A cinque giorni dalle elezioni di metà mandato, Trump chiede di perseguire la democratica Mary Peltola e interviene nella battaglia legale sulla certificazione del voto in Alaska. Al centro dello scontro, due candidati con lo stesso nome del senatore repubblicano uscente
L’Alaska diventa il laboratorio dello scontro elettorale americano. A cinque giorni dalle midterm del 3 novembre, Donald Trump chiede di perseguire penalmente la democratica Mary Peltola e mobilita il Dipartimento di Giustizia per impedire la certificazione di una sua eventuale vittoria al Senato. Al centro, l’inchiesta del New York Times sui candidati reclutati per sottrarre voti al repubblicano Dan Sullivan.
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Il caso dei due Sullivan sulla scheda elettorale
Il caso nasce da un omonimo: Daniel J. Sullivan Jr., insegnante in pensione, compare sulla scheda accanto al senatore Dan S. Sullivan. Il primo è senza partito; il secondo è indicato come repubblicano uscente. Secondo il Times, attraverso messaggi e documenti, collaboratori della campagna Peltola, legali e dirigenti democratici avrebbero favorito l’ingresso di candidati di disturbo per dividere i voti. L’operazione sarebbe stata chiamata internamente «progetto di composizione delle schede».
Secondo Reuters, l’ex responsabile Elisa Rios ha detto che Peltola conosceva l’iniziativa senza parteciparvi direttamente. Il Democratic Senatorial Campaign Committee nega ogni coinvolgimento. Peltola liquida il caso come una distrazione, richiamando il sostegno di Sullivan alla guerra in Iran. L’omonimo nega contatti con i democratici.
Il governatore repubblicano Mike Dunleavy ha ordinato al Dipartimento statale della Pubblica sicurezza di accertare eventuali violazioni di legge. La Divisione elettorale aveva inizialmente escluso Sullivan Jr. per il rischio di confondere gli elettori, ma la Corte suprema dell’Alaska ne ha autorizzato la candidatura. L’indagine non annulla la decisione dei giudici.
Trump porta lo scontro in tribunale
Trump è andato oltre la richiesta di indagini. Dopo averne chiesto l’incriminazione, ha rivendicato di aver ordinato al Dipartimento di Giustizia di agire in tribunale. La causa chiede di bloccare la certificazione se Peltola vincesse e i voti raccolti dall’omonimo Sullivan potessero risultare decisivi, per accertare eventuali confusioni tra gli elettori.
Il ricorso è stato depositato quando il voto era già iniziato. Trump mette in dubbio anche l’insediamento di Peltola in caso di vittoria.
Peltola ne ha chiesto il rigetto; la giudice federale Sharon Gleason ha disposto una trattazione accelerata, rilevando che la Corte suprema statale aveva deciso sulla candidatura mesi prima.
La battaglia sulla certificazione del voto
L’iniziativa divide persino i repubblicani. La senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski ha criticato l’azione federale e lo stesso Stato, guidato da un governatore repubblicano, ne chiede l’archiviazione.
Washington tenta di intervenire sulla certificazione del voto, che la Costituzione affida agli Stati, mentre le autorità locali contestano la pretesa federale. Trump continua intanto a denunciare possibili brogli democratici prima dello scrutinio, subordinando il riconoscimento del risultato alla correttezza delle elezioni. La Casa Bianca invoca la tutela del voto; i critici temono la contestazione della sconfitta.
Perché l’Alaska può decidere il controllo del Senato
Al Senato, i repubblicani dispongono di 53 seggi contro 47: ai democratici servono quattro conquiste nette per ottenere la maggioranza. Per questo la sfida dell’Alaska supera i confini dello Stato. Qui non si discute soltanto di due nomi sulla scheda, ma di chi possa decidere quando un’elezione è valida.






























