11 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Ago, 2026

Trump, fuga segreta da Ankara dopo il vertice Nato: Air Force One usato come esca

Dopo il vertice Nato il presidente salì davanti alle telecamere sul vecchio Air Force One, ma lasciò la Turchia di nascosto su un C-32A della US Air Force. Giornalisti e parte dello staff furono inconsapevolmente coinvolti nel depistaggio


Era arrivato in pompa magna. Fiero del suo nuovo aereo arrivato come dome dal cielo del Qatar. Ricco, ricchissimo. Poco sicuro. Donald Trump si è presentato lo scorso luglio, al vertice Nato ad Ankara. Era stato accolto da Erdogan come un papa. Baci, tappeto rosso.

Ma il viaggio di ritorno non è andato altrettanto bene. Trump non è ripartito sul nuovo aereo. Qualcuno ha chiesto perché, il presidente ha cambiato sempre risposta, alla fine ha messo sotto controllo i giornalisti che si continuavano a farsi i fatti suoi. Ma la verità, se inseguita, a volte viene fuori.

Trump dopo il vertice non ha ripreso il nuovo e neanche il vecchio Air Force, è salito di nascosto su un container. E senza farsi vedere è salito su un terzo aereo, un C-32A. Lasciando i giornalisti al seguito a fare da esca.

Il volo segreto

C’è stata tensione al vertice. Minacce arrivate dall’Iran, e un’operazione segreta organizzata nel giro di poche ore, un Air Force One trasformato in esca, giornalisti e parte dello staff della Casa Bianca lasciati a bordo senza sapere che il presidente non era più sull’aereo. E Trump nascosto in un container per il catering dell’aeroporto per raggiungere un altro velivolo militare e lasciare la Turchia senza essere visto.

Questo, secondo quanto riportano New York Times e Washington Post, è quanto accaduto l’8 luglio, al termine del vertice Nato ad Ankara. Quando una minaccia iraniana ritenuta credibile contro il presidente americano e l’aereo sul quale avrebbe dovuto viaggiare ha spinto l’amministrazione a organizzare un elaborato piano per nascondere i suoi reali spostamenti.

Trump sull’Air Force One davanti alle telecamere

Quel giorno Trump aveva annunciato pubblicamente che avrebbe lasciato la Turchia a bordo della vecchia versione dell’Air Force One, anziché utilizzare il Boeing 747-8 donato dal Qatar con cui era arrivato.

Il presidente aveva spiegato ai giornalisti di voler tornare sul vecchio aereo «per i vecchi tempi». In realtà dietro il cambio di programma c’erano preoccupazioni molto più serie.

Trump è quindi salito sulla vecchia versione dell’Air Force One dalla porta sul lato sinistro dell’aereo, davanti alle telecamere. Le immagini mostrarono il presidente entrare regolarmente nel velivolo e i giornalisti al seguito convinti che sarebbero partiti insieme a loro verso la Gran Bretagna. Ma Trump non è mai partito.

Il container del catering per uscire

Una volta a bordo, il presidente è stato fatto uscire dalla parte opposta dell’aereo, lontano da giornalisti e telecamere. Un mezzo utilizzato normalmente per caricare il catering sugli aerei è stato avvicinato alla fusoliera, il container sollevato idraulicamente fino all’altezza di una delle porte.

Trump e alcuni collaboratori sono quindi saliti nel mezzo e portati a un terzo aereo, un C-32A dell’Air Force, versione militare del Boeing 757 utilizzata per trasportare le più alte cariche del governo americano. Da lì Trump è partito, non visto e in segreto, per la Gran Bretagna. Il Washington Post ha analizzato anche le immagini girate all’aeroporto, nelle quali è visibile il percorso del mezzo di catering dall’Air Force One fino al C-32A.

Air Force One diventa un’esca

Nel frattempo la vecchia versione dell’Air Force One è decollato regolarmente verso la Gran Bretagna con a bordo giornalisti e alcuni membri dello staff della Casa Bianca. Non sapevano che il presidente non fosse con loro. In questo modo sono diventati inconsapevolmente parte del depistaggio: esca. Ai giornalisti è stato chiesto di tenere abbassate le tendine dei finestrini durante il volo.

L’operazione è stata organizzata dopo che l’intelligence ha ritenuto credibile una minaccia proveniente dall’Iran contro Trump. Secondo le ricostruzioni americane, il rischio non riguardava soltanto il nuovo aereo donato dal Qatar: il presidente sarebbe stato un possibile bersaglio indipendentemente dal velivolo utilizzato.

Il volo segreto verso la Gran Bretagna

Il C-32A sul quale viaggiava realmente Trump ha raggiunto la base militare britannica di Mildenhall senza rendere evidente la presenza del presidente. Secondo il Washington Post, il velivolo ha usato il nome in codice «Reach 18», invece del consueto «Air Force One» attribuito a qualsiasi aereo dell’Aeronautica americana quando il presidente si trova a bordo.

Sul C-32A viaggiava anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth.

Arrivato in Gran Bretagna, Trump è stato trasferito di nuovo sulla vecchia versione dell’Air Force One. È sceso quindi dall’aereo davanti ai giornalisti, facendo sembrare tutto normale. Da lì ha attraversato la pista sul nuovo 747-8 proveniente dal Qatar, è tornato a Washington.

La minaccia dell’Iran

Il piano è stato elaborato nel giro di poche ore dopo che Trump era stato informato della minaccia mentre si trovava ancora in Turchia. Tra i funzionari coinvolti nell’operazione figuravano il capo degli Stati maggiori riuniti, generale Dan Caine, e il segretario alla Difesa Hegseth.

Le minacce iraniane contro Trump non sono nuove. Teheran ha più volte indicato l’ex generale Qassem Soleimani, ucciso nel 2020 da un attacco americano ordinato da Trump durante il suo primo mandato, come una delle ragioni della propria ostilità nei confronti del presidente.

Già durante la campagna elettorale del 2024 erano emerse informazioni di intelligence su possibili piani iraniani contro Trump e in alcune occasioni erano stati utilizzati aerei-esca per nasconderne gli spostamenti. Ma il livello di depistaggio organizzato in Turchia è stato eccezionale anche per gli standard di sicurezza presidenziali.

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I giornalisti usati inconsapevolmente

La vicenda apre anche una questione sulla scelta della Casa Bianca di nascondere deliberatamente la posizione del presidente non soltanto al pubblico, ma anche ai giornalisti incaricati di seguirne gli spostamenti.

È raro che un presidente americano viaggi senza il ristretto gruppo di reporter che costituisce il cosiddetto press pool. Anche nei viaggi nelle zone di guerra, i presidenti americani hanno generalmente portato con sé almeno alcuni giornalisti, pur imponendo rigide condizioni di segretezza.

Questa volta, invece, i reporter non sono stati informati e hanno continuato a riferire che Trump viaggiava sull’Air Force One nonostante il presidente si trovasse su un altro aereo. Durante il successivo volo verso Washington, Trump è stato interrogato proprio sulla decisione di far tenere chiusi i finestrini durante il viaggio dalla Turchia. È stato quello il giorno in cui ha detto di essere il bersaglio prediletto degli iraniani. «Sono il numero uno della loro lista», aveva risposto ai giornalisti.

Solo un mese dopo è emerso fino a che punto quella minaccia sia stata presa sul serio.

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