17 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Ago, 2026

Iran-Usa, scade la tregua: taglia sui soldati americani e braccio di ferro su Hormuz

La tregua di 60 giorni arriva alla scadenza senza un nuovo accordo. Teheran mette una taglia sui militari Usa, mentre Washington e Iran si sfidano sullo Stretto di Hormuz e sul terreno economico


La tregua è scaduta, oggi 17 agosto, tra Stati Uniti e Iran torna a salire la tensione. I sessanta giorni previsti dal memorandum di Islamabad sono terminati senza che, almeno per ora, sia arrivato un accordo per una proroga. I mediatori continuano a lavorare per evitare una nuova escalation, Washington e Teheran alzano i toni sullo Stretto di Hormuz. Il mondo resta a guardare mentre petrolio e gas restano in ostaggio.

Ad aggravare le cose l’annuncio del comandante dell’esercito iraniano Amir Hatami: una ricompensa di 30 mila dollari per chi catturerà o ucciderà un soldato americano, definito un “aggressore”.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La guerra di logoramento

La scadenza dei sessanta giorni aveva già solo un valore simbolico. Sia Trump sia i vertici iraniani avevano lasciato intendere nelle ultime settimane che l’intesa di giugno era sostanzialmente morta. Stati Uniti e Iran sembrano invece prepararsi a una lunga guerra di logoramento economico. Finché non saranno pronti a un nuovo conflitto aperto.

Washington ha revocato le deroghe alle sanzioni sul petrolio iraniano e ripristinato il blocco navale dei porti iraniani, nella speranza di costringere Teheran a fare concessioni.

La scommessa di Teheran è che la Repubblica islamica possa sopportare il costo economico dello scontro più a lungo di quanto possa farlo Trump, che a novembre dovrà affrontare le elezioni di midterm con una guerra impopolare e prezzi dell’energia già diventati un problema interno.

Trump ha frenato due volte l’offensiva

Il rischio di un ritorno alla guerra aperta, però, resta concreto. Secondo il New York Times, Trump avrebbe valutato almeno due volte il lancio di una grande offensiva militare contro l’Iran. Per poi fermarsi davanti alle pressioni degli alleati, a partire dall’Arabia Saudita, già esposti alle rappresaglie iraniane. E agli avvertimenti dei suoi consiglieri sulla riduzione delle scorte americane di munizioni cruciali.

«Hormuz diventerà nostro»

Donald Trump, venerdì, ha deciso di dire che gli Stati Uniti designeranno “molto presto” lo Stretto di Hormuz come territorio americano e ha descritto l’Iran “un Paese sconfitto”.

Teheran ha definito le parole del presidente statunitense “fuori luogo” e “un’assurdità”. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha risposto: «Lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, né con una portaerei, né con un ordine, né con un discorso elettorale: è stato, è e rimarrà iraniano».

Lo stretto, ha aggiunto, «sarà chiuso e riaperto solo su comando dell’Iran, e finché non accetterete la realtà della sconfitta l’Iran continuerà a imporre il blocco».

La battaglia per lo Stretto di Hormuz

Il Parlamento iraniano si appresta intanto a votare un disegno di legge con misure adatte a “garantire una sicurezza duratura e lo sviluppo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico”, insieme a un altro provvedimento per il “contrasto alle ingerenze straniere”.

Quest’ultimo prevede in particolare il divieto di transito «a qualsiasi imbarcazione che trasporti equipaggiamenti e carichi di proprietà degli Usa, di Israele e dei Paesi ostili all’Iran». La posta in gioco è enorme.

Washington prepara nuove sanzioni

In settimana il segretario al Tesoro Scott Bessent dovrebbe annunciare una nuova serie di misure contro Teheran. Le ha definite “mai viste prima” e, secondo Washington, sarebbero sufficienti a isolare ulteriormente l’Iran dal resto del mondo.

Le divisioni dentro l’Iran

L’amministrazione Trump, a metà maggio, aveva cercato di stabilire un contatto diretto con il comandante dei pasdaran Ahmad Vahidi attraverso il presidente del Kurdistan iracheno Nechirvan Barzani.

Un alto funzionario della Casa Bianca, citato dai media americani, ha descritto la situazione tra Washington e Teheran statica. «Non conta quanto siamo vicini o lontani all’obiettivo. Ciò che conta è se l’Iran voglia sedersi al tavolo e raggiungere un accordo. Al momento, non lo ha fatto».

La guerra pesa anche su Trump

La guerra resta impopolare negli Stati Uniti, dove Trump e i repubblicani si preparano alla battaglia per mantenere il controllo del Congresso alle elezioni di midterm di novembre.

Diverse testate americane hanno inoltre riferito che Washington sarebbe a corto di alcune munizioni, compresi i cruciali intercettori antimissile Patriot. A pesare sull’opinione pubblica americana c’è anche il prezzo della benzina, salito oltre i quattro dollari al gallone.

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