Il Pontefice è decollato da Fiumicino per un viaggio tra Uruguay, Argentina e Perù. Un programma serrato, a meno di un mese dall’intervento per un tumore al polmone. Sullo sfondo gli incontri con Milei e Fujimori, il calo dei fedeli e il ritorno nella terra dove ha trascorso vent’anni da missionario e vescovo
Papa Leone XIV è partito questa mattina da Roma Fiumicino per il suo viaggio apostolico in America Latina. Dodici giorni, dodici voli, due trasferimenti in elicottero, nove messe e 36 discorsi.
Un programma impegnativo per chiunque, ancora di più per un Pontefice di 71 anni che meno di quattro settimane fa ha subito un intervento chirurgico per l’asportazione di un lobo del polmone destro dopo una diagnosi di tumore.
L’aereo Ita Airways A330neo intitolato a Daniele De Rossi è decollato alla volta di Montevideo, prima tappa di un itinerario che proseguirà in Argentina e Perù, con il rientro in Italia previsto il 17 novembre.
I medici hanno autorizzato il viaggio senza modifiche al programma, ma la resistenza fisica del Papa sarà inevitabilmente uno degli aspetti più osservati.
Il viaggio di Leone XIV dopo l’operazione
L’intervento risale a meno di un mese fa. Il Papa ha lasciato l’ospedale dopo pochi giorni e ha rapidamente ripreso gli impegni pubblici: udienze, incontri quotidiani e celebrazioni. Nei giorni scorsi si è persino concesso qualche palleggio con un pallone da basket durante la visita in Vaticano delle squadre universitarie americane di Villanova e Notre Dame.
Secondo quanto riferito dal Vaticano, il medico personale Luigi Carbone ha escluso la necessità di ulteriori trattamenti e ha autorizzato il viaggio. La Santa Sede assicura che il Pontefice segue scrupolosamente le indicazioni sanitarie.
Il programma non è stato alleggerito, anche se gli organizzatori hanno previsto alcuni accorgimenti. A Lima, per esempio, i percorsi della papamobile saranno organizzati in modo da limitare il tempo trascorso in piedi. Dove possibile, il Papa potrà utilizzare ascensori anziché scale.
La prova più impegnativa arriverà in Perù: Leone raggiungerà Cusco, sulle Ande, a oltre 3.300 metri di altitudine, prima di spostarsi verso la foresta amazzonica. Un passaggio rapido tra ambienti estremamente diversi, che richiederà particolare attenzione dopo l’operazione.
Prima tappa l’Uruguay, il Paese meno cattolico
Il Pontefice arriverà a Montevideo alle 16.30 locali, le 20.30 in Italia, dopo circa tredici ore e mezzo di volo. La prima giornata prevede la cerimonia di benvenuto, l’incontro con le autorità civili in Plaza Independencia alle 21.45 italiane, la visita al presidente Yamandú Orsi e i vespri nella cattedrale dell’Immacolata Concezione, alle 23.10 italiane.
La scelta dell’Uruguay ha un forte significato simbolico. È uno dei Paesi più secolarizzati dell’America Latina: secondo le rilevazioni di Latinobarómetro, soltanto un abitante su tre si identifica come cattolico. Il Natale viene chiamato Giorno della Famiglia e la Settimana Santa è diventata la Settimana del Turismo.
È anche un Paese che ha legalizzato l’aborto e l’eutanasia, su cui la posizione della Chiesa cattolica è contraria. Leone XIV comincia dunque il suo viaggio proprio dove il rapporto tra società e religione è più distante dalla tradizione cattolica.
Nonostante questo, la Chiesa locale riferisce una forte attesa e una grande partecipazione agli appuntamenti in programma.
In Argentina l’incontro con Milei e l’eredità di Francesco
Domenica il Papa raggiungerà l’Argentina, il Paese del suo predecessore Papa Francesco, che durante i dodici anni di pontificato non tornò mai nella propria terra natale.
Qui Leone XIV incontrerà il presidente Javier Milei. Il confronto potrebbe far emergere le differenze tra la visione economica del governo argentino e la dottrina sociale della Chiesa. Milei sostiene un modello fortemente liberista e promuove l’Argentina come luogo favorevole allo sviluppo dell’intelligenza artificiale con poche restrizioni. Leone ha invece richiamato la necessità di proteggere i lavoratori e le persone più vulnerabili dagli effetti delle nuove tecnologie.
Non sarà soltanto un viaggio istituzionale. Il Papa visiterà anche un carcere e una struttura per persone con disabilità, luoghi che richiamano l’attenzione alle periferie sociali che aveva caratterizzato il pontificato di Francesco.
Secondo alcuni osservatori, queste visite potranno rappresentare anche un segnale politico indiretto, in un Paese dove le politiche di contenimento della spesa pubblica hanno inciso sui servizi sociali.
Il ritorno in Perù, la seconda patria del Pontefice
Mercoledì Leone XIV arriverà in Perù. Per il primo Papa nato negli Stati Uniti sarà soprattutto un ritorno a casa: ha trascorso circa vent’anni della propria vita sacerdotale nel Paese, prima come missionario e poi come vescovo, ottenendo anche la cittadinanza peruviana.
Qui l’accoglienza si annuncia particolarmente calorosa. Il Pontefice visiterà non soltanto le città principali, ma anche comunità lontane dai grandi centri, dalle Ande all’Amazzonia.
A Pucallpa incontrerà missionari e rappresentanti delle popolazioni indigene. A Santa Cruz de Succhabamba, una località rurale andina, è previsto un trasferimento in elicottero. L’itinerario comprende anche Cusco, a oltre 11mila piedi di altitudine, dove celebrerà una funzione di preghiera e benedizione.
L’obiettivo è mostrare una Chiesa presente anche nei territori più isolati, dove l’accesso ai servizi e le disuguaglianze sociali restano questioni centrali.
L’incontro con Fujimori e le ferite della storia peruviana
In Perù il Pontefice incontrerà la presidente Keiko Fujimori, eletta lo scorso giugno. Un appuntamento che porta con sé una storia complessa.
Quando era sacerdote nel Paese, Leone aveva denunciato le violenze associate al governo di Alberto Fujimori, padre dell’attuale presidente, successivamente condannato per gravi violazioni dei diritti umani, tra cui omicidi e sequestri.
Keiko Fujimori aveva ricoperto il ruolo di first lady durante parte della presidenza paterna. L’incontro con il Papa avrà dunque anche il peso di quella memoria, sebbene non siano state annunciate controversie specifiche nell’agenda ufficiale.
A Mattarella: «Desideri di pace e fraternità»
Prima di lasciare l’Italia, Leone XIV ha inviato un telegramma al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affidando «i desideri di pace e fraternità» delle popolazioni che visiterà all’intercessione della Vergine Maria e dei santi.
Mattarella ha risposto sottolineando il significato del pellegrinaggio per l’America Latina e per l’Italia, legata a quel continente da una lunga storia di migrazioni e rapporti culturali.
Il capo dello Stato si è detto convinto che il viaggio susciterà speranze ben oltre i confini dei tre Paesi, soprattutto tra le popolazioni che affrontano disuguaglianze, conseguenze dei conflitti e cambiamenti ambientali.
Dodici giorni per una Chiesa vicina agli ultimi
La missione sudamericana è anche un passaggio importante per il pontificato di Leone XIV. La partecipazione alla vita religiosa diminuisce in molte aree dell’America Latina e la Chiesa deve confrontarsi con trasformazioni sociali, politiche e tecnologiche profonde.
Il Papa ha già dedicato un importante documento alla necessità di difendere le persone più vulnerabili dalle conseguenze dell’intelligenza artificiale. Ora porta quel messaggio direttamente in un continente segnato da forti disuguaglianze.
La decisione di non cancellare o ridurre il viaggio dopo l’operazione assume inevitabilmente anche un significato personale. Come ha osservato il responsabile della diplomazia vaticana, l’arcivescovo Paul Gallagher, la malattia ha ricordato che anche il Pontefice è «un povero mortale come tutti noi».
E proprio questa fragilità potrebbe diventare uno dei messaggi più forti del viaggio: attraversare un continente per incontrare persone e comunità, senza nascondere i limiti della propria condizione umana.































