Niente consenso sulla dichiarazione per preparare la risposta alle future pandemie. Roma, Washington e Bruxelles respingono il testo, anche se con motivazioni diverse. L’Oms replica alle obiezioni sulla sovranità nazionale
L’Italia dice no alla dichiarazione delle Nazioni Unite per preparare il mondo alle prossime pandemie. E lo fa insieme agli Stati Uniti di Donald Trump e all’Unione europea, rompendo il consenso su un documento che avrebbe dovuto rappresentare l’impegno politico globale a collaborare di fronte a nuove emergenze sanitarie.
La dichiarazione, discussa durante una riunione di alto livello dell’Onu sulla preparazione e la risposta alle pandemie, non è giuridicamente vincolante e non stabilisce regole obbligatorie per i singoli Paesi.
Ma l’approvazione unanime avrebbe avuto un forte valore politico, soprattutto dopo le disuguaglianze emerse durante il Covid Con i Paesi più poveri in attesa, molto più a lungo dei ricchi, per avere accesso ai vaccini.
L’intesa globale è saltata, il documento non ha ottenuto il consenso. Sarà sottoposto in futuro all’Assemblea generale, dove potrà comunque essere approvato a maggioranza.
Italia, Stati Uniti e Ue dicono no
Il fronte del rifiuto mette insieme Paesi che contestano il testo per ragioni diverse.
L’Unione europea ha spiegato che la dichiarazione oltrepassa alcune «linee rosse» sulla tutela della proprietà intellettuale. Per Bruxelles, il trasferimento delle tecnologie deve avvenire su base volontaria e secondo condizioni concordate.
Più ideologica la posizione dell’amministrazione Trump. Erica Schwartz, nuova direttrice dei Centers for Disease Control and Prevention, ha affermato che, nonostante alcune modifiche significative, il documento contiene ancora «ideologie divisive sulle quali non esiste un consenso nelle definizioni».
Schwartz non ha specificato a quali passaggi si riferisse. Secondo una prima bozza esaminata dal New York Times, gli Stati Uniti avevano chiesto di eliminare i riferimenti all’equità, alla solidarietà e all’accesso universale ai servizi per la salute sessuale e riproduttiva.
Anche l’Italia ha esplicitamente respinto la dichiarazione. La posizione italiana si collega a obiezioni già espresse da Roma sul tema della sovranità nelle discussioni internazionali sulla gestione delle pandemie.
Lo scontro sulla sovranità
Lo scorso anno l’amministrazione Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità e ha respinto i Regolamenti sanitari internazionali, sostenendo che avrebbero potuto attribuire all’Oms poteri capaci di interferire con le decisioni dei singoli Stati. Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. aveva anche detto che le nuove regole avrebbero consentito all’Organizzazione di imporre lockdown globali.
Una ricostruzione contestata direttamente dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.
«L’accordo sulle pandemie e i Regolamenti sanitari internazionali non violano – ripeto, non violano – in alcun modo la sovranità nazionale», ha detto Tedros. Al contrario, ha sottolineato, sono stati negoziati dagli stessi Stati sovrani proprio perché «le pandemie non rispettano i confini».
Anche l’Italia avrebbe avanzato argomenti simili sulla sovranità. Sia nel confronto sull’accordo pandemico sia nel respingere la dichiarazione discussa all’Onu.
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Il nodo dell’accesso ai vaccini
Dietro lo scontro politico resta irrisolto il problema emerso durante il Covid: come garantire che, davanti a una nuova pandemia, vaccini, test e terapie non arrivino prima soltanto ai Paesi che possono permetterseli.
Nel 2023, quando il ricordo del Covid era ancora vivido, una precedente dichiarazione dell’Onu aveva riconosciuto la necessità di affrontare le disuguaglianze sanitarie tra i Paesi e all’interno degli stessi Stati.
Successivamente i membri dell’Oms hanno raggiunto un accordo sul testo di un trattato pandemico destinato a rendere più coordinata ed equa la risposta alle future emergenze. Ma resta aperto uno dei punti più controversi: il sistema per la condivisione degli agenti patogeni e dei benefici che ne derivano.
Il meccanismo dovrebbe consentire ai Paesi di condividere rapidamente sequenze genetiche e campioni dei nuovi virus, accelerando lo sviluppo di test diagnostici, vaccini e farmaci. I Paesi a basso reddito chiedono in cambio un accesso rapido ed equo a questi strumenti.
Quelli più ricchi temono che il sistema possa rallentare la risposta alle crisi e compromettere i diritti di proprietà intellettuale.
Il mondo diviso dopo la lezione del Covid
Il mancato consenso arriva mentre diversi governi avvertono del rischio di una sorta di «amnesia da Covid» e della riduzione degli aiuti internazionali.
Durante gli incontri all’Onu, Cina, Messico, Brasile, Thailandia, Ghana e Russia hanno insistito sulla necessità di mantenere al centro equità e solidarietà. Altri Paesi hanno sottolineato come cambiamento climatico, pressione sull’uso del territorio e crescente movimento di persone e animali aumentino il rischio che nuovi agenti patogeni superino le barriere tra specie.
Per Tedros Adhanom Ghebreyesus, comunque, il mancato consenso non chiude la partita. La dichiarazione potrà essere votata e adottata in una futura riunione dell’Assemblea generale. «È la democrazia in azione», ha commentato il direttore generale dell’Oms. Ma il segnale politico resta: a pochi anni dalla pandemia che ha paralizzato il pianeta, neanche la preparazione alla prossima emergenza sanitaria riesce più a mettere tutti d’accordo.































