Potere al Popolo contesta la coalizione di centrosinistra riunita a Napoli: in quell’universo galassie distantissime e inconciliabili, da Picierno a chi strizza l’occhio a Vannacci
«Siete dei fascisti». Lo grida Angelo Bonelli dal palco di piazza del Gesù a Napoli, la sera dell’8 luglio, prima tappa della voglia di riscossa del Campo Largo. L’invettiva però non è rivolta a un manipolo di nostalgici del Ventennio in gita partenopea né ai seguaci del generale Vannacci. È rivolta a Potere al Popolo: un pezzo di sinistra comunista e anticapitalista, quel retroterra i cui voti, in uno scontro con il centrodestra che si profila all’ultima scheda, saranno necessari alla coalizione. E davanti agli stessi contestatori i quattro leader esibiscono, in tre minuti, tre modi opposti di trattare il proprio fianco: Conte li invita a parlare a lato del palco («non fate i fenomeni con i megafoni»), Fratoianni scende fisicamente in mezzo alla folla, Bonelli li scomunica come «alleati di chi vuole Meloni e Vannacci al governo».
Le ragioni della contestazione
Intanto Elly Schlein tace. Non è un caso che il palco non glielo abbiano dato. Perché Giuliano Granato, portavoce di PaP, il palco l’aveva chiesto, per iscritto, il giorno prima, con una lettera sul Corriere del Mezzogiorno, per portarci «la realtà, non la propaganda» del salario minimo a Napoli. E la realtà ha i numeri: la delibera comunale del 2024 fissa nove euro l’ora per gli appalti del Comune, ma su ventisei bandi verificati da PaP uno solo lo applica; le addette alle mense di asili e scuole prendono 8,60, i neoassunti della municipalizzata dei rifiuti stanno sotto i nove euro.
Ecco il punto scomodo, da riportare senza necessariamente prendere le difese di una galassia che a guardarla da fuori somiglia spesso a un ring: un fondo di ragione c’è. Far salire su quel palco un comunista che ti snocciola le buste paga da lavoro povero, avrebbe fatto saltare l’equilibrio del campo largo, un equilibrio fatto di molti silenzi, sospeso tra chi vuole rassicurare gli imprenditori italiani e chi ancora chiede la proprietà dei mezzi di produzione. Meglio non dargli il microfono.
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Le galassie che si ignorano
Intanto Elly Schlein tace. Il guaio è che a sinistra del Pd e di Avs non c’è un campo, ci sono galassie che non si parlano. La prima è quella sociale e di classe: Potere al Popolo e Rifondazione Comunista, che a sua volta deve affrontare una spaccatura. Il suo comitato politico ha votato a fatica, ottantanove sì e ottanta no, un cartello elettorale col campo largo “alla francese“, subito contestato da oltre duemila iscritti che pretendono un voto interno. Paolo Ferrero avverte che è meglio nessun eletto che perdere l’autonomia, e Il Manifesto, conoscendo bene la liturgia di quell’area, non esclude che finisca con una scissione. Il contenitore che nel 2022 li teneva insieme, Unione Popolare, che ebbe la benedizione di Jean-Luc Mélenchon, non esiste più. Come non esiste più Pace Terra Dignità di Michele Santoro, a cui partecipava Rifondazione ma non Pap.
I rossobruni
Intanto Elly Schlein tace. Poi c’è l’altra galassia, quella in cui, danni del sovranismo rossobruno, destra e sinistra si abbracciano. Marco Rizzo, comunista ortodosso di lunghissimo corso, flirta con Futuro Nazionale del generale Vannacci, la cui narrativa coincide spesso con quella di Mosca, al punto da spaccare pure il suo, di partito, che il 26 luglio va a congresso straordinario per decidere se l’incompatibilità con la destra valga ancora. L’ex cossuttiano che tende la mano al generale è il calco italiano di Sahra Wagenknecht, che in Germania apre all’AfD. E poi c’è la formazione di Alessandro Di Battista, ex colonna portante del populismo a cinque stelle, col suo movimento “Schierarsi“, ritenuto speculare a Vannacci, anche sul piano della simpatia per la Russia.
Intanto Elly Schlein tace. E infatti la faglia russa non esplode fuori dal campo largo, ma dentro. È stato Conte, dal palco di Napoli, a dire che «costruiscono una minaccia russa» per farci armare fino ai denti. A difenderlo sono corsi Bonelli e Fratoianni, ma negli stessi giorni, a Strasburgo, gli eurodeputati del Pd votavano un testo che definisce la Russia una minaccia esistenziale per le democrazie europee, Eppure Pd e M5S stanno in una coalizione comune, che in caso di vittoria dovrà esprimere una politica estera italiana comune, in questo momento difficile da individuare per gli elettori. Su quel silenzio Pina Picierno, uscita dal Pd verso il Partito democratico europeo, ha speso la parola più dura: complicità.
Selfie e pose
Intanto Elly Schlein tace. Il Campo Largo, dopo la contestazione, ha subito anche la beffa della solidarietà di Giorgia Meloni. La minaccia più concreta che si profila al suo orizzonte è che a dare rappresentanza a chi abitualmente non vota saranno Vannacci e le altre formazioni estreme. L’episodio della contestazione nel capoluogo campano dimostra che non è solo il «modello Napoli» a finire sotto accusa dai due opposti insieme, la sinistra di classe e i riformisti, ma il ragionamento si può estendere al «modello Italia» Se una coalizione per tenersi insieme deve tacere, sul lavoro, sulle armi, sulla Russia, allora la foto di gruppo del Campo Largo resterà quella che è stata a Napoli: una posa. Un’ultima annotazione: intanto Elly Schlein tace.































