29 Giugno 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

29 Giu, 2026

Dopo Starmer, Burnham porta il potere a Manchester: la sfida del Nord a Londra

Andy Burnham

Il probabile futuro premier laburista Burnham vuole trasferire il centro dell’azione di governo nel Nord. Una promessa di devoluzione, ma anche una mossa politica per blindare la sua leadership


«Questo cambiamento rappresenterà la più grande trasformazione del modo in cui il Paese viene governato nella nostra vita, ed è in linea con il programma elettorale del 2024». Il cambiamento a cui si riferiva Andy Burnham durante il discorso pronunciato ieri è quello relativo allo spostamento del “Numero 10” a Manchester.

Un cambiamento dettato dalla necessità di avvicinare, secondo il “Re del Nord”, le autorità alla popolazione e alle regioni più lontane da Whitehall, in particolare quelle settentrionali. Un progetto con cui il probabile futuro Primo ministro spera di dare il via a una rivoluzione amministrativa che porterà alla diluizione del potere governativo e a un potenziamento delle capacità di azione delle amministrazioni locali, più vicine alla popolazione e dunque più consapevoli delle loro necessità.

«Creeremo uno Stato più snello con un obiettivo più chiaro: dare impulso a tutte le regioni del Paese e concentrarci con determinazione sulla crescita e la rigenerazione, una crescita positiva». Ha continuato Burnham durante quello che è a tutti gli effetti il discorso con cui il deputato di Makerfield lancia il suo programma di governo.

«Il cambiamento sarà guidato dall’ufficio del Primo ministro, attraverso un’ampia operazione con sede qui a Manchester», ha sottolineato l’ex sindaco della grande città del Nord.

Il nuovo centro del potere

Parlando dal centro del suo potere, Manchester, il nuovo uomo forte del partito laburista ha quindi lanciato il più importante, forse rivoluzionario, programma di riforme della storia britannica recente. Tra i molti temi affrontati da Burnham – costo della vita, reindustrializzazione, edilizia pubblica e riforme fiscali – quello che ha attirato maggiormente l’attenzione è stato il progetto di modifica dell’impalcatura stessa del potere britannico. Ben conscio delle spinte propulsive che lo hanno portato a Westminster, infatti, Burnham ha impostato tutto il suo discorso sul concetto di “devoluzione” – autonomia differenziata in salsa british – e sulla necessità di maggiore autonomia locale e minor influenza di Whitehall nelle questioni regionali. Il tutto condito, come c’era da aspettarsi, da quella stessa retorica settentrionalista che l’ha reso una figura tanto popolare nel nord e che continua a rappresentare il principale tratto distintivo della sua proposta politica.

La bandiera del Nord

Per sopravvivere alla turbolenta vita politica britannica Burnham ha bisogno di una bandiera in grado di schermarlo dalle trame interne a Westminster. E niente può aiutarlo più della divisione Nord-Sud. Del resto come ricordano spesso i comici del grim North: «il Nord e il Sud hanno un classico rapporto di amore/odio. I meridionali amano sé stessi, e i settentrionali li odiano per questo».

La fortezza di Manchester

Al di là delle battute, però, il piano di Burnham è politicamente sensato. Ben consapevole della fragilità della propria posizione politica, il “sindaco d’Inghilterra” prova a presentare la propria leadership come il volto di una più ampia rivoluzione interna al Regno Unito. Una sorta di rivincita del settentrione troppo spesso ignorato rispetto ai ricchi e molli meridionali della City e delle città portuali del Sud. Un discorso che richiama un’idea quasi medievale dei rapporti tra i territori ma che non dovrebbe essere troppo sconvolgente per un lettore italiano abituato alle diatribe regionali nostrane.

Minando la spinta centralista di Londra e spostando – anche fisicamente – parte del potere politico nel Nord, Burnham tenta dunque di allontanarsi dal pericolo e di arroccarsi nella sua fortezza. Lì può contare, almeno per ora, su un vasto supporto e sfruttare la narrativa dell’uomo del settentrione inviato a Sud per riparare gli storici torti subiti dagli abitanti di Liverpool, Manchester, Leeds, York e via dicendo. Una narrazione certamente enfatica, ma non per questo priva di efficacia sul piano del consenso.

Il rischio del livellamento

Ma questo novello Harry Hotspur dovrà comunque fare i conti, come il celebre condottiero del XV secolo, con un sistema che storicamente ha sempre opposto una notevole resistenza alle spinte centrifughe. Perché se è vero, come scriveva Harry Pearson, che «quando giudichiamo le persone del Sud dobbiamo sempre ricordare che loro non hanno avuto il vantaggio di subire i nostri svantaggi», a Westminster non mancherà chi interpreterà il piano di Burnham come il tentativo di distribuire anche tra i “Southern Softies” gli svantaggi del Nord. Non una ricetta per far crescere il settentrione, insomma, ma un modo per livellare il Paese verso il basso, aumentando la spesa pubblica, la pressione fiscale e la confusione amministrativa.

La promessa più difficile

Ed è proprio qui che il progetto di Burnham mostra il suo punto più debole. Ieri il “sindaco” ha fatto molti proclami e ancor più promesse, arrivando persino ad annunciare riforme nel campo delle «imposte sulle attività commerciali per sostenere i pub e le attività commerciali del centro città, attività che apportano benefici sociali alle comunità». Proposte altamente popolari, forse persino populiste in senso lato, ma sulle quali resta ancora più di un interrogativo. Non è chiaro, infatti, come il futuro Primo ministro intenda affrontare gli annosi problemi del Regno senza impantanarsi nelle stesse difficoltà, in particolare economiche, che hanno logorato i suoi predecessori. E soprattutto non è ancora evidente perché una diversa distribuzione del potere sul territorio dovrebbe riuscire, da sola, a invertire una tendenza alla disgregazione e alla disparità che affonda le proprie radici ben oltre l’eccessivo centralismo di Whitehall.

In questo senso la vera scommessa di Burnham non consiste nello spostare qualche ufficio governativo da Londra a Manchester, ma nel dimostrare che un Regno Unito più decentrato possa anche essere un Regno Unito meglio governato. È una promessa ambiziosa, destinata a incontrare resistenze tanto a Whitehall quanto nelle stesse amministrazioni locali. Perché la storia costituzionale britannica insegna che redistribuire il potere è relativamente semplice; molto più difficile è trasformarlo in risultati concreti.

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