12 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

12 Lug, 2026

Sinner è ancora il Re di Wimbledon: batte Zverev e conquista il bis sull’erba

A Wimbledon Jannik Sinner batte in quattro set Alexander Zverev, la chiave del match è stato il servizio e la ricerca del break. Il tedesco è un altro giocatore dopo la vittoria di Parigi


WIMBLEDON – La prima volta può essere “un caso”, anche se si tratta degli Championships. È la seconda quella più difficile perché devi confermare che sei proprio tu il Re dell’erba e il numero 1 del mondo. Jannik Sinner bacia ancora l’erba ormai spelacchiata del Centre court, un anno dopo quella prima volta. Nel 2025 l’aveva accarezzata come una cosa delicata e speciale. Oggi ci si è sdraiato sopra, c’è rimasto almeno un minuto, sfinito, dopo quattro set (6-7/7-6/6-3/6-4) tre ore e 46 minuti di una partita difficile e snervante, decisa su pochissimi punti e con un tiebreak thriller contro Sasha Zverev, numero 2 del mondo e, diciamo subito, un giocatore assai più convincente di quello che conoscevamo prima di vincere il Roland Garros.

Il bis che consacra il numero uno

Sinner vince e convince dopo quel crollo fisico (tuttora non ben chiarito) che lo aveva mandato a casa al secondo turno del Roland Garros. E dopo un avvio di Championships pieno di dubbi e incertezze. «Stasera abbiamo messo in campo un livello di gioco veramente alto, nonostante il vento. Complimenti Sasha sei molto vicino ad essere il numero 1» ha detto il giocatore italiano che per la seconda volta alza The Gentleman single trophy’s e vede il proprio nome inciso lì sopra. Lo fa davanti a Re, regine, principi e attori che s’inchinano ogni volta ai giocatori. È la ritualità sacra di Wimbledon, l’unico teatro sportivo in cui la Royal Highness si alzano per omaggiare l’ingresso dei giocatori in campo.

Il primo set va a Zverev, 9-7, un’ora e 5 minuti di cui tredici di tie break. Il servizio deciderà tutto. È scritto. E infatti la caccia al break va avanti spietata game dopo game. Senza successo perché entrambi i giocatori tengono il proprio servizio con una sola palla break sul 4 pari che però Sinner spreca con un dritto steccato. Colpa del vento che soffia non potete ma costante sul Centre Court.

Zverev vince il sorteggio ma sceglie di rispondere. Si vede subito che è un giocatore diverso dopo Parigi: è lui che spezza il gioco con una smorzata. Sinner pareggia la smorzata con una prima a 212 kmh. Tre net con la prima, la quarta è un ace sporco. C’è vento, una trentina di gradi, la palla rimbalza un poco di più del normale, le chiazze di terra occupano ormai tutto il fondo campo e specie dalla parte sinistra dell’arbitro il rimbalzo è meno preciso.

Il primo brivido del match

Piccolo brivido nel quarto game, Sinner al servizio, va sotto 0-30 e risolve la faccenda con due ace e mezzo, un errore di Zverev provocato da una sventola di dritto. Tre pari, si ricomincia. Nel silenzio del Centre court affollato in tutti i suoi 15 mila posti, si sente ogni tanto «c’me on Jan»: è Cahill che si alza e ricorda a Jannik che non è solo «me and myself». Nell’ottavo game il primo vero brivido: il tedesco sale subito a 40-15, il punto successivo Jannik confeziona un capolavoro sulla smorzata del tedesco accarezzando un incrociato stretto.

Un errore di Zverev porta in parità, un doppio fallo di Sasha regala la prima palla break all’azzurro. Che però la spreca steccando una risposta di dritto. Un’altra stecca consegna il gioco a Zverev. Il tedesco dopo Parigi è un giocatore diverso. Lo si vede bene nel turno di servizio che lo porta 5 giochi pari: non esita al servizio e soprattutto nel dritto che è il suo “punto debole”, Tira un passante-tracciante di dritto con le ginocchia rasoterra, in corsa, al buio (non vede il campo) e la testa quasi sull’erba.

Vuoi dire sicurezza, padronanza, fiducia. «Dopo la vittoria a Parigi Sasha è un giocatore molto diverso» aveva avvisato Sinner alla vigilia. Si arriva al tie break che è la sintesi dei dodici game precedenti: ciascuno tiene il servizio fi o al minibreak finale, quando serve, quello che fa la differenza sul 9 a 8, servizio Sinner, un colpo un po’ meno sicuro degli altri ed è set. Zvrerev si inginocchia che si avesse vinto. Ma è solo il primo di quattro lunghissimi set.

La battaglia continua nel secondo set

Nel secondo set comincia la stessa caccia al servizio dell’altro. Questa volta senza palle break e pochi brividi vista la pioggia di ace e di vincenti che rende tutto molto simile ad un monologo a seconda di chi è al servizio. Lo scambio riesce a partire un paio di volte a game, non di più. Bisogna allora pensare mentre si guarda ad una partita molto più equilibrata del previsto alla fatica mentale, quindici dopo quindici, di dover sfruttare ogni minimo spazio che si apre per prendere il servizio dell’altro e poter prendere il via.

Non solo: bastano due minuti di calo della tensione per perdere il servizio e il set. Una roulette russa. «Mai visto Zverev giocare così bene il diritto che è in genere è il suo punto debole» commentano i giornalisti senior nella tribuna stampa del Centre court. «E neppure mai giocare con questa confidenza a rete». Gli inglesi aggiungo: «La rete (intesa come zona sotto rete, ndr) non è esattamente la sua tazzina da tè» intesa stavolta come un luogo comodo e piacevole dove andare e stare.

In effetti i punti deboli del tedesco sono sempre stati il dritto e la volee. Oggi invece incredibilmente efficaci. Effetto Parigi per Sasha? «Adesso ha imparato come si fa a vincere uno slam» ha detto il numero 2 del mondo analizzando la sua vittoria al Roland Garros e, soprattutto, la fine di un tabù che si chiamava vittoria Slam. Il match procede testa a testa fino al sei pari: Zverev ingiocabile, Sinner quasi stupito dal giocatore così diverso che si trova davanti.

Il tie break cambia la finale

Nel tie break succede qualcosa. Sinner lo liquida con un severissimo 7-2 grazie ad una serie improvvisa di errori del tedesco proprio su quel dritto che fino a quel momento lo aveva reso ingiocabile. Se alla fine del promo set si era inginocchiato per la gioia, adesso lancia la racchetta a terra. Un set pari dopo due ore e 8 minuti di gioco. La finale si annuncia lunga.

I principini George e Charlotte restano seduti imperterriti al loro posto, prima fila del Royal Box, William e Kate (oggi con un abito verde oliva e cappello a tese larghe) al loro fianco. Nel Royal box, qualche fila sopra siede anche Nicole Kidman. E la delegazione italiana: il ministro per lo Sport Andrea Abodi e Fabrizio Saggio, il consigliere diplomatico della premier.

Nel terzo set torna il vecchio dritto di Zverev, che finisce lungo o largo, a volte quasi “spadellato”, più correttamente non chiuso come dovrebbe. Il tedesco sembra aver perso la precisione dei primi due set decisi entrambi al tiebreak. E anche la confidenza sui colpi. Il body language non mente: testa bassa, passi un po’ ciondolante, sfiduciato. Il break arriva sul 4-3.

Fair play sotto gli occhi dei principi

Nel game precedente, Sinner al servizio era andato sotto 0-30, recerà con uno schiaffo al volo e un errore di Zverev sul diritto che si mangerebbe la racchetta se potesse. Il tedesco ottiene comunque una palla break che Sinner annulla con una smorzata che lascia a terra l’avversario. Qualche secondo di panico, Sinner scavalca la rete per verificare come va, gli tende la mano e lo rimette in piedi. Applausi. Anche dei principi che vedono la scena sotto i loro occhi. Lezione di giornata: avversari ma mai nemici.

Il game successivo la situazione si ribalta: il break è di Sinner che recupera da 15-40, poi un doppio fallo e un errore di dritto gli consegnano il game del 5-3. Va a servire e chiude 6-3.

Nel quarto set il Sasha prima di Parigi avrebbe lasciato andare via la partita. Il nuovo Sasha resta invece sul campo deciso a vedere cara la pelle. A provarci. Certo il diritto è un colpo adesso meno sicuro – gli errori arriveranno per lo più da questa parte – e il vento continua a dare fastidio. Il campo però è tutto in ombra e la luce è certamente migliore.

L’ultimo break verso il trionfo

Il break arriva anche stavolta nell’ottavo game quando Sinner riesce ad avere ben tre palle break: le prime due è bravo il tedesco, nella terza perde il dritto. Sul 5-3 serve Zverev e non ha alcuna intenzione di mollare. Sul 5-4, servizio Sinner, Jannik chiude a modo suo. C’è giusto il tempo per un ultimo quindici acrobatico di Zrevev.

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Poi un dritto a uscire chiude questa 138° finale di Wimbledon. Mamma Siglinde può finalmente tornare e restare nel campo e sorridere. «Ho visto che se n’era già andata un paio di volte» ride Sinner a giochi fatti. Per la cronaca si porta a casa tre milioni e seicento milioni di sterline. Pensierino finale per quelli che diranno «eh Manon c’era Alacaraz»: questa finale è stata più intensa e tecnicamente intrigante di quella dell’anno scorso.

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