20 Ott, 2026

Francia, stretta sulla sicurezza dopo le violenze: coprifuoco, indagini e aiuti ai commercianti

Dopo gli scontri, i saccheggi e le violenze che hanno investito diverse città in Francia, il governo annuncia misure straordinarie per ristabilire l’ordine pubblico e sostenere le attività danneggiate. Macron e Lecornu affrontano le critiche dell’opposizione, mentre cresce la tensione in vista delle presidenziali.


Coprifuoco parziali nelle aree più colpite, un’operazione giudiziaria su larga scala e aiuti ai commercianti danneggiati: è la risposta con cui il governo francese cerca di riprendere il controllo dopo le violenze di sabato scorso, quando i tumulti contro le condizioni delle scuole d’Oltralpe e il carovita sono degenerate in disordini organizzati in molte città. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha illustrato le misure al termine di una riunione della unità di crisi, dopo che la sera precedente il presidente Emmanuel Macron aveva rivolto alla nazione un discorso in cui aveva promesso fermezza e «trasparenza» sul dispositivo di ordine pubblico.

Il corteo di sabato arrivava dopo circa un mese di agitazione nei licei contro i tagli operati negli anni al sistema educativo e il controverso sistema di ammissione degli istituti d’Oltralpe e aveva portato in piazza studenti, sindacalisti, attivisti per il clima e gilet gialli. Secondo le stesse stime del governo, almeno 550mila persone avrebbero preso parte alle proteste. La giornata è stata però segnata da incendi, saccheggi e scontri in diverse città. Secondo il bilancio del ministero dell’Interno, le persone fermate sono state 2.397 e 997 i poliziotti e gendarmi feriti, sette in modo grave; anche alcuni manifestanti hanno riportato ferite serie. Circa 1.500 esercizi commerciali sono stati saccheggiati o danneggiati, il municipio di Limoges è stato incendiato ed è crollato e nuove tensioni si sono registrate domenica a Parigi e a Lione.

Macron promette fermezza e difende le forze dell’ordine

Domenica sera, in un’allocuzione di una decina di minuti dall’Eliseo, sede della presidenza francese, Macron ha cercato di riprendere quei panni da comandante in capo che le devastazioni del weekend aveva incrinato: «Proviamo tutti, stasera, rabbia e vergogna», ha affermato attribuendo le violenze a gruppi dell’ultrasinistra a cui si sarebbero uniti numerosi delinquenti. Il presidente ha espresso il sostegno della nazione alle forze dell’ordine e ha quindi chiesto di non confondere i manifestanti con rivendicazioni legittime con chi ha distrutto e saccheggiato.

Secondo le ricostruzioni della stampa, ha invitato i prefetti, d’intesa con i sindaci, a proteggere città ed edifici pubblici anche vietando alcuni raduni, e ha incaricato Lecornu di avviare già questa settimana consultazioni con studenti, insegnanti, sindacati, imprese, enti locali e parlamentari. Nella mattinata di ieri Macron si è poi imbarcato in un tour diplomatico nel Golfo Persico, nel tentativo di assicurarsi nuove forniture energetiche che possa alleviare il caro-carburanti.

Macron sotto pressione, si dimette il ministro dell’Interno

Nonostante lo sforzo, l’impressione è stata quella di un disperato appello di un presidente debole e divisivo. A sei mesi dalla fine del suo mandato, senza maggioranza in parlamento e con indici di popolarità mai così bassi, Macron ha proiettato l’immagine di un leader azzoppato incapace di incidere sugli eventi. La mancanza di misure concrete contro la crisi economica e sociale, nonché il silenzio sui manifestanti feriti o sull’immigrazione, ha scontato in maniera trasversale molti francesi.

Chi invece ha offerto un’assunzione di responsabilità è stato il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, che ha dato le dimissioni nelle mani di Macron ieri mattina. Il presidente le ha tuttavia respinte, riconfermandolo nell’incarico. Nuñez ha quindi riconosciuto «una perdita di controllo» in alcune città e un’insufficiente anticipazione sulle forze necessarie, attribuendo comunque la responsabilità degli scontri all’ultrasinistra. Il presidente gli ha chiesto di introdurre al più presto nuove modalità d’azione contro i casseurs, cioè i sabotatori insurrezionalisti delle proteste francesi.

Coprifuoco parziali e misure preventive nelle città più colpite

Come misura preventiva il premier Lecornu ha spiegato di aver chiesto ai prefetti di far scattare già in serata coprifuoco parziali e circoscritti, se ritenuti opportuni, soprattutto a tutela dei negozi. Il primo ministro ha parlato di un «disordine organizzato in modo inedito», puntando espressamente il dito contro le forze dell’estrema sinistra. A suo avviso i gruppi insurrezionalisti mirerebbero a mantenere un clima di disordine fino alle prossime elezioni presidenziali, previste per la prossima primavera, di cui ritiene che calendario e svolgimento potrebbero essere messi in discussione.

Anche per questo il primo ministro ha ribadito una determinazione totale nel ristabilire l’ordine, aggiungendo di vivere con sofferenza le critiche rivolte alle forze dell’ordine. Ha poi annunciato un’«operazione giudiziaria molto importante, massiccia, che parte oggi»: 200 investigatori della prefettura di polizia di Parigi analizzeranno le immagini di videosorveglianza e anche i cittadini potranno contribuire alle indagini.

Aiuti economici ai commercianti danneggiati dai disordini

Sul fronte economico, Lecornu ha promesso da domani la cassa integrazione coperta al 100%, un fondo di sostegno alla liquidità e un confronto con le compagnie assicurative per accelerare perizie e risarcimenti, sostenendo che a pagare debbano essere in primo luogo gli autori dei danni.

Ma l’arco politico francese, già surriscaldato in vista delle più contestate elezioni presidenziali della storia francese, non è stato rassicurato dalle parole del presidente né dalle misure del primo ministro. La leader dell’estrema destra francese, Marine Le Pen, data per favorita dai sondaggi, ha deciso di disertare l’incontro coi partiti e con le parti sociali indetto di Macro, tornando a chiedere misure decisive invece di vane consultazioni di facciata. Il leader della destra gollista, l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau, ha invocato apertamente lo stato di emergenza.

L’ex primo ministro centrista Gabriel Attal si è detto favorevole a sua volta a impiegare l’esercito per le operazioni di polizia. Non sfugge di certo il fatto che tutti questi leader stiano correndo per la presidenza e che abbiano così interesse a rafforzare il proprio profilo politico. Sempre che da qui in primavera il piano per far deragliare le elezioni non sia andato a buon fine.

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