La consulenza medico-legale indica la compressione del corpo durante l’immobilizzazione tra le concause della morte del 42enne. Le frasi degli agenti registrate dalla bodycam, le scuse di uno dei poliziotti e la nuova denuncia della famiglia. Sotto esame anche le chiamate al 118 e l’assegnazione del codice verde
La famiglia denuncia, un agente si scusa. Le pesantissime frasi pronunciate dai poliziotti durante l’arresto di Abderrahim Fakir hanno provocato, in poche ore, una reazione deflagrante che investe una vicenda dai contorni già drammatici.
L’uomo perse la vita a Bologna, il 19 luglio scorso, mentre due agenti lo stavano arrestando: sul caso è stato aperto dalla Procura un fascicolo che ipotizza il reato di omicidio colposo.
I due agenti e quattro operatori della Croce Rossa sono iscritti nel registro delle annotazioni preliminari: i Pm dovranno decidere entro il 19 novembre se archiviare l’inchiesta o trasformarla in un procedimento penale al di fuori del cosiddetto “scudo penale”, quel provvedimento normativo che limita la circostanza di reato nel caso sussista la legittima difesa o l’adempimento di un dovere.
Le frasi della bodycam e la nuova denuncia della famiglia
Ma la perizia medica ordinata dalla Procura e consegnata martedì, al di là delle conclusioni di tipo tecnico, contiene un elemento che ha a dir poco scombussolato un procedimento di per sé già complicato.
Nel documento erano infatti riportate delle frasi pronunciate dagli agenti e registrate dalla videocamera indossata da uno di loro. «È schiattato», si sente dire, e poi «Cazzo me ne frega» e ancora «Se schiatta ci divertiamo», si sente dire dai poliziotti dopo il concitato arresto, durante il soccorso di Fakir che intanto era inerte, dopo essere stato a fatica immobilizzato.
Secondo la famiglia dell’uomo, che aveva 42 anni ed era di origine marocchina, quelle frasi indicherebbero quantomeno una dolosa mancanza di attenzione.
L’avvocato Fabio Anselmo, che assiste i suoi parenti, avrebbe presentato una nuova nota di denuncia intesa a ipotizzare altri reati oltre a quelli già delineati nel fascicolo della procura. Anselmo è entrato anche nel merito della perizia consegnata martedì. Manifestando l’intenzione di «depositare la relazione del nostro consulente di parte, il professor Vittorio Fineschi, che evidenzia i numerosi e grossolani errori nella consulenza tecnica dei pubblici ministeri».
Secondo la perizia, lo schiacciamento del corpo di Abderrahim Fakir durante l’intervento della polizia sarebbe stata una concausa della sua morte. I periti, nella relazione, indicano anche tra i fattori determinanti della morte anche l’assunzione di cocaina e la situazione generale dell’uomo, che era cardiopatico.
Le scuse dell’agente: «Frasi inaccettabili»
Intanto, uno dei due agenti ha deciso di scusarsi.
«Voglio scusarmi con la famiglia di Abderrahim Fakir e con il mio corpo di appartenenza per le frasi inaccettabili che ho pronunciato», ha dichiarato il poliziotto tramite il suo difensore, l’avvocato Gabriele Bordoni, che ha aggiunto. Quelle scuse il mio cliente «le fece già due mesi addietro, parlandone con me come difensore, quando emersero quelle frasi dall’ascolto della body-cam.
Erano espressioni frutto della concitazione, della stanchezza e della grande emozione per quello che aveva vissuto, trattandosi di un ragazzo molto giovane. Ciò non toglie che non si addicano ad un servitore dello Stato e che impongano quelle scuse che ora vengono doverosamente ribadite pubblicamente».
I soccorsi, le chiamate al 118 e il codice verde
E invece i soccorsi? Furono adeguati? Tempestivi? Nella relazione medico legale se ne parla, riportando il contenuto delle chiamate fra gli agenti e il 118. Prima chiamata alle 12.13, da parte della volante che era appena arrivata: prima della colluttazione quindi. Nella descrizione degli agenti l’uomo era «molto agitato» e presentava tagli sulle braccia: tre minuti dopo si richiede l’intervento di un’ambulanza.
Ma in quel momento, fu loro risposto, le ambulanze erano tutte occupate. A questa chiamata ne seguirono altre, ma all’intervento era stato dato dalla centrale un “codice verde” che, secondo la consulenza medico legale, non sarebbe appropriato. Di fatto, come si vede anche nei video allegati alla relazione, l’intervento dei medici è successivo all’immobilizzazione dell’uomo da parte delle forze dell’ordine.
«Come Regione Emilia-Romagna abbiamo immediatamente attivato un audit interno e una verifica rispetto a quello che è accaduto», ha detto ieri il presidente della Regione, Michele de Pascale:
«Davanti a un caso come questo tutti, a prescindere da quelle che saranno le valutazioni della magistratura, devono chiedersi cosa si poteva fare di più e di meglio».






























