Un drone sottomarino dei vigili del fuoco si è aggiunto alle ricerche di Luigi Cavallari, 84 anni. Il lago resta difficile: acque fredde, fondale fangoso e visibilità quasi nulla
L’ultimo pezzo arriva da Milano: è un drone sottomarino dei vigili del fuoco che si aggiunge allo stuolo sonde, sommozzatori, gommoni, polizia, carabinieri, volontari. È un lunedì che a Roma è festivo: i soccorritori si mischiano, sulle rive del lago, a chi ha scelto Vico per una giornata di vacanza. Tutti cercano il corpo del professor Luigi Cavallari, 84 anni, il marito della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, ma al tramonto ancora nessuno è riuscito a trovarlo. Un violento nubifragio, nel pomeriggio, aveva fra l’altro complicato le ricerche.
Le ricerche nel lago
Nel pomeriggio di sabato la coppia aveva deciso di noleggiare una piccola imbarcazione, si erano allontanati di poco dalle rive di Punta del Lago, l’unico comprensorio di abitazioni costruito intorno alle acque di Vico, dove Cavallari e sua moglie possiedono una casa da tanti anni. Poi, secondo alcune ricostruzioni, lui si tuffa, riemerge a quanto pare per un attimo, sta male. Il barchino non è ancorato, si allontana, l’uomo scompare fra le acque: sarà un gommone del noleggio a trainare il natante a riva e riportare a terra la ministra Roccella, lo racconta il gestore di un ristorante lì a due passi. Era sola, dice l’uomo, a riva c’erano i due figli: è salita in macchina ed è andata via.
La casa a Punta del Lago
Siamo in provincia di Viterbo, poco sotto Caprarola, dove c’è Palazzo Farnese, capolavoro dell’architettura rinascimentale: iniziato nel 1530 e progettato come una sorta di fortezza militare, fu ultimato nel ’75 dal Vignola, che pur conservando la pianta lo rese un capolavoro di ingegneria civile, uno dei luoghi dell’arte più spettacolari di tutto il Lazio, Roma compresa.
Giù c’è il lago vulcanico di Vico, in una riserva naturale di bellezza impervia e inquietante: l’area è molto selvaggia e non sono tanti gli accessi alle sponde. Un camping e un gruppo di case costruite intorno anni Settanta. La tragedia di Cavallari si aggiunge, purtroppo, alla brutta fama che caratterizza questo lago, oggetto anche di una rima sinistra, diffusa localmente, secondo la quale Vico “ogni anno si fa un amico”. L’ultima vittima poco più di un anno fa: si chiamava Romolo Citti, 58 anni, di Sutri, lui lo portarono subito a riva ma era già morto. Sei vittime negli ultimi 15 anni. Nel 1901 una catastrofe, quando si rovesciò un’imbarcazione sovraccarica durante una manifestazione religiosa: quella volta morirono in 43.
La Chemical city
E poi c’è la storiaccia della “Chemical city”. A pochi metri dalle sponde del lago, negli anni Trenta, c’era una fabbrica militare. Durante il fascismo ci producevano armi chimiche: negli anni Quaranta l’intelligence inglese se ne accorse e battezzò il sito “Chemical city”, appunto. Un luogo traboccante di veleni e sostanze letali, rinchiuse in contenitori di metallo e cemento, la cui bonifica sistematica è iniziata solo a metà degli anni Novanta: fino al 2024 non era ancora stata completata.
Le acque fredde di Vico
Un lago bello e inquietante, insomma. Acque molto fredde anche a pochi metri dalla superficie, fondale fangoso, s’intorbidisce facilmente e la visibilità per i sommozzatori è scarsa o nulla. Molti frequentatori di Vico il bagno non lo fanno, o scelgono di restare in acqua solo dove si tocca: fra le ipotesi del malore di Cavallari c’è proprio quella della temperatura. Sabato era una giornata torrida, un tuffo di testa avrebbe potuto comportare un’escursione termica troppo brusca, in quelle acque da tutti descritte come freddissime. Va rammentato, per contro, che l’ingegnere quel lago lo conosceva bene, comprese le temperature: chissà quante volte quel tuffo l’aveva già fatto.
































