L’emendamento di FdI, Noi Moderati e Udc viene respinto a scrutinio segreto con 188 voti contrari e 187 favorevoli. La premier si era esposta chiedendo il voto palese, mentre Lega e Forza Italia avevano annunciato il sì
La maggioranza incassa una battuta d’arresto alla Camera sulla riforma della legge elettorale. Con il voto segreto l’Aula ha bocciato l’emendamento di Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc che introduceva le preferenze mantenendo i capilista bloccati.
Il risultato è stato di 188 voti contrari e 187 favorevoli. Una sconfitta maturata a scrutinio segreto dopo che, poche ore prima, la premier Giorgia Meloni aveva chiesto pubblicamente di evitare questo tipo di votazione. L’emendamento era sostenuto anche da Lega e Forza Italia, che avevano annunciato il voto favorevole nelle riunioni dei gruppi parlamentari.
La maggioranza battuta per un voto
Il voto, 188 voti contrari e 187 favorevoli, si è svolto a scrutinio segreto dopo che la presidenza della Camera aveva accolto le richieste delle opposizioni per circa un centinaio di emendamenti e per gli articoli 1, 2 e 3 della riforma.
Il presidente di turno Fabio Rampelli ha spiegato che il voto segreto era ammissibile per tutte le proposte che rispondevano ai requisiti previsti dal regolamento.
L’appello di Meloni contro il voto segreto
Prima della votazione Meloni aveva lanciato un appello pubblico affinché l’emendamento fosse votato a scrutinio palese.
«Sì alle preferenze. No al voto segreto», aveva scritto sui social, sfidando le opposizioni a votare «mettendoci la faccia davanti agli italiani». Secondo la premier, il voto palese avrebbe chiarito chi fosse realmente favorevole a restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i propri parlamentari.
Lega e Forza Italia avevano annunciato il sì
Nelle ore precedenti al voto sia la Lega sia Forza Italia avevano confermato il sostegno all’emendamento.
Antonio Tajani aveva assicurato che il centrodestra avrebbe rispettato l’indicazione favorevole emersa durante la riunione dei gruppi parlamentari azzurri, escludendo timori per eventuali franchi tiratori. Anche la Lega aveva comunicato ufficialmente il voto favorevole, definendo l’emendamento un punto di equilibrio tra governabilità e rappresentanza dei territori.
Le opposizioni: «Una legge su misura»
Pd, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra avevano chiesto il voto segreto sull’intero iter della riforma, definendo il testo una legge costruita «su misura» dalla maggioranza.
Schlein: «Serve a fare il premierato»
Il Pd ha chiesto il voto segreto su tutti gli emendamenti per i quali il regolamento lo consentiva, compreso quello sulle preferenze. Elly Schlein ha definito la riforma «irricevibile, nel metodo e nel merito», accusando la maggioranza di essersela costruita «su misura per paura di perdere le elezioni» e di aver imposto «forzature costanti in Parlamento».
Secondo la segretaria dem, dopo la bocciatura del referendum costituzionale la destra tenta di realizzare il premierato attraverso la legge elettorale.
«È incredibile che questa sia la sola priorità di questa destra in un Paese con la crescita a zero, i salari tra i più bassi e le bollette più care d’Europa», ha detto, annunciando che il Pd continuerà «a fare muro insieme alle altre opposizioni contro questa pessima legge elettorale».
Schlein ha inoltre chiarito che i dem non voteranno alcuna proposta della maggioranza, ma sosterranno gli emendamenti soppressivi e quelli presentati con gli alleati, compresi quelli che superano le liste bloccate attraverso collegi uninominali o preferenze.
Respinto il subemendamento sulla parità di genere
Nel corso dell’esame è stato bocciato anche il subemendamento, a prima firma Luana Zanella (Avs) e sottoscritto da Pd e M5S, che introduceva un limite del 50% ai capilista dello stesso genere.
È stato invece dichiarato inammissibile dalla presidenza della Camera l’emendamento della Lega sul terzo mandato dei presidenti di Regione, ritenuto estraneo ai contenuti della riforma elettorale.































