Con oltre il 90% delle schede scrutinate, la lista del Likud premia le posizioni più dure. Le nomine riservate a Netanyahu e i sondaggi mettono a rischio diversi ministri
Le primarie del Likud ridisegnano gli equilibri interni al partito di Benjamin Netanyahu e consegnano una lista più dura, con diversi ministri di primo piano che rischiano di restare fuori dalla prossima Knesset.
Con oltre il 91% delle schede scrutinate, dietro Netanyahu si piazza il ministro dell’Energia Eli Cohen, seguito dal presidente della Knesset Amir Ohana, dal ministro della Giustizia Yariv Levin, dalla ministra dei Trasporti Miri Regev e dal capogruppo della coalizione Ofir Katz. Subito dopo arrivano il ministro dell’Istruzione Yoav Kisch e quello della Cultura Miki Zohar.
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La sorpresa Almog Cohen
La prima vera sorpresa è all’ottavo posto, dove compare Almog Cohen, entrato nel Likud soltanto pochi giorni fa dopo aver lasciato il partito di Itamar Ben Gvir.
La sua performance è significativa perché conferma la pressione esercitata sull’elettorato del Likud dalle posizioni più radicali della destra israeliana. In una campagna elettorale già dominata da sicurezza, Gaza e rapporti con i palestinesi, il partito di Netanyahu sembra spostarsi ulteriormente verso posizioni più dure.
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Tali Gotliv tra i primi posti
Tra i nomi più discussi c’è anche la parlamentare Tali Gotliv, che si piazza al dodicesimo posto ed è la seconda donna nelle prime due decine della graduatoria.
È una posizione importante perché, secondo gli attuali sondaggi, proprio le prime venti posizioni sono considerate quelle con maggiori possibilità di tradursi in un seggio parlamentare.
Dieci posti riservati alle nomine di Netanyahu
A complicare però il quadro c’è il meccanismo della lista elettorale. Dieci posti nelle prime venti posizioni sono riservati alle nomine personali di Netanyahu, con la conseguenza che alcuni candidati ben piazzati alle primarie potrebbero slittare verso posizioni meno sicure.
È il caso, tra gli altri, del ministro delle Comunicazioni Shlomo Karhi, arrivato tredicesimo, e del ministro dell’Economia Nir Barkat, sedicesimo.
Con il Likud accreditato nei sondaggi di circa 23-26 seggi, ogni arretramento nella lista può diventare decisivo.
Almeno cinque ministri rischiano di restare fuori
Se risultati e proiezioni dovessero essere confermati, almeno cinque ministri dell’attuale governo potrebbero non riuscire a entrare nella prossima Knesset.
Il dato è politicamente pesante perché arriva a poco più di due mesi dalle elezioni del 27 ottobre e fotografa un partito nel quale la competizione interna è diventata sempre più dura.
Netanyahu conserva saldamente la guida del Likud, ma il risultato delle primarie mostra quanto il controllo sul partito non coincida automaticamente con la sicurezza dei suoi uomini.
Il Likud verso il voto del 27 ottobre
Le primarie servono dunque non soltanto a scegliere i candidati, ma anche a misurare gli equilibri dentro il partito del premier.
La graduatoria premia figure molto vicine alla linea più dura del Likud e rende più difficile la posizione di quei ministri che contavano su una collocazione sicura nella futura lista.
Con i sondaggi che attribuiscono al partito un numero di seggi molto inferiore rispetto agli attuali 32, la competizione interna rischia di trasformarsi in una vera selezione politica: non tutti i protagonisti dell’attuale governo avranno un posto nel prossimo Parlamento.

































