Dopo un iniziale stop, il governo Meloni cambia linea e conferma una presenza istituzionale al vertice americano sulla presunta minaccia del terrorismo transnazionale Antifa
Contrordine: l’Italia parteciperà al summit internazionale indetto a Washington dal governo americano per contrastare la presunta minaccia posta dalla «rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra», soprattutto in riferimento alla galassia antagonista meglio nota come Antifa. La scelta arriva dopo giorni di valutazioni e un’iniziale stop all’invito americano, rivolto complessivamente a circa 60 paesi. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha scelto piuttosto una linea intermedia: garantire una presenza istituzionale senza esporre esponenti politici di primo piano.
Secondo le indiscrezioni la scelta dell’esecutivo ricadrà su un sottosegretario, dunque su un rappresentante politico del governo, sebbene non si escluda l’invio di «un diplomatico», incaricato di «prendere note». Insomma, un ruolo più tecnico e di mera presenza. In ogni caso, assicurano dal governo, non ci sarà nessun ministro né alcun parlamentare.
L’invito, a cui bisognava rispondere entro il 10 luglio, era originariamente indirizzato al ministro degli Esteri Antonio Tajani, che per opportunità politica ha scelto di non presentarsi di persona, senza però declinare del tutto la partecipazione italiana.
L’iniziativa degli Stati Uniti
Il vertice, in programma la prossima settimana, nasce da un’iniziativa del Dipartimento di Stato Usa, guidato da Marco Rubio, per discutere della minaccia del terrorismo di estrema sinistra. Donald Trump ha più volte definito Antifa «un’organizzazione terroristica interna». E starebbe ora valutando strumenti per inquadrare il movimento anche come minaccia internazionale, alla pari di famigerato gruppo terroristici come Al Qaeda. Ampliando così le possibilità investigative delle autorità americane.
Una svolta che ha suscitato critiche anche in ambienti lontani dalla sinistra radicale per i timori di una radicalizzazione dello scontro politico. E per l’abuso degli strumenti anti-terrorismo contro l’opposizione anti-Trump. La pesante retorica adottata dallo stesso tycoon negli ultimi mesi, volta a indicare in una fantomatica «minaccia comunista» il grande nemico dell’America e i recenti abusi da parte dell’agenzia anti-immigrazione Ice, ha fatto temere a molti osservatori un ritorno al maccartismo. La “caccia alle streghe” anti-comunista scatenatasi all’indomani dell’inizio della Guerra Fredda.
Dal mese scorso Sebastian Gorka, direttore per l’antiterrorismo del Consiglio di sicurezza nazionale, avrebbe chiesto informative su gruppi e associazioni di sinistra alle ambasciate Usa di venti paesi, tra cui l’Italia. Nella lista Usa delle organizzazioni terroristiche straniere di questo tipo compare finora una sola sigla italiana. La Federazione anarchica informale/Fronte rivoluzionario internazionale, legata ad Alfredo Cospito, il terrorista anarchico attualmente al 41bis.
Le perplessità degli altri paesi
A livello internazionale però l’iniziativa non ha convinto molti dei paesi invitati: diversi funzionari europei avrebbero segnalato il breve preavviso, la scarsa chiarezza degli obiettivi e il fatto che il terrorismo di estrema sinistra non sia considerato una priorità nei rispettivi sistemi di sicurezza. Per questo diverse cancellerie starebbero optando per una partecipazione limitata a rappresentanti diplomatici o funzionari di livello inferiore.
Anche in Italia il caso ha acceso lo scontro politico. Le opposizioni hanno chiesto al governo di non aderire. Giudicando l’iniziativa un tentativo di trasformare l’antifascismo e il dissenso sociale in una questione di ordine pubblico. Dopo la notizia riportata dal manifesto, Alleanza Verdi e Sinistra ha presentato un’interrogazione parlamentare a Meloni e Tajani. Per chiedere quale riscontro sia stato dato alla richiesta di Gorka e quali siano le motivazioni dell’adesione italiana al summit.
Il coportavoce di Avs, Nicola Fratoianni, ha parlato di un obiettivo dell’incontro volto a imporre agli stati invitati una strategia di criminalizzazione del dissenso contro le forze sovraniste, definendo un eventuale coinvolgimento italiano grave e in contrasto con la Costituzione.




























