricercatore trentenne, accusato di essere la mente del Movimento 17 ottobre, resta a San Vittore dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di oggi, senza rilasciare dichiarazioni spontanee.

I suoi difensori chiedono invece che torni libero, contestando sia la sussistenza dei reati sia le esigenze cautelari indicate dai magistrati. È il primo passaggio giudiziario dell’inchiesta sulle mobilitazioni organizzate dopo gli scontri avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre.

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Il fermo e le accuse sul Movimento 17 ottobre

Siher è stato fermato dalla polizia il 24 ottobre con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Secondo gli investigatori sarebbe stato l’amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre, creato all’indomani delle violenze nel centro di Milano. Attraverso quelle piattaforme avrebbe fornito indicazioni organizzative e sostenuto nuove iniziative di protesta, in particolare quella prevista per il 24 ottobre. La Procura ritiene che abbia avuto un ruolo centrale nel tentativo di coordinare i gruppi intenzionati a replicare gli scontri dei giorni precedenti.

La richiesta della Procura e i rischi contestati

Il provvedimento atteso domani riguarderà due questioni distinte: la convalida del fermo e l’eventuale applicazione di una misura cautelare. La gip dovrà verificare la sussistenza dei presupposti del fermo e valutare gli elementi raccolti dagli inquirenti. Il procuratore Marcello Viola e la pm Francesca Crupi, presente all’udienza di oggi, hanno chiesto la custodia cautelare ritenendo concreti sia il pericolo di fuga sia quello di reiterazione del reato. Per i magistrati, una misura meno restrittiva, come gli arresti domiciliari, non sarebbe sufficiente a scongiurare questi rischi.

La scelta di Siher di non rispondere alle domande della gip ha lasciato il confronto processuale alle argomentazioni dell’accusa e della difesa. Il trentenne, assistito dagli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, non ha fornito una propria ricostruzione dei fatti durante l’interrogatorio nel carcere di San Vittore. Il pronunciamento della giudice, che secondo quanto comunicato oggi sarà depositato e notificato entro la mattinata di domani, definirà la posizione cautelare dell’indagato, senza rappresentare un accertamento definitivo delle sue responsabilità.

I messaggi su Instagram e Telegram al centro dell’inchiesta

Al centro della richiesta della Procura ci sono soprattutto le attività svolte attraverso Instagram e Telegram. Secondo gli inquirenti, Siher avrebbe dimostrato di conoscere gli strumenti informatici necessari a sviluppare una «strategia rivoluzionaria», anche attraverso comunicati capaci di richiamare nelle piazze migliaia di persone. Il gruppo Telegram del movimento avrebbe raccolto oltre 11mila utenti. I messaggi pubblicati sulle piattaforme vengono descritti dai magistrati come una «dichiarazione di guerra continua», finalizzata, secondo l’accusa, a incutere timore nella popolazione e a destabilizzare il normale svolgimento della vita civile.

Nella ricostruzione degli inquirenti, il ruolo del trentenne non si sarebbe limitato alla diffusione di messaggi di protesta. Siher avrebbe offerto un supporto organizzativo, contribuendo alla gestione della rete dei gruppi coinvolti nelle mobilitazioni e rafforzando i propositi di chi intendeva partecipare a nuove azioni violente. La Procura ritiene inoltre che possa continuare a promuovere iniziative analoghe sfruttando le proprie competenze informatiche e i contatti costruiti negli ambienti della mobilitazione filopalestinese e antagonista. Gli stessi rapporti vengono richiamati dagli inquirenti per motivare il rischio che possa lasciare l’Italia.

La difesa: «Nessuna istigazione, nessun terrorismo»

Di segno opposto la posizione dei difensori. Al termine dell’udienza di oggi, Ciccarone e Abu Sharar hanno confermato di aver chiesto il rigetto della richiesta di custodia cautelare e la mancata convalida del fermo. «Non ci sono né gravi indizi di colpevolezza né esigenze cautelari», ha spiegato Ciccarone, precisando che entrambi gli aspetti sono stati contestati davanti alla giudice. La difesa esclude anche il pericolo di fuga e sostiene che le attività attribuite al ricercatore non integrino le fattispecie di reato contestate.

«Lui non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato», hanno dichiarato i legali. Secondo Ciccarone, i messaggi pubblicati sulle piattaforme non avrebbero carattere istigatorio. Gli avvocati hanno contestato anche l’aggravante della finalità terroristica e la configurabilità del reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, entrato in vigore il 23 ottobre. Su quest’ultimo punto, il difensore ha precisato che la contestazione riguarda le condotte attribuite a Siher nei giorni successivi all’introduzione della norma.

Per la difesa, il trentenne avrebbe esercitato libertà e diritti garantiti dalla Costituzione, organizzando iniziative di protesta e manifestando il proprio dissenso. Abu Sharar ha spiegato che il suo assistito è tranquillo e convinto di aver agito legittimamente. Quanto alla scelta di non rispondere alla gip, la legale ha chiarito che si è trattato dell’esercizio di una facoltà processuale. Restano in corso gli approfondimenti investigativi sulle comunicazioni di Siher, compresa una chat WhatsApp, e sui suoi contatti con gli ambienti filopalestinesi e antagonisti.

La prima risposta giudiziaria arriverà dunque con il provvedimento della gip. Se la richiesta della Procura sarà accolta, Siher resterà in carcere. In caso contrario, la giudice potrà disporre la sua liberazione o valutare una misura diversa. L’indagine proseguirà comunque per accertare il ruolo effettivamente svolto dal trentenne nell’organizzazione del Movimento 17 ottobre.

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