Mario Adinolfi è agli arresti domiciliari, ii leader del Popolo della Famiglia è indagato dalla Procura di Roma. Secondo la Guardia di Finanza, avrebbe raccolto denaro promettendo rendimenti elevati con scommesse sportive e presunti algoritmi infallibili
Mario Adinolfi è stato arrestato dalla Guardia di Finanza e si trova agli arresti domiciliari. Il giornalista e leader del Popolo della Famiglia è indagato dalla Procura di Roma per truffa, evasione fiscale, raccolta abusiva del risparmio e abusivismo finanziario nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta «Scommessa collettiva».
Secondo gli investigatori, il presunto sistema avrebbe movimentato oltre 4,7 milioni di euro, mentre l’evasione fiscale contestata ammonterebbe a circa 400 mila euro.
La «Scommessa collettiva»
Al centro dell’inchiesta c’è un circuito di raccolta di denaro tra privati promosso attraverso i social network. Agli investitori sarebbero stati prospettati rendimenti elevati e garantiti grazie a scommesse sportive basate su presunti algoritmi e strategie «infallibili».
L’indagine è partita dopo numerose denunce presentate da persone che avevano aderito al cosiddetto Betting Group. Convinte di acquistare quote di partecipazione a un sistema capace di assicurare profitti ben superiori a quelli dei tradizionali investimenti finanziari.
Secondo l’accusa, alcuni partecipanti avrebbero versato anche oltre 100 mila euro, senza ottenere, in tutto o in parte, né la restituzione del capitale né i rendimenti promessi.
I 4,7 milioni e le spese contestate
Dall’analisi dei conti correnti riconducibili ad Adinolfi negli ultimi cinque anni, la Guardia di Finanza sostiene di aver ricostruito una raccolta complessiva di oltre 4,7 milioni di euro.
Solo una parte del denaro sarebbe stata realmente destinata alle scommesse sportive. La maggior parte delle somme, secondo gli investigatori, sarebbe invece stata utilizzata per trasferimenti verso terzi e per spese personali, tra cui l’acquisto di orologi di lusso, lingotti d’oro, monete straniere, quadri, imbarcazioni e viaggi.
Il gip: «Si fidavano della sua notorietà»
Nell’ordinanza cautelare il gip Giulia Arcieri sottolinea che molti investitori avrebbero deciso di affidare il proprio denaro ad Adinolfi facendo leva sulla sua notorietà pubblica.
Secondo la giudice, le vittime confidavano nella sua affidabilità per il ruolo ricoperto negli anni come giornalista, esponente politico e fondatore del Popolo della Famiglia, oltre che per l’immagine di persona profondamente religiosa e legata ai valori tradizionali.
Il gip ricorda inoltre che Adinolfi era conosciuto anche come esperto giocatore di poker. Capace, secondo quanto sosteneva, di ridurre il fattore fortuna grazie a specifici algoritmi applicati alle scommesse.






























