La Reflecting Pool del Lincoln Memorial è stata svuotata (di nuovo). L’acqua non era abbastanza blu. «Questo rivestimento durerà cento anni», aveva detto il presidente Usa. Se così non è stato la colpa è di «spregevoli individui che odiano il Paese»
La Reflecting Pool del Lincoln Memorial è stata svuotata. Di nuovo. Il problema sono i vandali. Di nuovo. Questo rivestimento durerà cento anni. Di nuovo. Cent’anni anni troppo veloci. Per Trump è tutta colpa di chi odia l’America.
Lunedì 13 luglio 2026 a Washington le pompe hanno cominciato a prosciugare la Reflecting Pool. Non si tratta né di pompe abusive né di pompe vandaliche. Sono le pompe di Trump, che sembra ormai intrappolato in una situazione kafkiana. Questa vasca continua a dargli problemi. Problemi che un presidente degli Stati Uniti, soprattutto un esperto di immobili come lui, dovrebbe risolvere con uno schiocco di dita. E invece eccoci qui, a raccontare la storia di una piscina impossibile.
I vandali e i nuovi tagli
Oggi, 14 luglio 2026, in un post di Truth, Trump sostiene che il nuovo intervento alla vasca è stato necessario per riparare i danni provocati due settimane prima dai vandali.
Verrebbe da dire che siano vandali molto organizzati e con una strumentazione fuori dal comune. Considerato che, sempre secondo il presidente, i loro tagli sarebbero lunghi quanto tre campi da football americano.

Ma non c’è nulla da temere, «la piscina sarà presto riempita e tornerà alla normalità». L’amministrazione ha «aspettato la conclusione del fine settimana del 4 luglio prima di iniziare i lavori».
Il presidente si diletta anche nel descrivere l’operato dei vandali: «Il fondo della vasca è stato prima inciso e poi sollevato, con grande forza, da questi malviventi» scrive. Ragion per cui «Il Dipartimento dei Parchi ha dovuto svuotare l’acqua per riparare la vasca a tenuta stagna». È tutto chiaro, quindi.
Non manca anche un attacco diretto agli autori di questi tagli:
«Questi spregevoli individui che odiano il Paese dovrebbero pagare un prezzo molto alto per i danni provocati».
I numeri che cambiano
La lunghezza dei tagli dichiarata oggi dal Presidente, però, è molto superiore a quella fornita in precedenza.
Prima, Trump aveva parlato di un taglio di 250 piedi (circa 76 metri). Poi, aveva sostenuto che esistevano «numerosi squarci» distribuiti per 350 piedi (circa 107 metri). Oggi, la lunghezza complessiva dichiarata è salita a 900 piedi (274 metri): i tre campi di football di prima, per intenderci. Più di tre volte la cifra iniziale. Se non è una maledizione questa…
Il sopralluogo della CNN
Nel tardo pomeriggio di lunedì 13 luglio 2026, una troupe della CNN ha visitato la Reflecting Pool. La gran parte dell’acqua era stata già rimossa, ma i giornalisti non sono riusciti a trovare i tagli monumentali lamentati da Trump.
Sul fondo c’erano molte alghe, sedimenti e qualche rimasuglio dei fuochi pirotecnici del 4 luglio. Non hanno, però, potuto controllare la vasca nella sua interezza, perché il monumento era circondato dalle recinzioni.

In un contesto simile, qualcuno potrebbe addirittura pensare che anche le recinzioni siano opera dei vandali, disposti a tutto pur di non farsi scoprire.
Cent’anni durati un mese
La ristrutturazione della vasca si è conclusa il 6 giugno scorso ed è costata 14 milioni di dollari. Una cifra molto alta, ma comunque inferiore al numero di alghe apparse nell’acqua pochi giorni dopo l’intervento. Trump, riferendosi al nuovo strato protettivo sul fondo della piscina, aveva dichiarato: «Durerà dai 50 ai 100 anni prima che dobbiate rifarlo».
Il presidente, però, non aveva fatto i conti con i vandali di Washington. Di tutta evidenza tra i più organizzati a livello mondiale. Sono riusciti non solo ad aumentare la lunghezza dei loro tagli a distanza di settimane, ma anche a velocizzare lo scorrere del tempo.
Una situazione trumpiana
Intanto, la Reflecting Pool del Lincoln Memorial continua a trovarsi in una situazione kafkiana, un po’ come tutta la politica di Trump. A giudicare dalle sue parole, sembra che tutto sia risolto, di nuovo. Sempre.
Continui annunci, cifre cangianti, vandali molto organizzati, post al vetriolo su Truth. Però, è certo che il Presidente si senta tutt’altro che impotente, almeno di fronte alla piscina. Quindi, non una situazione kafkiana. Sarebbe meglio, forse, definirla una situazione trumpiana.
































