Il voto della commissione del Senato apre la strada a un possibile rinvio al Dipartimento di Giustizia. Fauci la scorsa settimana ha invocato oltre cento volte il Quinto Emendamento durante l’audizione sulle origini del Covid e sui finanziamenti alla ricerca in Cina
Alla fine l’hanno messo spalle al muro. Anthony Fauci, l’infettivologo responsabile del piano americano contro la pandemia di Covid-19, è stato dichiarato colpevole di oltraggio al congresso dalla Commissione Sicurezza Interna del Senato Usa. La mozione è passata con otto voti a favore e sette contrari.
La scorsa settimana Fauci si è appellato quinto emendamento per non rispondere sul suo ruolo nella pandemia. Lo ha fatto per cento volte, cambiando la frase in cento diversi modi. Lo sguardo fermo e gentile, non ha risposto.
Il voto apre la strada alla richiesta di un procedimento penale nei confronti dell’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, per non aver ottemperato a un mandato di comparizione del Congresso. Un reato federale. Tuttavia il Dipartimento di Giustizia non è obbligato a procedere.
Perché il voto potrebbe non bastare
La risoluzione dovrà essere approvata dall’intero Senato. Solo a quel punto potrebbe essere trasmessa al procuratore federale di Washington e solo lui decidere se chiedere a un gran giurì federale di formulare un’incriminazione. L’ipotesi è improbabile. Per approvare una risoluzione di oltraggio al Congresso servono 60 voti, i repubblicani hanno 53 seggi.
Rand Paul: «Ha rifiutato di rispondere»
A dargli la caccia da anni è il presidente della Commissione, il senatore repubblicano Rand Paul. Lui a sostenere che il voto non riguarda le opinioni o le decisioni assunte da Fauci durante la pandemia, ma il suo rifiuto di rispondere alle domande dopo essere stato formalmente convocato.
Era tutto programmato. Paul aveva fatto anche circolare estratti del diario giornaliero di Fauci durante il periodo Covid.
Più di mille pagine di appunti privati, scritti mentre era il volto più noto della risposta sanitaria americana alla pandemia, che raccontano dall’interno il caos della Casa Bianca, i rapporti con Donald Trump e il peso personale di una crisi che ha cambiato il mondo ma anche la sua vita. La sua sicurezza, quella della sua famiglia.
«Il presidente della Commissione ha ordinato ad Anthony Fauci di rispondere. Lui si è rifiutato. È questo il punto su cui stiamo votando oggi», ha dichiarato Paul. Il senatore del Kentucky sostiene da tempo che Fauci dovrebbe essere perseguito penalmente e ha più volte affermato di volerlo vedere «in prigione».
Lo scontro che dura dalla pandemia
Il voto della Commissione è l’ultimo capitolo del lungo scontro tra Rand Paul e Anthony Fauci. Paul continua ad accusare l’ex immunologo di aver finanziato ricerche in Cina che avrebbero contribuito all’origine del Covid-19 e di aver mentito al Congresso. Accuse che Fauci ha sempre respinto, ribadendo di non avere prove che il virus sia nato in laboratorio pur ritenendo l’ipotesi meritevole di essere esaminata.
Le critiche dei democratici
I democratici contestano e sono dalla parte dello scienziato. Il senatore Gary Peters, membro di rango della Commissione, ha accusato Rand Paul di aver condotto un’indagine «frettolosa» senza il coinvolgimento dell’opposizione, sostenendo che una decisione del genere rischia di scoraggiare futuri testimoni dal presentarsi davanti al Congresso.
Secondo Peters, la Commissione non dovrebbe compromettere la propria credibilità per portare avanti quella che ha definito una campagna personale contro Fauci.
Il Quinto Emendamento
Durante l’audizione della scorsa settimana Fauci, comparso in seguito a un mandato del Congresso, ha invocato oltre cento volte il Quinto Emendamento della Costituzione americana, che tutela il diritto a non autoaccusarsi.
L’ex consulente sanitario della Casa Bianca ha scelto di non rispondere alle domande dei senatori sulle origini del Covid-19, sui finanziamenti alla ricerca in Cina e su presunti conflitti d’interesse.
La decisione è stata motivata, come ha spiegato lo stesso Fauci prima dell’audizione, dal timore che eventuali dichiarazioni potessero esporlo ad accuse di falsa testimonianza. Questo nonostante la grazia preventiva che gli è stata concessa dall’ex presidente Joe Biden sulle attività fino al 19 gennaio 2025.
Il nodo giuridico divide gli esperti
Proprio la grazia presidenziale è al centro del confronto legale. Secondo i repubblicani, avendo ricevuto il perdono presidenziale Fauci non avrebbe più avuto il diritto di invocare il Quinto Emendamento.
Diversi costituzionalisti, però, non sono d’accordo. Alcuni ritengono che l’ex immunologo fosse ancora giuridicamente esposto e quindi legittimato a non rispondere. Altri sostengono invece che la grazia gli garantisca un’immunità sufficiente da escludere il ricorso al Quinto.
Le altre indagini contro Fauci
Il voto del Senato rappresenta soltanto uno dei fronti aperti contro Fauci. La Commissione di Vigilanza della Camera, guidata dal repubblicano James Comer, ha annunciato nuove richieste di chiarimento sulle precedenti testimonianze dell’ex immunologo. Anche il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha dichiarato di voler avviare una propria indagine.
Nel frattempo il senatore Ron Johnson ha reso noto di essere entrato in possesso del telefono cellulare di servizio utilizzato da Fauci, sostenendo che il dispositivo potrebbe contenere elementi utili a chiarire le domande rimaste senza risposta durante l’audizione.
Fauci, Trump, il Covid e le teorie del complotto
Fauci è ritenuto uno dei massimi esperti a livello mondiale nel campo delle malattie infettive e dell’immunologia, è stato consulente per conto di tutti i presidenti degli Stati Uniti d’America a partire da Ronald Reagan nel 1989. Ma con Trump durante la pandemia il rapporto, inizialmente cordiale, è stato teso. Nei diari Fauci annota di aver cercato più volte di convincere il presidente a non minimizzare la pandemia. Trump “tornò lo stesso a ridimensionare il problema. “non voleva accettare la situazione”.
Le pagine più dure arrivano a marzo 2020. Durante alcune riunioni Fauci descrive un presidente «che continua a divagare», parlando di ascolti televisivi, idrossiclorochina, influenza e altri argomenti. mentre lui cercava di riportare la discussione sull’emergenza sanitaria.
Ai tempi del Covid, dopo varie verifiche, Fauci ritenne più probabile l’origine naturale del virus. Negli anni successivi definì «teorie del complotto» le accuse che lo descrivevano complice di un insabbiamento, respingendo in particolare proprio le contestazioni di Rand Paul, convinto sostenitore della teoria della fuga del virus dal laboratorio di Wuhan.

































