Il ministro Urso annuncia iniziative giudiziarie nei confronti di Lavitola per i rapporti con Report. Nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci, intanto, gli indagati si avvalgono della facoltà di non rispondere
Beautiful? Una specie: Reportful. La saga di Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola comincia a somigliare a una soap opera: amici e parenti che tramano gli uni contro gli altri, investigazioni che producono un colpo di scena all’incirca ogni sette giorni. Il colpo di scena poi alimenta ipotesi e rumori di contorno durante la settimana, e tiene su l’audience intorno a una storia che rischia di avere un altro punto di contatto con le soap: rischia di essere infinita.
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Un quotidiano, “Domani”, parla di un “sopralluogo” effettuato dagli esecutori il 10 ottobre, sei giorni prima dell’attentato, a casa di Ranucci. Citando come fonte le “carte”, si ricostruisce il percorso che avrebbe portato dai presunti attentatori a Clesio Tavares Gomes, il factotum di Lavitola (e dunque poi a Lavitola stesso): la macchina sulla quale era stato effettuato il sopralluogo era – attenzione – una Renault intestata a Pasquale Tuorto, padre della moglie di Tavares stesso, la quale si chiama Gelsomina Tuorto e, allo stesso quotidiano, fa sapere di essere separata dall’uomo (gli ha lasciato le chiavi della macchina, però: attenzione agli Autovelox).
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Gli interrogatori e il silenzio degli indagati
Qualche elemento in più potrebbero darlo le deposizioni dei presunti attentatori, ma nel vociare generale sono gli unici a tacere. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere Marika De Filippis, sentita ieri dai pm di Roma: la donna si trova ai domiciliari, in Irpinia, ed è stata interpellata in videoconferenza. I magistrati contestano a De Filippis il reato di detenzione di esplosivi e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso. Gli altri tre indagati verranno ascoltati oggi, ma c’è chi giura che sceglieranno anch’essi di non rispondere: si tratta di Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone. Secondo gli inquirenti D’Avino ha mantenuto i contatti con Tavares, mentre Passariello sarebbe colui che ha piazzato materialmente l’ordigno.
Urso annuncia iniziative giudiziarie
La politica non sta a guardare, e il ministro delle Imprese e del Made in Italy si rivolge ai tribunali. Dopo aver sollecitato ieri un audit interno per valutare le fonti usate da Report e «la qualità e affidabilità deontologica dei consulenti della trasmissione», Urso fa sapere, tramite una nota del Ministero, di aver avviato «iniziative giudiziarie nei confronti di Valter Lavitola in relazione a quanto emerso sui suoi rapporti con la redazione di Report».
In particolare, nel 2023, Gioele Magaldi, ex Maestro Venerabile della loggia massonica “Monte Sion di Roma”, sosteneva che il ministro aderisse alla massoneria internazionale, circostanza subito smentita dallo stesso Urso. «Ora emerge che Lavitola – si legge nella nota ministeriale – apparterrebbe alla sua stessa loggia massonica – sarebbe da tempo consulente della trasmissione Report». Ranucci si scusò: l’iniziativa giudiziaria del ministro si aggiunge a un’altra presentata nel 2024 nei confronti dello stesso Magaldi.
La scelta della Rai
Sul fronte Rai, Giampaolo Rossi, amministratore delegato della Rai, giustifica la cancellazione delle repliche di Report dal palinsesto di Rai 3: «Non abbiamo cancellato delle nuove puntate – ha detto – ma repliche, che sono comunque visibili su RaiPlay. È stata una forma di tutela del brand dell’azienda». Curioso che la “tutela” valga nel caso di Rai 3 ma non di RaiPlay, a questo punto.
Una storia che continua
Altro che soap opera: fra silenzi e ipotesi, automobili, mogli, amici e ristoranti, anche Brooke e Ridge avrebbero mal di testa a questo punto. Invece Ranucci Road continua domani: nessuno cambi canale.































