14 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

14 Lug, 2026

Ranucci, i pm verificano le visite di Lavitola nella redazione di Report

Ranucci

Gli accertamenti puntano a ricostruire le presenze di Valter Lavitola nella redazione di Report per chiarire il movente dell’attentato. Intanto Ranucci querela per diffamazione chi ha parlato di «finto attentato» e denuncia la divulgazione di atti coperti dal segreto investigativo


Diffamazione aggravata” e “rivelazione del segreto di ufficio e del segreto investigativo”. Sigfrido Ranucci e la redazione di “Report” scelgono le armi con le quali tante volte sono stati attaccati per difendersi. Il giornalista della Rai e alcuni suoi collaboratori hanno presentato “denuncia e querela – fa sapere il suo avvocato Roberto De Vita – in relazione alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario”.

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Nei giorni scorsi ci sarebbe stato chi, insomma, aveva insinuato che l’attentato a Ranucci dell’ottobre scorso fosse stato una messa in scena, orchestrata da Ranucci stesso con la collaborazione del suo “amico” Valter Lavitola, attualmente indagato come mandante dell’attentato stesso. L’avvocato di Ranucci ha precisato che la denuncia «non riguarda la pubblicazione da parte dei giornalisti ma la rivelazione fatta da soggetti tenuti al segreto», ma nel ricorso si fa esplicito riferimento a due quotidiani, “La Verità” e “Domani”.

L’indagine su Lavitola

Gli inquirenti, si apprende in giornata, stanno lavorando per accertare quante volte, negli ultimi anni, Lavitola sia stato materialmente presente nella redazione di Report, e perché. Un aspetto ritenuto dai pm di “interesse investigativo” ai fini di accertare il movente dell’attentato, movente che tuttora, a ormai diversi giorni dal fermo dell’imprenditore salernitano, resta l’elemento più oscuro di tutta la faccenda, impermeabile addirittura alle ricostruzioni più fantasiose, tanto nelle redazioni dei giornali quanto, sembrerebbe, nei palazzi di giustizia.

Le parole di Tavares dal Camerun

Al Tg1, intanto, parla dal Camerun Gomes Celesio Tavares, uomo di fiducia di Lavitola e indicato in questi giorni come intermediario fra l’imprenditore e gli esecutori dell’attentato. Tavares nega il suo coinvolgimento, ammette di conoscere due degli esecutori ma, puntualizza, solo per averli impiegati in situazioni in cui aveva bisogno di organizzare servizi di sicurezza. «Avevo già fatto il biglietto per tornare in Italia – dice ancora – ma il mio avvocato di qui mi ha detto che era meglio restare in Africa, perché altrimenti non mi avrebbero fatto tornare in Camerun, dove sto facendo un lavoro».

Il caso Report in Rai

La vicenda non lascia immune la Rai, che ha sospeso le repliche estive delle puntate di “Report”. La redazione del programma aveva, tramite i social, fatto appello ai follower per collegarsi, domenica alle 21.15, a RaiPlay e guardare in streaming la puntata che era prevista all’origine nel palinsesto, sul crollo del ponte Morandi. E i dati hanno dato un risultato notevole: oltre 51mila accessi, in quell’orario, un dato “dieci volte superiore alla media delle visualizzazioni giornaliere dei giorni precedenti”. L’appello era stato fatto dai redattori e dagli autori del programma tramite le loro pagine personali, essendo stati i canali ufficiali di Report sospesi a loro volta.

L’intervento della politica

La politica non sta a guardare. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso, da cui dipende il contratto di servizio della Rai, ha scritto una lettera ai presidenti delle Camere e una seconda all’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, in cui chiede che gli «organi preposti agiscano come previsto dal contratto di servizio della Rai, al fine di garantire che il giornalismo d’inchiesta, massima espressione del servizio pubblico, sia realizzato in condizioni tali da assicurare piena affidabilità». Nella lettera a Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, Urso richiama anche l’urgenza che sia ricostituita al più presto la commissione parlamentare di Vigilanza Rai.

L’ipotesi rilanciata da Giletti

Ultimo arrivato, a proposito di social, Massimo Giletti, che dai suoi profili sostiene che oltre a Lavitola ci sia una terza persona ad aver «recitato un ruolo importante in questa vicenda. Un personaggio conosciuto frequentatore del ristorante Cefalù». Secondo Giletti, che è a sua volta conduttore per Rai 3 di un programma di approfondimento, “Lo stato delle cose”, gli inquirenti «si stanno domandando se il ruolo che ha recitato questo terzo uomo sia un ruolo consapevole o inconsapevole».

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