In Francia Mediapart riporta le accuse di un funzionario dei servizi di sicurezza sulla presunta pressione per collegare le proteste a La France Insoumise, partito di sinistra guidato da Melenchon. Lecornu respinge le contestazioni, mentre opposizioni e sindacati studenteschi alimentano il confronto politico.
Non si arresta lo scontro politico in Francia, sulla scia delle proteste che negli ultimi giorni hanno devastato molte città francesi. Lunedì sera, infatti, il sito d’inchiesta francese Mediapart ha citato fra gli altri un funzionario dei servizi di sicurezza locali, sostenendo che gli sarebbe stato chiesto «di scrivere nelle sue note che dietro il movimento di protesta c’è La France Insoumise, mentre si tratta di qualcosa di obiettivamente falso secondo il parere generale dei Servizi Territoriali di informazione». Per l’LFI si tratta della pistola fumante di una tesi che la sinistra radicale va rilanciando da giorni. Quella che le proteste sono legittime. Le violenze sono figlie della crisi sociale innescata proprio dal governo o addirittura di infiltrati legati proprio alle forze dell’ordine. Allo stesso modo le accuse che collega la sinistra radicale ai tumulti sarebbero confezionate ad arte per colpire il partito dell’opposizione.
Manuel Bompard, volto noto dell’LFI, ha annunciato una denuncia contro il ministro dell’Interno Laurent Nunez con l’accusa di aver prodotto dei documenti falsi, riferendosi ai rapporti di intelligence che nei giorni scorsi avevano accusato la formazione politica di collusione con gli organizzatori dei disordini. Situazione tesa, non facilitata dall’imputazione spiccata contro il deputato dell’LFI Raphael Arnault, accusato dalle autorità di essere coinvolto nell’istigazione dei disordini e che si sarebbe rifugiato nel palazzo dell’Assemblea nazionale.
Lecornu respinge le accuse e parla di violenze pianificate
Ma l’imputazione di aver preso parte a una “macchina del fango” contro l’LFI è stata respinta con forza dal primo ministro Sébastien Lecornu che ha invece parlato, nel suo intervento ieri di fronte all’Assemblea nazionale, di «pianificazione» delle violenze da parte di «gruppuscoli di estrema sinistra e dell’extra-sinistra». Il premier incontrerà stamattina i sindacati e giovedì le forze politiche. Quest’ultimo vertice è molto atteso, dal momento che Lecornu ha spedicato che «la sicurezza della campagna presidenziale» sarebbe stata all’ordine del giorno dell’incontro con i partiti politici.
Ma l’unità politica appare lontana: la leader dell’estrema destra Marine Le Pen e e il suo braccio detro Jordan Bardella hanno dichiarato che non parteciperanno e che saranno rappresentati. La France Insoumise non ha ancora risposto ufficialmente.
Il ministro della Giustizia francese, Gerald Darmanin, ha rivendicato le misure cautelari, in particolare i 149 arresti tra i presunti saccheggiatori. Il ministro ha dichiarato di «non escludere a priori lo stato di emergenza», pur non mostrandosi favorevole al momento .«Non c’é bisogno dello stato di emergenza: non c’é bisogno di privare tutti i francesi della loro libertà individuale solo perché abbiamo qualche migliaio di delinquenti e piantagrane», ha precisato. Secondo il Guardasigilli, la fermezza e le misure di coprifuoco sono sufficienti.
I sindacati studenteschi promettono nuove mobilitazioni
Eppure, nonostante le rassicurazioni, la “pentola” francese continua a ribollire. Le principali organizzazioni studentesche di Francia hanno infatti denunciato un governo «completamente fuori strada» rispetto alle rivendicazioni dei liceali e fanno sapere che continueranno a mobilitarsi per una scuola migliore. «Macron dice di voler ascoltare le rivendicazioni dei giovani con benevolenza e senza giudizio, la realtà è che non ha capito nulla, non ha ascoltato nulla e non gli importa affatto delle istanze dei giovani», denuncia in una nota il sindacato studentesco Unef, secondo cui «il governo è completamente fuori strada».
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«Le negoziazioni annunciate dal presidente non serviranno a nulla se l’unico sbocco prospettato è l’elezione presidenziale del 2027. I giovani non aspetteranno sei mesi», continua l’organizzazione, promettendo che «continueremo a scendere in piazza». Sulla stessa linea, l’Union étudiante assicura che «resterà mobilitata finché non si otterranno impegni concreti» e invita «tutti gli studenti a continuare a organizzarsi nei luoghi di studio e per le strade». Mentre Parigi si avvia alla sua terza notte di coprifuoco, la crisi politica appare ancora lontana dall’essere risolta.































