18 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Mag, 2026

Aldo Moro, un libro per andare oltre la foto ingiallita del martire

Aldo Moro: nel libro di Iannuzzi e Losacco le  idee, le scelte, la politica in un libro che ricostruisce lo statista prima la tragedia


La cronaca del rapimento e dell’assassinio di Moro da parte delle Brigate Rosse, anche nel tempo lungo della storia, ha catalizzato l’attenzione. Mettendo quasi in ombra la vita, il carisma e la dimensione politica di uno statista di rilievo internazionale. È questo l’approccio di fondo del volume firmato a quattro mani da Tino Iannuzzi e Alberto Losacco “Aldo Moro”. Le idee, il metodo, l’eredità (Baldini+Castoldi 2026 – pagg. 292 – euro 20.00). Un libro che intende sottrarre Moro alla prigionia della memoria rituale, alla fotografia ingiallita del martire, per restituirlo alla sua più autentica dimensione politica e umana. Un’operazione non semplice, proprio perché la figura dello statista pugliese continua a vivere, nell’immaginario collettivo, reclusa in quei cinquantacinque giorni del sequestro. Gli autori provano a inquadrare Moro dentro la storia della Repubblica. Nelle sue idee, nella sua cultura giuridica, nella sua concezione della politica come esercizio alto di mediazione e responsabilità.

Da Costituente a Presidente del Consiglio

Ogni capitolo prende in esame un aspetto diverso dell’alto profilo di una personalità poliedrica. Si comincia con il Moro Costituente, che partecipa attivamente alla redazione della Carta Costituzionale. È un giovane trentenne, quando viene eletto in Assemblea Costituente il 2 giugno 1946, su indicazione e spinta di monsignor Giovanni Battista Montini (con il futuro Paolo VI ci fu amicizia vera, sin dai tempi dell’Università e della Fuci, tanto che il papa sarà tra coloro che vivranno in maniera più drammatica il rapimento).

Si prosegue con il Moro cattolico democratico, dalle visioni ampie, sempre in dialogo con la Chiesa ma capace di giudizio autonomo, laico, indipendente dal mondo ecclesiale, con il quale non avrà rotture ma nemmeno se ne lascerà condizionare. Da questo punto di vista, per esempio, fanno testo le sue posizioni moderate durante i due referendum su divorzio e aborto. Pur essendo personalmente contrario al divorzio, durante la campagna referendaria mantenne un profilo più defilato rispetto alla linea intransigente del segretario della DC Amintore Fanfani.

Nel dicembre 1975, invece, da Presidente del Consiglio Moro dichiarò la neutralità del governo di fronte alle proposte di legge per la legalizzazione dell’aborto, lasciando che il Parlamento decidesse in autonomia. Iannuzzi e Losacco costruiscono una narrazione che non indulge alla commemorazione sentimentale, preferendo l’analisi del pensiero moroteo nei suoi molteplici piani.

Casini: “Fermezza e ascolto”

La prefazione di Pier Ferdinando Casini funge da chiave interpretativa dell’intero lavoro. Casini insiste sulla “centralità della persona” come asse profondo della riflessione morotea e individua nella mitezza il tratto distintivo di una leadership capace di tenere insieme fermezza e ascolto. È un concetto che ritorna continuamente nelle pagine successive e che gli autori sviluppano con accuratezza: Moro non come uomo del compromesso al ribasso, ma come costruttore di sintesi alte, convinto che la politica dovesse servire a ricucire le fratture del Paese e non ad alimentarle. Il volume ricostruisce accuratamente la vasta formazione culturale di Moro.

Le pagine dedicate agli anni universitari e agli studi di Filosofia del diritto mostrano quanto profonda fosse la radice teorica della sua azione pubblica. La lezione di Jacques Maritain, il personalismo cristiano, il rapporto tra individuo e comunità, la critica allo Stato etico fascista: tutto viene raccontato con chiarezza, senza appesantimenti accademici. Ne emerge il ritratto di un intellettuale prima ancora che di un dirigente politico, di un uomo che considerava il diritto uno strumento per custodire la dignità della persona. Iannuzzi e Losacco evitano la tentazione dell’agiografia di un uomo di partito che seppe non essere mai prigioniero delle correnti, cattolico rigoroso e insieme profondamente laico.

Moro e il Mezzogiorno

Il libro acquista ulteriore forza quando affronta il rapporto di Moro con il Mezzogiorno. Qui si sente in particolare la sensibilità di Tino Iannuzzi, uomo del Sud e conoscitore delle dinamiche meridionali. Moro viene raccontato come un meridionalista moderno, lontano dall’assistenzialismo, convinto che lo sviluppo del Sud dovesse fondarsi su infrastrutture, cultura, università, legalità e visione mediterranea. È un’idea di Mezzogiorno che appare ancora oggi sorprendentemente attuale.

Anche la parte dedicata alla politica estera evita gli stereotipi e restituisce la finezza diplomatica dello statista pugliese. Moro emerge come europeista convinto, fedele all’Alleanza Atlantica ma capace di difendere l’autonomia strategica dell’Italia, soprattutto nel delicato rapporto con il mondo arabo e con il Mediterraneo. Per il timore di spoilerare, solitamente si omette il finale dei libri, ma in questo caso il volume si chiude in maniera magistrale, ricordando un particolare storico poco noto. Sandro Pertini, eletto Presidente della Repubblica, nel discorso di insediamento del 9 luglio 1978 innanzi al Parlamento riunito in seduta comune, disse esplicitamente che al suo posto avrebbe dovuto esserci Moro: «Ed alla nostra mente si presenta la dolorosa immagine di un amico a noi tanto caro, di un uomo onesto, di un politico dal forte ingegno e dalla vasta cultura. Aldo Moro.

Quale vuoto ha lasciato nel suo partito ed in questa Assemblea! Se non fosse stato crudelmente assassinato, lui, non io, parlerebbe oggi da questo seggio a voi».

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