23 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

23 Apr, 2026

Calenda: «Politica ostaggio delle lobby dell’energia. Trump e Israele perdenti»

Il leader di Azione Carlo Calenda

Il senatore centrista: «Crisi mai così grave, serve mettere a gara le concessioni idroelettriche scadute. Ma Meloni si è arresa»


Testardamente al centro della politica «perché qui ci hanno messo gli elettori», Carlo Calenda non è «preoccupato» per la bocciatura dell’Italia sui conti pubblici, il vero problema è che «sarà un’ottima scusa per Meloni per non fare i necessari investimenti nella difesa».

La preoccupazione vera è il rischio della più grande crisi energetica nell’epoca moderna. «Per abbassare i costi dell’energia in Italia – dice – è necessario andare contro le grandi aziende». Trump ha perso, i pasdaran hanno vinto e «Israele è su una brutta china».

L’arbitro ha fischiato come dice il ministro Giorgetti. L’Italia non esce dalla procedura d’infrazione perché il rapporto deficit/pil è rimasto sopra il 3 per cento. Quali gli effetti collaterali?

«L’unica conseguenza concreta è che la premier Meloni potrà accampare tutte le scuse possibili per non aumentare le spese per la Difesa come invece abbiamo promesso in Europa e in ambito Nato. Per il contesto di crisi attuale essere dentro o fuori la procedura in realtà cambia poco. Adesso vediamo cosa dirà Bruxelles quando si dovrà pronunciare a giugno con “le previsioni di primavera” (il quadro economico-finanziario dell’Unione, ndr). Sarà rilevante capire quali margini ci lasciano visto che lo scostamento è pari allo 0,1% (circa 2 miliardi, ndr). Io, ad esempio, fossi al governo, chiederei di poter accedere ugualmente al fondo europeo Safe istituito per sostenere i singoli paesi nell’esigenza di riarmarsi per sostenere la Difesa europea. Dovremo comunque fare uno scostamento di bilancio per la manovra ’26-’27 e nessuno in Parlamento a questo punto vorrà fare debito per sostenere la Difesa. Rimanere sotto procedura fornisce al governo un alibi perfetto».

Coincidenza canaglia: lei e Giuseppe Conte siete usciti insieme con le vostre fatiche letterarie: “Difendere la libertà” è il titolo del suo saggio; “Primavera” quello di Conte. Vi siete messi d’accordo?

«Direi proprio di no (risata, ndr). E comunque si tratta di due libri molto diversi. Conte ha consegnato alle stampe un libro che parla di se stesso, della sua vita da quando era bambino compreso il numero di pannolini che usava. Io credo che ameno che tu non sia Winston Churchill un politico non debba scrivere di sè e della propria vita».

Il leader 5 Stelle è in campagna elettorale. E lei?

«Io no perché sono e resto quello che sono sempre stato, il leader di Azione, partito convintamente di centro, né di destra né di sinistra. Io, quindi, non punto alla leadership del centrosinistra, non devo correre per le primarie. Il mio libro cerca di spiegare alle persone la specialissima fase storica che stiamo vivendo. Credo che sia un momento in cui le persone sono confuse e spaventate. Cerco allora di mettere un po’ d’ordine, di andare dietro i fatti per spiegare i fenomeni, faccio anche proposte. Ad esempio credo che siamo, per paradosso, nel momento di più alto tasso di europeismo che abbiano avuto in Europa. È un sentimento e un convincimento che, chi ha incarichi pubblici, ha il dovere di soddisfare dando rappresentanza su dossier cruciali come la Difesa, la politica estera e l’energia. Guai se sprechiamo questo momento-occasione».

Il ministro economico Giorgetti ha fatto capire, commentando i dati di Eurostat, che non potremo fare manovre espansive e che anche la prossima sarà una legge di bilancio severa e senza margini di spesa. Crede che il quando economico-finanziario possa accelerare il voto anticipato?

«No, perché siamo in una situazione di choc energetico talmente violenta e pericolosa che il problema del governo non sarà fare più o meno deficit. Il problema sarà spendere in modo intelligente quello che abbiamo che non è poco. Bruxelles concederà di fare deficit. Il problema non sono i soldi ma come li usi. Insomma, non è il momento di fare una campagna elettorale… ».

Se il campo di gioco è diviso in due, dove si colloca Carlo Calenda? Non dica al centro perchè lì sta solo l’arbitro e lei, con Azione, siete giocatori.

«Ma il gioco non è solo il calcio o il tennis o la pallavolo. Potrebbe essere il golf, ad esempio, o il ciclismo. Noi stiamo e restiamo dove ci hanno messo gli elettori, ovvero in una posizione che non può andare al governo né con la destra di Meloni e Salvini né con la sinistra di Conte».

A che punto siamo con il corteggiamento tra Azione e Forza Italia? Cosa ne pensa delle ultime prese di posizione di Marina Berlusconi?

«Condivido le idee e le opinioni di Marina Berlusconi, sono istanze giuste e vicine alle nostre. Assume posizioni liberali nel senso reale del termine e le vorrebbe meglio interpretate da Forza Italia. Ma tra noi e loro non c’è stato e non c’è alcun corteggiamento. Forza Italia non mollerà mai questa destra perché sono nati insiemeed è incastrata in questo sistema bipolare. Come, del resto, i progressisti del Pd».

A questo punto la domanda è obbligatoria: quale legge elettorale preferirebbe e perchè?

«Va benissimo quella in vigore perché manda in blocco il bipolarismo, anzi, il bipopulismo e questo è a mio avviso fondamentale. Nessuno dei due poli può funzionare perché all’interno, da entrambe le parti, ci sono populisti antieuropei».

Tutte le previsioni economiche-finanziarie mettono l’Italia all’ultimo posto nelle classifiche Ue sulla crescita. Se lei avesse l’opportunità di governare, cosa farebbe per la crescita del Paese e dove troverebbe le risorse?

«È un pacchetto di misure sull’energia che ho già presentato, inutilmente, a Giorgia Meloni, non sono geloso delle mie idee. La prima cosa da fare è mettere a gara le concessioni idroelettriche che sono scadute da anni. Così succede che oggi le concessioni producono a 25 euro/mgw e però vendono a 150 euro. L’idroelettrico copre il 20% del fabbisogno nazionale ed è una fonte prevedibile e costante. Mettendo a gara le concessioni, lo Stato le rinnova se producono non più a 25ma a 60 euro. La differenza dell’incasso delle concessioni viene trasferita all’industria e riusciamo a coprire il 40% del fabbisogno industriale arrivando più o meno al prezzo di Francia e Spagna».

Altro?

«Farei una due diligence sulle concessioni di Enel e Terna per verificare perché ci sono 4 miliardi di costi in più rispetto, ad esempio, alle omologhe di Francia e Spagna. Infine farei riaprire le centrali a carbone di Brindisi e Civitavecchia che insieme all’idroelettrico potrebbero coprire il fabbisogno energetico dell’industria italiana. Ovviamente poi rinnoverei il pacchetto Industria 4.0 così com’era senza gli interventi di Urso».

Sembrano proposte realistiche e utili. Perché non si fanno?

«Le abbiamo proposto a Meloni sette mesi fa ma si è arresa davanti alle pressioni delle lobby dell’energia che sono le piùpotenti del Paese. I veri padroni della politica italiana».

Lei ha schierato Azione sul Si al referendum. Avete perso. Come il governo. Da allora l’esecutivo Meloni deve affrontare una crisi interna a settimana questa settimana sono due, decreto sicurezza e inchiesta 007 oltre al complicatissimo scenario internazionale. Quanto può reggere così?

«Così è sbagliato che regga. La soluzione non è fare nulla ma fare quello che serve anche se di rottura. Forse meglio. La premier se vuole andare avanti deve fare cambiamenti profondi di agenda e nella squadra. La presenza di Urso a quel ministero ad esempio non è giustificata».

Alla Camera è in corso lo showdown sul decreto sicurezza. Cosa ne pensa: un attacco alla Presidenza della Repubblica; una resa di conti interna? Come è possibile approvare un decreto e subito dopo farne un altro che corregge il primo?

«Se ci fosse un disegno dietro mi sentirei, almeno, più rassicurato. Il problema è che non c’è alcun piano. Non sono capaci. Mi sembra decisamente peggio».

La vicenda 007: si profila un altro scandalo dei fondi riservati, 40 anni dopo il caso Malpica.

«Ecco, su questa inchiesta mi chiedo perché ministri e politici abbiano frequentazioni con gente dei servizi segreti. Dovrebbe essere vietato. Invece qui mi pare che tutti parlino con uno o con l’altro. E mi pare che abbiamo un problema serio a livello di gestione della nostra intelligence. E non da oggi».

Si è risolta finalmente la vicenda Di Foggia. La manager nominata alla presidenza Eni ha deciso di rinunciare alla buonuscita da 7 milioni e mezzo garantita da Terna pur sapendo che ne va a guadagnare qualche centinaio l’anno in Eni. Cosa ci dice la partita nomine circa il dna del governo?

«Come le dicevo, i player dei colossi energetici sono i veri padroni della politica. Tra l’altro questi manager superpagati non devono sopportare, spesso, alcun rischio di mercato. Gestiscono la prima variabile per cui un Paese cresce oppure no, cioè l’energia e comandano la politica. Un asse di potere che va azzerato e ricostruito. A cominciare da Arera, l’autorità di controllo che però obbedisce al controllato».

L’uscita di scena di Orban rafforza la Ue?

«Il fronte delle destre populiste e nazionaliste è stato indebolito. Ma il prossimo anno in Francia e in Spagna il rischio è di avere due governi pro Putin».

Spera che Netanyahu perda le prossime elezioni? Nell’interesse di Israele. E del mondo.

«Spero di sì. E che venga anche messo in galera. Ma Israele è molto cambiata, sta cambiando. Ed è una democrazia affacciata su una bruttissima china che tiene in ostaggio anche Trump».

Crede che il popolo Usa abbia compreso la lezione Trump e trovato gli anticorpi dal virus Maga?

«Temo di no. Ha capito la lezione Trump in quanto lo considera squilibrato. Ma il prossimo sarà Jd Vance, la longa manu di Peter Thiel».

Trump è obbligato a chiudere il conflitto a tutti i costi?

«Sì, deve solo trovare la formula più dignitosa perché altrimenti va in recessione tutto il mondo. Dopodichè Trump ha consegnato ai pasdaran il più grande regalo geopolitico che mai si potesse immaginare: lo stretto di Hormuz come arma di ricatto. Noi possiamo convincere Teheran a lasciare Hormuz libero ma sarà sempre e solo nella disponibilità dell’Iran».

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