10 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Lug, 2026

La valanga Vannacci piomba sulla Vigilanza Rai

La Rai resta immobile mentre si anima il valzer nel mondo dei giornali cartacei: e sulla Vigilanza ora rischia di pesare la variante Vannacci


Uno spettro si aggira a Palazzo San Macuto. Si chiama “variante Vannacci” e rischia di cambiare gli equilibri della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai proprio mentre la Commissione, paradossalmente, non esiste più. Proprio adesso che ce ne sarebbe un disperato bisogno. Le dimissioni in massa dei commissari hanno lasciato senza guida l’organismo chiamato a vigilare sul servizio pubblico nel momento forse più delicato degli ultimi anni, tra il caso Sigfrido Ranucci, i nuovi assetti di Viale Mazzini e la partita ancora aperta sulla presidenza della Rai. Ma se il nuovo equilibrio parlamentare che va inesorabilmente delineandosi dovesse consegnare al centrodestra i numeri che finora sono mancati, il lungo Aventino del centrosinistra rischierebbe di trasformarsi in un clamoroso autogol: quello che per quasi due anni è stato bloccato potrebbe ripartire e la presidenza della Rai potrebbe finalmente finire nelle mani del candidato della maggioranza.

Il nodo del presidente

La possibilità non è affatto teorica. Dopo quasi due anni di paralisi, la Vigilanza è evaporata. Azzerata dalle dimissioni collettive dei suoi componenti, arrivate proprio alla vigilia della presentazione dei nuovi palinsesti Rai. Un epilogo che chiude il braccio di ferro aperto nel settembre del 2024, quando il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti indicò Simona Agnes, figlia dello storico direttore generale Biagio Agnes, come presidente dell’azienda. Da allora il centrosinistra ha scelto la strada dell’ostruzionismo parlamentare: niente voto, niente quorum, niente presidente. Paralisi totale. L’Aventino, però, raramente paga. E questa volta rischia perfino di ribaltare il tavolo.

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La variante Vannacci

Il termine indicato dai presidenti di Camera e Senato per la presentazione dei nuovi componenti della Commissione è ormai scaduto. La maggioranza ha indicato i propri nomi, le opposizioni hanno scelto di non farlo. La Russa e Fontana hanno quindi invitato le forze politiche a trovare una soluzione condivisa. Nel frattempo, però, il Parlamento è cambiato. E qui entra in scena la cosiddetta “variante Vannacci”. Futuro Nazionale è diventato la componente più consistente della maggioranza nel Gruppo Misto e rivendica un posto nella Vigilanza. Quel seggio potrebbe arrivare dall’autonomista Dieter Steger, che finora si è mosso in piena autonomia, votando spesso contro la maggioranza. Se il riequilibrio dovesse concretizzarsi intorno alla figura di un nuovo presidente, il centrodestra potrebbe avvicinarsi alla soglia dei due terzi richiesta dalla legge. Il risultato sarebbe paradossale: la strategia con cui il centrosinistra ha congelato tutto per due anni potrebbe finire per consegnare alla maggioranza proprio quei numeri che finora le sono mancati.

Il caso Ranucci

Eppure mai come oggi la Vigilanza servirebbe davvero. Anche per fare chiarezza sul caso Sigfrido Ranucci. Attorno al conduttore di Report si sta giocando una partita che va ben oltre la vicenda giudiziaria. C’è chi spinge apertamente per farlo fuori e considera questa la migliore occasione per togliergli la conduzione di Report. Troppi aspetti della vicenda legata alla bomba scoppiata sotto casa sua e a un passo alla sua auto restano ancora oscuri, tanto più dopo il coinvolgimento nell’inchiesta del faccendiere-amico Valter Lavitola. Non ne esce bene Paolo Corsini, direttore della Direzione Approfondimenti della Rai. Invece di difendere un giornalista della propria struttura o scegliere un prudente silenzio in attesa degli accertamenti, ha calcato la mano, insistendo sulla necessità di chiarire fino in fondo rapporti e comportamenti.

Parole che, al di là delle intenzioni, hanno finito per rafforzare il clima di delegittimazione che da giorni circonda il giornalista. Il Pd, al contrario, ha diffuso una dura nota di solidarietà a Ranucci, denunciando il tentativo di trasformare una vicenda ancora tutta da verificare nell’occasione per colpire uno dei simboli del giornalismo investigativo del servizio pubblico. È il segno di un centrosinistra sempre più spaesato, che continua a denunciare il rischio di una Rai trasformata in “TeleMeloni” ma che, rinunciando agli strumenti istituzionali, rischia di lasciare il campo completamente libero proprio alla maggioranza.

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Valzer editoriali

Colpisce anche il silenzio dell’Usigrai, rimasta finora sostanzialmente alla finestra. L’unica presa di posizione netta è arrivata da Vittorio Di Trapani, segretario Fnsi, che su Facebook ha espresso solidarietà a Ranucci, invitando tutti ad attendere gli accertamenti della magistratura. La confusione è grande, insomma, sotto questo cielo. E non se la passa meglio neppure la carta stampata. Mario Orfeo, ex Rai, ex Mattino, ex Messaggero, si conferma un direttore multitasking. Lascia Repubblica per assumere il nuovo incarico di direttore editoriale del gruppo QN, chiamato dall’editore Leonardo Maria Del Vecchio a guidare il rilancio del sistema che comprende Il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno. E sempre parlando di giornali, un altro trasloco racconta meglio di molte analisi quanto sia cambiato il panorama dell’informazione italiana. Lirio Abbate lascia L’Espresso per approdare a Il Giornale della famiglia Angelucci, dove ritroverà Tommaso Cerno, anche lui ex Espresso.
Incroci, percorsi, ribaltoni. Fantapolitica editoriale. Un tempo, ormai lontano, qualcuno avrebbe commentato con una scrollata di spalle: non c’è più religione.

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