18 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

18 Ago, 2026

Gaza, piano per il disarmo di Hamas. Iran: quattro condizioni per riaprire Hormuz

Washington prova a sbloccare il negoziato su Gaza con una formula secca: tutte le armi di Hamas in cambio del ritiro israeliano. Sul fronte iraniano, Teheran lega la riapertura di Hormuz a quattro richieste agli Stati Uniti


Una sola consegna, definitiva: Hamas dovrebbe cedere tutte le armi e Israele ritirarsi completamente dalla Striscia di Gaza. È il nuovo modello che il Board of Peace starebbe valutando per provare a superare lo stallo sul piano di pace americano.

Nello Stretto di Hormuz una nave è stata colpita da un proiettile non identificato e Teheran ha fissato quattro condizioni per riaprire il passaggio.

La Siria accusa Israele di aver bombardato un aeroporto militare nella provincia di Idlib. In Cisgiordania proseguono le violenze dei coloni e resta alta la tensione a Qusra.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

Gaza, cambia il piano sul disarmo di Hamas

La novità più significativa riguarda Gaza. Secondo quanto riportato dai media israeliani, il Board of Peace starebbe valutando di abbandonare il modello graduale finora previsto — consegna progressiva delle armi di Hamas accompagnata dal ritiro altrettanto progressivo dell’Idf — per passare a una soluzione più netta. Disarmo completo in un’unica operazione e ritiro totale delle forze israeliane dalla Striscia.

La proposta sarebbe emersa nei colloqui tenuti da Jared Kushner, genero e inviato speciale di Trump, con il primo ministro israeliano Netanyahu.

«Vogliamo un disarmo completo senza compromessi sulla questione e non intendiamo permettere alcun tipo di manovra», ha spiegato una fonte interna al Board of Peace citata dai media israeliani.

Il nuovo schema tenterebbe così di superare proprio uno dei principali motivi di diffidenza reciproca. Nessuna delle due parti vuole compiere per prima una mossa irreversibile temendo che l’altra non rispetti gli impegni.

Netanyahu resta il nodo del negoziato

Il problema resta però convincere Israele. Netanyahu continua a chiedere garanzie sul completo smantellamento dell’apparato militare di Hamas prima di qualsiasi ritiro definitivo dell’Idf.

Trump, al contrario, ha sostenuto che i combattenti di Hamas starebbero già rinunciando alle proprie armi e che Israele dovrebbe quindi fermare gli attacchi.

La frattura non è soltanto militare. Netanyahu si prepara alle elezioni e deve tenere insieme una coalizione nella quale le componenti più a destra restano contrarie a concessioni ad Hamas e a un ritiro completo dalla Striscia.

Il tentativo americano di arrivare a un accordo definitivo si scontra quindi anche con gli equilibri interni della politica israeliana.

Hormuz, l’Iran detta quattro condizioni agli Stati Uniti

Mentre si tenta di chiudere il fronte di Gaza, resta altissima la tensione tra Stati Uniti e Iran.

Teheran ha indicato quattro condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

A elencarle è stato il presidente del Parlamento iraniano e principale negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf.

Fine del blocco americano dei porti iraniani, sblocco dei beni di Teheran congelati all’estero, revoca delle sanzioni sul petrolio iraniano e cessazione delle minacce e delle operazioni militari su tutti i fronti.

Ghalibaf ha inoltre chiesto a Washington di rispettare gli altri impegni assunti con il memorandum d’intesa raggiunto tra Stati Uniti e Iran a giugno.

L’accordo avrebbe dovuto fermare le ostilità e aprire la strada, entro 60 giorni, a un’intesa definitiva. Quel termine è scaduto il 17 agosto senza un accordo finale.

Una nave colpita nello Stretto

La nuova presa di posizione iraniana arriva nelle stesse ore in cui una nave in transito nello Stretto di Hormuz è stata colpita da un proiettile non identificato.

L’impatto avrebbe danneggiato la sala macchine e provocato il ferimento di un membro dell’equipaggio. I marinai hanno ricevuto assistenza dalla Guardia costiera dell’Oman e, secondo le prime informazioni, non si sarebbero registrate conseguenze ambientali. Al momento non è stata indicata la provenienza del proiettile.

La Siria accusa Israele: raid sull’aeroporto militare

Un altro fronte resta aperto in Siria. Damasco ha accusato Israele di avere condotto otto attacchi contro la pista dell’aeroporto militare di Abu Dhouhour, nella provincia nord-occidentale di Idlib.

Secondo una fonte militare citata dalla televisione siriana, i bombardamenti avrebbero provocato soltanto danni materiali.

La struttura militare sarebbe ormai in disuso. Se la responsabilità israeliana fosse confermata, si tratterebbe del primo attacco di questo tipo dell’aviazione israeliana dal marzo 2026.

Cisgiordania, nuovi attacchi dei coloni

La tensione continua anche in Cisgiordania.

Secondo l’agenzia palestinese Wafa, alcuni coloni hanno incendiato campi alla periferia del villaggio di Turmus Ayya, nella Cisgiordania centrale. I media palestinesi riferiscono inoltre che l’Idf avrebbe fermato un’ambulanza diretta verso il villaggio per contribuire a spegnere le fiamme.

Sempre secondo Wafa, coloni avrebbero fatto irruzione nel villaggio di Beita, nel nord della Cisgiordania, lanciando pietre contro gli abitanti e ferendone due.

In un altro episodio, lungo una strada alla periferia di Betlemme, alcuni coloni avrebbero minacciato con le armi un veicolo palestinese e utilizzato spray al peperoncino contro i passeggeri. Tra questi c’era anche un bambino piccolo.

A Qusra Loui Ridi issa la bandiera Usa

Resta delicata anche la situazione di Qusra, dove alcune famiglie palestinesi sono da giorni sotto pressione per la presenza dei coloni.

Loui Ridi, palestinese con cittadinanza americana residente a Toledo, in Ohio, è tornato nella propria abitazione dopo aver seguito dagli Stati Uniti l’assedio delle case.

Dopo essere arrivato nella zona accompagnato da alcuni giornalisti, ha atteso a circa cento metri dall’ingresso prima che un veicolo militare lo scortasse fino alla proprietà. Una volta entrato, è salito sul tetto e ha issato una bandiera americana.

«Non potevo permettere che i coloni si impossessassero della mia casa mentre stavo a guardare», ha spiegato.

Famiglie a rischio carenza d’acqua

Il capo del consiglio del villaggio di Qusra ha intanto avvertito che le famiglie rimaste nelle abitazioni assediate rischiano di affrontare una grave carenza d’acqua.

Servirebbero inoltre medicinali e ulteriori aiuti, giudicati finora insufficienti. La situazione di Qusra è ormai diventata uno dei punti più sensibili della crisi in Cisgiordania, anche per la presenza di cittadini americani tra i proprietari delle abitazioni coinvolte.

Una pace cercata mentre i fronti si moltiplicano

La fotografia del Medio Oriente resta dunque profondamente contraddittoria. A Gaza viene discussa una delle formule più radicali tentate finora per arrivare alla fine della guerra: tutte le armi di Hamas in cambio del ritiro completo israeliano.

Ma proprio mentre Washington prova a chiudere quel fronte, Hormuz resta al centro dello scontro tra Iran e Stati Uniti, la Siria accusa Israele di nuovi bombardamenti e la Cisgiordania continua ad alimentare una crisi politica e diplomatica.

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