A Wimbledon, Sinner l numero uno del mondo supera Kecmanovic in cinque set nel debutto ai Championships. Caduta, 52 errori non forzati e una macchia di sangue sulla scarpa: ma il campione resta in corsa
WIMBLEDON – Per gli amanti del thriller, e i quindicimila del Centre Court, non ci poteva essere una partita inaugurale dei Championships migliore di questa. Jannik Sinner passa il primo turno ma gli servono cinque set, infila 52 errori non forzati – per il machine-man una enormità – e anche una brutta caduta sul 2 pari del terzo set che fa temere il peggio per la caviglia e l’anca.
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Non finisce qua: più o meno insieme alla caduta compare anche una macchia di sangue sulla scarpa destra – ovviamente bianca come pretende il dress code dell’Aeltc – che durante le tre ore e mezzo di partita si allarga sempre di più allarmando il pubblico.
E anche l’angolo dell’azzurro. «Ti rendi conto che hai rotto la regola del bianco con quella scarpa macchiata di rosso…», gli chiede scherzando l’intervistatrice a fine match. «Lo so, mi spiace – sta al gioco Sinner – dovrebbe essere un’unghia, o una vescica, ho preferito non andare a vedere e chiedere il medical time out per non spezzare il ritmo della partita. C’era, la vedevo, ma non sentivo fastidio, ora vedremo meglio di cosa si tratta».
Insomma, tra cadute, errori e ferite, il numero uno del mondo porta a casa la prima partita dello Slam sull’erba. Il punteggio racconta bene il tormento di quelle tre ore e 29 minuti (4-6/6-3/6-7/6-2/6-3).
Gli avversari invisibili
Nonostante tutto, però, non si è mai avuta la sensazione che la partita potesse sfuggire di mano. Sicuramente su questo match hanno pesato tanti avversari: il ricordo della brutta sconfitta, una sorta di collasso fisico sul campo, al secondo turno dello Slam parigino, esattamente un mese e un giorno fa; il caldo assurdo che ha colpito anche l’Inghilterra fino a due giorni fa con allenamenti a 40° (ma le previsioni dicono che il peggio è passato) e quindi il terrore di dover combattere anche qui contro il caldo; un mese lontano dalle competizioni.
Il serbo Kecmanovic era un «brutto» primo turno, mettiamoci poi che ha giocato una gran partita con palle profonde soprattutto sulla diagonale di rovescio da cui Sinner non riusciva a uscire manovrando sul lungolinea di rovescio, il «suo» colpo che ieri non ha funzionato. «È come l’anno scorso la partita di esordio di Alcaraz contro Fognini – rumoreggiavano i giornalisti nella tribuna stampa – deve prendere le misure ma il controllo del match lo ha Sinner».
Così è andata: non una bella partita ma utilissima per Sinner per rompere il ghiaccio dello Slam e provare a guardare avanti. È il defending champion, c’è lui in tutti i murales che circondano il triangolo di terra che racchiude i 17 campi di gara e i dodici di Aorangi Park dove ci sono gli allenamenti. «There is only one Wimbledon», recita il claim. E confermarsi Re dell’erba per due anni consecutivi è operazione riservata ai fenomeni. A parte Federer, Nadal, Djokovic e Alcaraz, c’è già riuscito nel ’23 e nel ’24. L’anno scorso Sinner ha interrotto la scia e quest’anno resta il favorito. Posizione, si sa, scomodissima (lo era anche a Parigi), causa di molte pressioni. Ma fa parte della crescita di un campione saper gestire anche tutto questo.
Il rito del Centre Court
Entrano sul velluto il defending champion Jannik Sinner e lo sfidante serbo Miomir Kecmanovic. Sono le 13.30 spaccate, il maestro di cerimonia ha il compito di aprire la grande porta del Centre Court esattamente all’ora prevista. Il pubblico – tutto pieno in ogni ordine e grado fin da questo primo match – li accoglie con la ritualità di sempre che riesce ad avere la magia di essere sempre diversa. Tra i «momenti Wimbledon» c’è sicuramente anche questo.
I campi così verdi non li vedrete mai più. E quest’anno i giardinieri-ingegneri dell’Aeltc hanno faticato più di sempre per trovare e mantenere il necessario equilibrio tra lunghezza del filo d’erba (rigorosamente alta 8 mm) e omogeneità della superficie. Il mutamento climatico ha colpito, ad esempio, l’edera secolare che avvolge tutto il Centre Court lasciando qua e là delle «macchie» di rami secchi.
Il thriller del terzo set
Il primo set se ne va in 35 minuti: Kecmanovic fa il break sul 4 pari e si capisce subito che non sarà una partita facile. Nel secondo set Jannik sembra levarsi di dosso qualche ragnatela e lo chiude con un break. Il ritmo di gioco è alto, probabilmente anche l’erba così compatta e verde è più veloce e infida nei rimbalzi. Si devono prendere le misure perché un campo in erba è una superficie viva, mai uguale a se stessa anche durante la stessa giornata. I giornalisti sono alla ricerca di quei «piccoli accorgimenti» che Sinner e il suo team hanno inserito dopo Parigi.
Si nota, ad esempio, che ai cambi di campo mette sempre il ghiaccio sul collo eppure la temperatura è sotto i trenta gradi. Si nota anche che ogni due set esercita il diritto di andare nello spogliatoio, cambio di maglietta, magari un getto d’acqua fredda sulla faccia. Il terzo set è un thriller: prima la macchia rossa sulla scarpa destra; poi la caduta sul 2-2, 30 pari, il serbo al servizio, il Centre Court senza fiato. Tutto si risolve in pochi minuti. Ma il serbo c’è, sta in campo, non ha quei momenti di vuoto che gli hanno impedito una carriera diversa e vince il terzo set 8-6 al tie break.
La prova del campione
Nonostante tutto, non c’è mai stata la sensazione che Sinner potesse perdere sebbene al 75% delle sue possibilità. Il quarto e il quinto set ne sono la prova: un break sul 2 pari del quarto; un break sul 3 pari nel quinto. La storia finisce qua. Tornerò in campo giovedì. Intanto ieri subito fuori Cocciaretto nel femminile. E Darderi nel maschile. Oggi in campo tutti gli altri azzurri.
































