8 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Lug, 2026

Bce divisa sui tassi: Panetta frena, Lagarde resta al centro della contesa

Il governatore della Banca d’Italia Panetta invita Francoforte a non replicare le ricette del 2022 sui tassi mentre il ruolo di Lagarde è reso più complesso dalle voci sull’Eliseo


La Bce torna a dividersi. Da una parte le colombe, convinte che l’economia europea abbia già preso abbastanza medicine. Dall’altra i falchi, persuasi che una dose supplementare di tassi d’interesse sia sempre la terapia migliore. In mezzo, Christine Lagarde. Ma capire la direzione strategica della banca centrale è diventato complicato da quando il suo nome continua a circolare come possibile candidata alle prossime presidenziali francesi. Se l’orizzonte è l’Eliseo, è inevitabile che ogni parola pronunciata a Francoforte venga letta anche con gli occhiali della politica.

Il fronte delle colombe oggi ha un generale riconosciuto: Fabio Panetta. Il governatore della Banca d’Italia, che fino all’arrivo in via Nazionale sedeva nel direttivo della Bce, ha deciso di mandare un messaggio chiaro ai suoi ex colleghi. Attenzione a non combattere la prossima guerra con le armi della precedente. Tradotto: il 2026 non è il 2022. Lo shock energetico provocato dalle tensioni in Medio Oriente non è la replica dell’invasione russa dell’Ucraina e reagire con una nuova raffica di rialzi dei tassi rischierebbe di trasformare la cura in un problema peggiore della malattia.

Perché il contesto è cambiato

Panetta invita Francoforte a non infilarsi in un percorso già scritto. Gli errori, osserva, possono essere due e sono speculari: liquidare l’aumento dei prezzi come un fenomeno passeggero oppure comportarsi come se l’economia europea fosse ancora quella di quattro anni fa. Nessuna delle due strade convince il governatore italiano. La fotografia, infatti, è cambiata. La domanda cresce meno, i tassi reali sono già elevati, il colpo questa volta riguarda soprattutto il petrolio e non il gas, mentre l’Europa nel frattempo ha diversificato gli approvvigionamenti energetici e aumentato la produzione da fonti rinnovabili.

Insomma, non tutte le fiammate richiedono lo stesso intervento dei pompieri monetari. Sul fronte opposto c’è Isabel Schnabel, economista tedesca, componente del Comitato esecutivo della Bce e soprattutto principale candidata alla successione di Lagarde. È lei la voce più autorevole dei falchi e continua a sostenere che la battaglia contro l’inflazione non può dirsi conclusa. Per questo non esclude affatto un nuovo rialzo dei tassi dopo quello di giugno.

Lo scontro a Francoforte

La partita, insomma, è tutta interna al palazzo di Francoforte. Panetta chiede pazienza, Schnabel invoca fermezza. Uno teme di soffocare una crescita già debole, l’altra teme che l’inflazione rialzi la testa appena la vigilanza si allenta. E poi c’è Lagarde. Formalmente arbitro della contesa, sostanzialmente una presidente sempre più difficile da decifrare. La prospettiva di una corsa all’Eliseo rende inevitabilmente più sfumato il suo posizionamento.

Difficile capire se prevarrà la prudenza delle colombe o il rigore dei falchi. Nel frattempo il direttivo della Bce continua a discutere, mentre i mercati aspettano di sapere chi avrà l’ultima parola. In un mondo dove le certezze sembrano avere vita breve, il governatore chiede quindi una Bce meno automatica e più flessibile. «In un contesto fluido», spiega, le banche centrali «devono continuare a migliorare il modo in cui interpretano gli shock, valutano la loro trasmissione e prendono decisioni in condizioni di incertezza».

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La politica monetaria, conclude Panetta, «deve adattarsi a un’economia in continua evoluzione». Una frase che a Francoforte suona come un invito alla prudenza. E forse anche come un messaggio politico: prima di alzare ancora i tassi, guardate bene il calendario. Perché il 2026 non è il 2022. E il passato, anche per le banche centrali, non sempre è un buon consigliere. Una cosa, però, è certa. A Francoforte le colombe hanno ripreso a tubare, i falchi continuano a volteggiare e la pace monetaria sembra destinata ad aspettare ancora.

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