Due senatori repubblicani hanno diffuso i primi messaggi presi dall’iPhone governativo dell’ex direttore del Niaid. Nel gennaio 2021 Fauci discuteva con altri funzionari sanitari dei possibili rischi della vaccinazione in gravidanza. Un rischio teorico con i dati disponibili allora limitati
Due senatori repubblicani hanno reso pubblici alcuni messaggi inviati nel gennaio 2021 da Anthony Fauci e altri alti funzionari sanitari americani, nei quali si discuteva della sicurezza dei vaccini anti-Covid durante la gravidanza e della possibilità teorica che la forte risposta infiammatoria e la febbre dopo la seconda dose potessero essere associate a un rischio di aborto spontaneo nel primo trimestre.
I messaggi fanno parte di un archivio molto più ampio recuperato da una copia dell’iPhone governativo utilizzato dall’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. Secondo i senatori, il telefono contiene oltre 34 mila messaggi e 522 voicemail.
A pubblicare una prima parte del materiale sono stati i senatori repubblicani Ron Johnson, del Wisconsin, e Rand Paul, del Kentucky, che guidano le indagini parlamentari sull’operato di Fauci durante la pandemia. Loro a capo della caccia a Fauci, che negli anni del Covid ha dovuto prendere certamente, decisioni difficili. E sulle stesse, davanti alla commissione, si è avvalso del quinto emendamento. Nonostante la grazia che Biden gli ha concesso, ogni parola potrebbe ritorcersi contro di lui.
Per il momento sono stati diffusi gli screenshot di 11 messaggi risalenti al periodo in cui Fauci dirigeva il Niaid.
Per il momento sono stati diffusi gli screenshot di 11 messaggi risalenti al periodo in cui Fauci dirigeva il Niaid.
La domanda di Murthy e la risposta di Fauci
Uno degli scambi risale al 25 gennaio 2021. Vivek Murthy, allora componente del gruppo di consulenti Covid del presidente Joe Biden, chiede se ci sono rischi particolari per le donne incinte e se Fauci sia a conoscenza di «dati o ragioni teoriche» per preferire la vaccinazione all’inizio oppure nelle fasi più avanzate della gravidanza.
Fauci risponde inizialmente che non esistono «dati né ragioni teoriche per ritenere preferibile vaccinare all’inizio piuttosto che più avanti nella gravidanza».
Subito dopo aggiunge però un’osservazione sulla seconda dose:
«Dal momento che molte persone hanno una significativa tempesta di citochine e febbre dopo la seconda dose, questo potrebbe teoricamente essere associato a un aborto spontaneo nel primo trimestre».
Rochelle Walensky, allora direttrice dei Centers for Disease Control and Prevention, risponde: «Sicuramente un buon punto, soprattutto dopo la seconda dose».
Fauci si riferisce dunque a un rischio teorico discusso quando i dati disponibili sulla vaccinazione delle donne incinte erano ancora limitati.

Il secondo scambio: «Valutare rischi e benefici»
La conversazione prosegue il giorno successivo. Fauci osserva che, nel caso di un vaccino con pochi dati relativi alla gravidanza, fosse necessario procedere con cautela. «Bisogna valutare i potenziali rischi rispetto ai benefici», scrive, sottolineando contemporaneamente che un’infezione da Covid poteva essere particolarmente grave durante la gravidanza.
Le donne incinte non erano state incluse nei trial clinici iniziali dei vaccini contro il coronavirus. Fauci ricorda però nello stesso scambio che, dopo l’autorizzazione all’uso di emergenza, erano già state vaccinate più di 10 mila donne in gravidanza e che fino a quel momento «non sono emersi problemi».
È un passaggio importante per ricostruire il contesto dell’intera conversazione: mentre veniva discussa un’ipotesi teorica relativa alla febbre e alla risposta infiammatoria dopo la seconda dose, stavano contemporaneamente arrivando i primi dati reali sulle donne incinte vaccinate.
Le dichiarazioni pubbliche successive
Johnson e Paul hanno affiancato ai messaggi privati una serie di dichiarazioni pubbliche rilasciate nei mesi successivi da Fauci e da altri esponenti dell’amministrazione Biden, sostenendo che il pubblico avrebbe dovuto essere informato immediatamente anche dei potenziali rischi discussi internamente.
Nel febbraio 2021 Fauci dichiara che, fino a quel momento, la Food and Drug Administration non aveva individuato «segnali d’allarme» riguardo alla vaccinazione delle donne incinte, precisando comunque che era necessario mantenere prudenza perché i dati erano ancora in fase di raccolta.
Ad aprile dello stesso anno un articolo pubblicato sul New England Journal of Medicine e firmato da funzionari del Cdc riferisce che le osservazioni preliminari non avevano mostrato evidenti segnali di sicurezza tra le donne incinte che avevano ricevuto i vaccini, sottolineando allo stesso tempo la necessità di ulteriori controlli e di un periodo di osservazione più lungo.
Nell’agosto 2021 il Cdc arriva infine a raccomandare formalmente la vaccinazione contro il Covid alle donne incinte dopo avere analizzato dati che non mostravano un aumento del rischio di aborto spontaneo o altri particolari problemi di sicurezza legati alla vaccinazione.
Gli studi successivi
Negli anni successivi sono stati raccolti molti più dati rispetto a quelli disponibili all’inizio della campagna vaccinale. Quelli raccolti sulla gravidanza non hanno mostrato un aumento del rischio di complicazioni come aborto spontaneo o parto prematuro. Le reazioni avverse gravi sono risultate rare. Durante la pandemia le autorità sanitarie avevano inoltre osservato che le donne incinte contagiate dal coronavirus presentavano un rischio maggiore di sviluppare forme gravi della malattia rispetto alle donne della stessa età non in gravidanza.
Proprio il rapporto tra questi due elementi – i possibili rischi della vaccinazione e quelli derivanti dall’infezione – era al centro dello scambio privato tra Fauci e gli altri funzionari nel gennaio 2021.
Le principali organizzazioni mediche americane hanno successivamente continuato a raccomandare la vaccinazione contro il Covid durante la gravidanza.
I repubblicani: «Il pubblico doveva essere informato»
Per Johnson e Paul, tuttavia, i messaggi appena pubblicati sollevano interrogativi sul modo in cui le autorità sanitarie comunicarono pubblicamente i dubbi discussi nelle fasi iniziali della campagna vaccinale. Johnson ha sostenuto che il materiale «potrebbe avere un impatto immediato sulla salute pubblica» e sul principio del consenso informato.
«Non si aspetta un giorno, mesi o anni per informare il pubblico di potenziali pericoli», ha dichiarato il senatore.
Fauci ha rifiutato di commentare i messaggi appena pubblicati. Walensky e Murthy non hanno risposto alle richieste di commento riportate dai media americani.
Johnson e Paul hanno annunciato che i loro collaboratori stanno esaminando il resto del materiale recuperato dal telefono e che intendono pubblicarne altri contenuti.
Oltre 34 mila messaggi nel telefono di Fauci
Quelli diffusi finora rappresentano infatti soltanto una piccolissima parte dell’archivio consegnato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani alla commissione del Senato. Secondo i due senatori, dalla copia dell’iPhone governativo di Fauci sono stati recuperati oltre 34 mila messaggi e 522 voicemail.
«Ora che abbiamo i documenti e il telefono governativo di Fauci, la mia indagine è appena iniziata», ha scritto Johnson sui social.
Il Dipartimento della Salute ha inoltre consegnato nell’ambito delle indagini anni di annotazioni personali di Fauci recuperate dai server governativi. Prima dell’audizione di fine luglio, la commissione aveva pubblicato anche oltre 1.100 pagine del diario personale dello scienziato relative al periodo compreso tra il 2019 e il 2022.
Secondo quanto riportato da CNN, né Fauci né i suoi rappresentanti sarebbero stati preventivamente informati dell’intenzione di pubblicare integralmente quei documenti.
Lo scontro tra Rand Paul e Fauci
Rand Paul è da anni uno dei principali avversari politici di Fauci. Il senatore e altri esponenti repubblicani accusano l’ex responsabile del Niaid di avere nascosto informazioni sulle origini della pandemia e sui finanziamenti americani a ricerche sui coronavirus condotte a Wuhan prima della comparsa del Covid-19.
Fauci ha sempre respinto le accuse, definendo infondata l’ipotesi di un suo coinvolgimento in un insabbiamento.
Lo scontro è tornato ad accendersi nelle ultime settimane. Durante un’audizione al Senato del 29 luglio, Fauci ha invocato il Quinto Emendamento più di cento volte, rifiutandosi di rispondere a una serie di domande perché, secondo la sua posizione, le risposte avrebbero potuto essere utilizzate nel tentativo di avviare un procedimento penale nei suoi confronti.
La settimana successiva i membri repubblicani della commissione del Senato presieduta da Paul hanno votato per dichiararlo in oltraggio al Congresso.
Fauci ha accusato Paul di cercare di indurlo a fornire dichiarazioni che potessero successivamente essere utilizzate contro di lui. Il Dipartimento di Giustizia ha ricevuto la segnalazione della commissione, ma non è obbligato ad avviare un procedimento penale.
Fauci ha sempre respinto queste accuse definendole infondate.
La scorsa settimana una commissione del Senato presieduta da Rand Paul ha votato, con una divisione lungo le linee di partito, per dichiarare Fauci in oltraggio al Congresso dopo il suo rifiuto di rispondere ad alcune domande. Fauci ha accusato Paul di volerlo indurre in errore e costruire un caso contro di lui.
La decisione sull’eventuale apertura di un procedimento spetta ora al Dipartimento di Giustizia.
Il nuovo scontro americano sui vaccini
La pubblicazione dei messaggi arriva mentre negli Stati Uniti si è riaperto anche il confronto politico sulle vaccinazioni.
Il Dipartimento della Salute è oggi guidato da Robert F. Kennedy Jr., uno dei più noti critici delle politiche vaccinali adottate durante la pandemia e, in particolare, dei vaccini anti-Covid basati sulla tecnologia mRNA.
Kennedy aveva cercato lo scorso anno di eliminare la raccomandazione della vaccinazione contro il coronavirus per le donne incinte sane. Una decisione contestata dall’American College of Obstetricians and Gynecologists, che ha continuato a raccomandare il vaccino durante la gravidanza.
Ieri, lunedì 10 agosto, inoltre, Trump ha firmato un ordine esecutivo che chiede una revisione del calendario vaccinale infantile americano. Compresa una riduzione del numero delle vaccinazioni raccomandate e una maggiore distanza temporale tra le dosi.
La vicenda si inserisce quindi in una battaglia molto più ampia sulla gestione americana della pandemia, sulle decisioni adottate dalle autorità sanitarie e sulla comunicazione dei rischi in una fase in cui le conoscenze scientifiche sul Covid e sui nuovi vaccini cambiavano rapidamente.
Ed è proprio questa evoluzione a rappresentare il punto centrale dei messaggi appena pubblicati: nel gennaio 2021 Fauci e gli altri responsabili sanitari discutevano privatamente anche di rischi teorici ancora da verificare, mentre i dati raccolti nei mesi e negli anni successivi non hanno mostrato un aumento del rischio di aborto spontaneo associato alla vaccinazione contro il Covid durante la gravidanza.

































