24 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Mag, 2026

Oltre il pregiudizio: così l’omosessualità ispira arte e movimenti

Sono numerosi gli artisti che, nel corso del tempo, si sono lasciati ispirare dall’omosessualità: così la pittura, la scultura, la fotografia e anche la musica si sono trasformate in potenti veicoli di un messaggio che va oltre il pregiudizio e le differenze


L’arte contro il tabù, oltre il pregiudizio degli stolti, contro la lettera scarlatta che marchia le diversità fino a farne una colpa, un vizio. Accade così che lo scandalo sia dietro l’angolo ma non nello sguardo di chi attraverso le opere d’arte dà vita a una narrazione senza veli. Non sono pochi gli artisti che scavalcando gli steccati, si sono misurati con la raffigurazione dell’omosessualità, in alcuni casi giocando d’anticipo sulle trasformazioni sociali. Sono pittori, scultori, illustratori che hanno scelto come soggetto per alcuni dei loro capolavori, l’amore libero tra persone dello stesso sesso o identità di genere fluide, come si direbbe oggi con un termine che rimbalza dai social alle cronache, dai media ai romanzi.

Opere esplicite o criptate

Gli sguardi di questi artisti – compresi quelli degli anonimi autori di antichi affreschi e non solo – hanno cercato di carpire i segreti, le passioni, i turbamenti, i non detti, l’intimità, le pulsioni, le paure, i gesti, i codici amorosi ed erotici di uomini e donne che la narrazione comune e linguistica mette insieme sotto il cappello dell’omosessualità. Opere esplicite o criptate a seconda delle epoche per scansare le forbici della morale e della censura. Opere che a distanza di tempo sono state battute all’asta con cifre da capogiro.

I capolavori battuti all’asta

È accaduto con “Dos desnudos en el bosque” (Due nudi nel bosco), un dipinto del 1939 di Frida Kahlo. Battuto da Christie’s a New York il 12 maggio 2016, ha raggiunto la cifra record di 8 milioni di dollari. All’epoca, il prezzo più alto mai pagato per un’opera dell’artista messicana. Il dipinto raffigura l’incontro tra due donne in una foresta, spiate da una scimmia simbolo del peccato. L’opera, che allude all’ambivalenza sessuale di Frida, è un omaggio all’attrice, anche lei messicana, Dolores del Rio.

Nell’antichità

L’inizio di questa storia ci porta indietro nel tempo quando – come si racconta – nell’antica Grecia, così come a Roma, l’omosessualità non era un tabù e non era ancora un identificatore sociale. Greci e romani vivevano la sessualità e l’etica ad essa legata in modo diverso rispetto ad oggi. E lo facevano anche nelle sue rappresentazioni artistiche. Ed è così che Antinoo, giovane amante dell’imperatore Adriano, viene indicato anche come la prima icona gay della storia.

La prima icona gay

Morto misteriosamente nel Nilo nel 130 d.C., il giovane greco originario della Bitinia dopo la morte fu divinizzato da Adriano. La tragedia della scomparsa prematura diede vita ad una produzione artistica senza precedenti e il volto di Antinoo divenne un modello di bellezza eterna. Celebrato in innumerevoli statue e busti è considerato da alcuni come il simbolo visivo dell’amore omoerotico nell’arte.

In Egitto

Nell’antico Egitto ritroviamo un affresco che ha fatto molto rumore. Raffigura Khnumhotep e Niankhkhnum. I due uomini ritratti sono considerati da alcuni egittologi come la prima coppia omosessuale maschile documentata della storia. Le pitture murarie della loro tomba – scoperta nel 1964 dall’egittologo Ahmed Moussaa Saqqara – li mostrano in atteggiamenti di intimità. Per i più sono una unione di fatto, per altri (in minoranza) una coppia di fratelli.

Le altre culture

Tracce di questa storia che incrocia arte e omosessualità, si trovano anche nelle narrazioni intorno alla tomba dei tori dell’etrusca Tarquinia e alla tomba del tuffatore di Paestum. C’è poi la “Coppa Warren”: calice in argento di epoca romana (I secolo d.C.) diventata celebre pure perché raffigura due esplicite scene omoerotiche maschili. Acquisita nel 1999 dal British Museum di Londra, il capolavoro artistico è considerato una delle testimonianze più dirette dell’arte erotica e della sessualità nel mondo antico.

Solomon e il riferimento a Saffo

Dipinto molti secoli dopo, ci parla ancora dell’antica Grecia “Saffo ed Erinna in un giardino a Mitilene”. Realizzato nel 1864 è uno dei più celebri dipinti del pittore britannico, Simeon Solomon. L’acquarello conservato alla Tate di Londra, raffigura l’abbraccio tra la poetessa greca Saffo e la sua giovane discepola Erinna sull’isola di Lesbo. Qui, all’interno di circoli culturali dedicati alle Muse e ad Afrodite le donne potevano esprimere liberamente il proprio amore e desiderio omosessuale.

Il caso Solomon

Il tema non è casuale per un pittore come Solomon. Nel 1873 la sua carriera viene interrotta: arrestato in un bagno pubblico di Londra e accusato di atti osceni omosessuali e tentata sodomia viene condannato a scontare diciotto mesi di lavori forzati in prigione. La pena viene poi derubricata a libertà vigilata ma le peripezie per lui non finiscono. Muore nel 1905 tra povertà e abusi di alcol.

Toulouse-Lautrec

Andiamo nella Francia della Belle Époque con Henri de Toulouse-Lautrec e la sua serie saffica: corpus di opere che ritrae l’amore tra donne nei bordelli parigini. Il pittore che per dirla con Gemma Granati riesce a mettere su tela «picchi di umanità sconvenientemente bella», dà vita a questa serie diventata celebre come le sue ballerine di can-can protagoniste di altri dipinti. Si tratta di “Il bacio”, “Il bacio a letto” e “A letto”. Quest’ultima tela realizzata intorno al 1892 e oggi conservata presso il museo d’Orsay di Parigi, raffigura due ragazze: illuminate dalla luce del mattino sono colte nell’atto di svegliarsi mentre i loro sguardi sembrano rivelare una passione intensa e profonda.

Courbet

Lo scandaloso “Il Sonno” (Le Sommeil, noto anche come Les Dormeuses, Les Deux Amies o Paresse et Luxure) è un dipinto di genere erotico del pittore francese Gustave Courbet. Un olio su tela datato 1866 in cui è raffigurata una scena di lesbismo. L’opera è stata ispirata dalla poesia di Charles Baudelaire: “Delphine et Hippolyte” da “I fiori del male” . Come per altre opere di Courbet, anche questo dipinto non ha avuto l’autorizzazione a venire mostrato in pubblico per un lungo periodo. La clandestinità dura fino al 1988, fatta salva una prima visione nel 1882 per iniziativa di un rivenditore che costa all’audace espositore un rapporto di polizia.

Lo scandalo artistico

Di certo, Courbet non è nuovo allo scandalo. Basti pensare al celebre “L’origine del mondo”. Definita l’opera più scandalosa del XIX secolo è una una tela di circa 46×55 centimetri con la vulva in primo piano e senza filtri. Il quadro datato 1866 che ha fatto parte della raccolta dello psicanalista Jacques Lacan, è rimasto pressoché inaccessibile al grande pubblico fino al 1995, quando è stato esposto al Musée D’Orsay dove ancora oggi si trova. Lo stesso anno di produzione lo accomuna a “Il Sonno”.

Rodinche

Ed è sempre Baudelaire l’ispiratore di alcune opere dello scultore Auguste Rodinche ha immortalato l’intimità tra donne in diverse opere. Rodin ha scolpito alcuni gruppi scultorei (spesso in marmo e bronzo) con due o più figure femminili nude intente in abbracci appassionati, effusioni e pose di abbandono. Tra queste: “Donne Dannate”, “Saffo” e le “Baccanti Abbracciate”.

Andy Warhol

Dietro la serie “Ladies and Gentlemen” (1975) di Andy Warhol si nasconde la sua chiave di lettura della dualità di genere. Si tratta di uno dei progetti più significativi e poco conosciuti dell’artista americano, nome di punta della Pop Art. Composta da 250 ritratti di drag queen (artista uomo o persona non binaria che crea un’identità femminile esagerata attraverso il trucco, parrucche e costumi teatrali) e donne trans afroamericane e latine di New York. Questa serie viene resa pubblica in un momento storico in cui l’interesse per l’argomento stava via via crescendo. Alcuni dei soggetti ritratti sono figure di primo piano dei moti di Stonewall del 1969: le storiche sollevazioni che diedero vita alla nascita del Movimento di liberazione gay. Tra loro la celebre attivista Marsha P. Johnson.

Keith Haring

In questa storia non mancano i famosi omini e i simboli a loro legati presenti in alcune delle più provocatorie opere di Keith Haring: artista geniale molto attivo nell’ambito dell’emancipazione degli omosessuali e nella lotta all’Aids. Per il logo del Heritage of Pride – l’organizzazione non-profit che organizza gli eventi ufficiali del Pride di New York nel mese di giugno, in commemorazione dei moti di Stonewall – Haring mette i simboli del genere binario come teste dei suoi iconici omini, e li incrocia. Il gioco è fatto e il messaggio pure.

Il Gay Liberation Monument

E sempre a proposito della rivolta del giugno del 1969 considerata simbolicamente il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo, ecco il “Gay Liberation Monument”. Creato nel 1980, fa parte dello Stonewall National Monument e porta la firma dell’americano George Segal. Il gruppo scultoreo raffigura due coppie a grandezza naturale realizzate in bronzo e dipinte di bianco. Una coppia (due uomini) è in piedi, l’altra (due donne) è seduta.

David Hockney

Le opere di David Hockney, invece, non hanno solo infranto i tabù dell’epoca già nei primi anni ’60, quando in Inghilterra le relazioni omosessuali erano ancora illegali, ma hanno ridefinito la rappresentazione dell’intimità maschile. Basti pensare a “Domestic Scene” (1963): due uomini intenti a fare la doccia insieme in un’atmosfera intima. O ancora, “Portrait of an Artist” con protagonisti due uomini: uno vestito di tutto punto in piedi a bordo piscina e un altro, in costume nuota sott’acqua. Scene di ordinaria vita quotidiana condivisa. A testimoniare di quanto il racconto che mette insieme arte e omosessualità sia complesso e ricco di sfaccettature e capolavori ci hanno pensato nel tempo saggi, articoli, approfondimenti e mostre. Basti ricordarne due tra le più importanti. Ieri e oggi.

Il “maricon” spagnolo

“La mirada del otro. Escenarios para la diferencia” (Lo sguardo dell’altro. Scenari per una differenza) era il titolo di una grande esposizione del 2017 al Prado di Madrid nata in concomitanza con il Pride di quell’anno. L’itinerario comprendeva trenta opere della raccolta permanente che hanno a che fare col tema dell’omosessualità: dall’antichità fino all’Ottocento. Nell’ultima sezione – “Altri sguardi” – venne incluso il cosiddetto Maricón de la tía Gila di Francisco Goya: un uomo dall’aspetto deforme da cui deriverebbe l’uso dell’appellativo “maricón” affibbiato in spregio agli omosessuali. Mentre, nella sezione “Amare come gli dèi” sugli amori omosessuali degli divinità della mitologia, sono soprattutto i dipinti di Rubens (Il ratto di Ganimede, La morte di Giacinto, Diana e Callisto) a indagare sulle relazioni gay e lesbiche dei protagonisti delle favole antiche.

La mostra in Svizzera

Lasciamo la Spagna e andiamo in Svizzera. Resta aperta al pubblico fino al prossimo 2 agosto 2026 al Kunstmuseum di Basilea la mostra “I primi omosessuali. La nascita delle nuove identità, 1869-1939”. Attraverso circa cento opere, tra dipinti, fotografie, sculture e lavori su carta, l’esposizione intende ricostruire il modo in cui nuove visioni di sessualità, genere e identità si siano sviluppate a partire dal 1869, anno in cui il termine omosessuale comparve per la prima volta in forma scritta.

Il mito e le sue narrazioni

Ma prima, prima di tutto questo c’è come sempre il mito con le sue narrazioni. Una riguarda Ganimede diventato soggetto di diverse opere d’arte. Giovane principe dei Troiani, viene descritto da Omero come il più bello di tutti i mortali del suo tempo. Secondo le varie versioni della stessa leggenda, della sua bellezza si invaghirono sia il re di Creta Minosse sia Tantalo ed Eos, e anche Zeus il re degli dèi. Ma del mito Ganimede e del suo magnetismo restarono stregati anche pittori e scultori tra gli altri Buonarroti, Cellini e Rubens che raffigura Zeus, trasformatosi in aquila, afferrare il giovane pastore troiano per portarlo sull’Olimpo. Ancora storie di quadri e sculture, generi, mitologie e corpi, simboli e segni, colori e forme, luci e ombre, giudizi e pregiudizi, leggende, narrazioni e opere d’arte.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA