ll segretario generale della Nato vede Trump alla Casa Bianca per preparare il vertice di Ankara e frenare le tensioni nell’Alleanza. Dopo le accuse americane agli alleati europei, Rutte rivendica il sostegno logistico all’operazione contro l’Iran
Mark Rutte arriva alla Casa Bianca con una missione precisa: disinnescare la rabbia di Donald Trump contro la Nato e provare a evitare che il vertice dei leader dell’Alleanza, previsto ad Ankara il 7 e 8 luglio, si trasformi in un nuovo strappo transatlantico.
Il segretario generale dell’Alleanza atlantica incontrerà il presidente americano dopo settimane di tensioni sulla guerra in Iran, sulle minacce di riduzione delle truppe Usa in Europa e sulle accuse di Washington agli alleati europei, giudicati troppo poco disponibili a sostenere l’azione americana in Medio Oriente.
Alla vigilia del colloquio, Rutte ha scelto Fox News per rispondere alle critiche americane e rivendicare il contributo europeo all’operazione Epic Fury contro l’Iran. Il dato più politico riguarda l’Italia: «Se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione. Quindi si tratta di un numero enorme», ha detto il segretario generale della Nato.
Il dato italiano
Il passaggio sulle basi italiane è il cuore del messaggio di Rutte. Mentre Trump accusa gli europei di non fare abbastanza e di chiedere protezione agli Stati Uniti senza restituire sostegno reale, il capo della Nato porta un esempio concreto: centinaia di voli americani partiti dal territorio italiano per sostenere la missione contro Teheran.
L’Italia viene così indicata come uno snodo operativo fondamentale della presenza americana in Europa. Le basi Usa sul territorio italiano non sono solo infrastrutture dell’Alleanza, ma piattaforme decisive nelle crisi mediorientali. Nel pieno dello scontro politico tra Washington e gli alleati, Rutte le usa per dimostrare che il supporto europeo all’azione americana c’è stato.
Le missioni dall’Europa
Il segretario generale della Nato ha allargato poi il quadro al resto del continente.
«Se si guarda a tutta l’Europa, si parla di un numero compreso tra 4.000 e 5.000 missioni di volo».
Secondo Rutte, dunque, il sostegno europeo non si è limitato alle dichiarazioni politiche. Le basi, gli aeroporti e gli spazi aerei degli alleati sono stati utilizzati per sostenere l’operazione militare americana. E questo è il punto che il capo della Nato intende portare a Trump: gli episodi di Paesi che hanno negato diritti di sorvolo o di utilizzo delle basi sarebbero stati casi isolati, non il segno di una rottura generale dell’Alleanza.
Il caso della Romania
Rutte ha citato anche la Romania per mostrare il peso logistico sostenuto dagli alleati. «Un Paese come la Romania, nella sua capitale Bucarest, ha dovuto ridurre il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto veniva utilizzato come deposito per le aerocisterne. Quindi tutto questo sta accadendo», ha detto.
Il riferimento serve a rafforzare la tesi del segretario generale: l’Europa ha pagato un costo operativo concreto per sostenere Washington. Non solo con le basi militari, ma anche con la riorganizzazione di spazi civili e infrastrutture aeroportuali.
La missione alla Casa Bianca
L’incontro tra Rutte e Trump arriva in una fase delicatissima. Il presidente americano è irritato per quella che considera la riluttanza degli alleati a sostenere la campagna militare in Iran e a contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz, dopo l’attacco Usa-Israele del 28 febbraio che ha sconvolto una delle rotte fondamentali del commercio petrolifero mondiale.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha accusato gli alleati di fare i «free-rider» e ha annunciato una revisione di sei mesi sul dispiegamento delle truppe americane in Europa, con la possibilità di riduzioni. A questo si aggiunge la decisione americana di restringere il pacchetto di capacità militari messe a disposizione della Nato in caso di crisi. Per gli europei, significa dover capire come colmare eventuali vuoti.
Il “Trump whisperer” della Nato
Da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, una delle missioni principali di Rutte è stata gestire l’ostilità del presidente verso l’Alleanza atlantica. Il segretario generale ha già cercato di contenere crisi potenzialmente esplosive, dal rapporto con la Danimarca dopo le pretese americane sulla Groenlandia fino alle tensioni sulla spesa militare.
Anche questa visita segue lo stesso schema: parlare il linguaggio di Trump, evitare lo scontro frontale e presentare numeri che possano dimostrare il valore dell’Alleanza. Rutte sa che il vertice di Ankara può diventare un momento di ricomposizione o un punto di rottura. Per questo vuole arrivare all’appuntamento con una linea condivisa con la Casa Bianca.
Il vertice di Ankara
Il summit Nato del 7 e 8 luglio ad Ankara sarà dedicato agli impegni presi dagli alleati al vertice dell’Aja: aumento degli investimenti nella difesa, rafforzamento della produzione industriale militare e prosecuzione del sostegno all’Ucraina.
Ma la guerra in Iran e la crisi con Washington hanno cambiato il clima politico. Trump ha già messo in discussione il patto di difesa reciproca e ha evocato più volte la possibilità di ridimensionare il ruolo americano nell’Alleanza. Per questo l’incontro con Rutte diventa una tappa decisiva prima del vertice.
Il messaggio a Trump
Rutte porterà a Trump un messaggio semplice: l’Europa sta aumentando la spesa per la difesa, sostiene l’Ucraina e ha contribuito alla missione americana contro l’Iran. I numeri sui voli da basi europee, a partire dai 500 aerei decollati dall’Italia, servono a contrastare la narrazione di un continente passivo o ingrato.
Resta da capire se basterà. Trump considera la Nato un’alleanza squilibrata e continua a chiedere agli europei più soldi, più armi e più sostegno operativo. Rutte prova a convincerlo che l’Alleanza si sta muovendo. Ma il rischio è che, da qui ad Ankara, basti una nuova dichiarazione del presidente americano per riaprire la crisi.

































