11 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Ago, 2026

Italia ultima in Europa per assicurazione contro i danni climatici

Il 95% dei danni da eventi estremi in Italia non è assicurato: il nostro Paese ha il più alto gap di protezione assicurativa d’Europa


Non è una novità che stiamo vivendo una delle estati più calde degli ultimi tempi, ma è sempre bene ricordarlo. Copernicus, il programma di osservazione e monitoraggio della terra della Commissione europea, ci ha informati che i mesi di giugno e luglio 2026 sono stati per l’Europa occidentale i più caldi di sempre.

L’Italia si scalda più del resto d’Europa

Samantha Burgess, Responsabile strategica per il clima presso l’ECMWF, racconta che l’alta pressione ha intrappolato il calore sull’Europa e le temperature record stanno intensificato i fenomeni di siccità diffusa. I terreni inariditi perdono «la capacità di fornire un raffreddamento naturale, consentendo al calore di accumularsi più facilmente». Così si generano le famose ondate di calore che da maggio ci tengono in ostaggio, tra bollini rossi e temperature che sfiorano i 40 gradi.

Il report di giugno 2026 del CMCC parla chiaro: se l’Europa si riscalda a un ritmo circa doppio rispetto alla media globale, l’Italia, per posizione mediterranea, è tra i Paesi a maggiore velocità di cambiamento. Si parla di un aumento di temperature di 2 gradi già entro i prossimi 10 anni, e nella Pianura Padana siamo a 2,5 C.

Il conto degli eventi estremi

E se la crisi climatica non spaventa già così, i costi mettono tutto in prospettiva. Il report «Quanto costa all’Italia la crisi climatica?» pubblicato ad aprile 2026 da Greenpeace fissa a 145 miliardi di euro le perdite economiche da eventi climatici estremi tra il 1980 e il 2024. Il picco di 74 miliardi arriva nel decennio 2015-2024, quello successivo alla firma dell’Accordo di Parigi. Per le proiezioni del CMCC al 2050 il clima si potrebbe mangiare fino al 41% della già scarsa crescita italiana, e i danni climatici arresterebbero il rapporto debito/Pil fra il 115 e il 138%. Ma c’è un dato ancora più allarmante. Se gli esperti auspicano la mitigazione delle emissioni climalteranti, per cui il PNIEC dovrebbe stanziare 824 miliardi di euro, e l’adattamento alle nuove condizioni idrogeologiche, per cui la Commissione europea a gennaio 2026 ha chiesto di impiegare lo 0,4% del Pil nazionale, chi paga per i danni climatici è spesso anche il singolo. 

Italia ultima in Europa per protezione assicurativa

Secondo le rilevazioni EIOPA del 2023, l’Italia ha il gap di protezione assicurativa più alto d’Europa. Il 95% dei danni da eventi estremi nel nostro paese non è coperto da assicurazione, contro un quarto della media europea. Meno coperti sono i terremoti, seguiti da alluvioni, incendi e tempeste. La vulnerabilità italiana è ulteriormente acuita dalla crisi climatica, che favorisce eventi catastrofici.

Il rapporto 2025 dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni (IVASS) riporta che i premi raccolti per rischi catastrofali tra il 2018 e il 2023, ultimo anno di rilevazione, sono passati da 1,8 miliardi a 2,8 miliardi. Ma il dato più interessante è quello dei sinistri, esplosi da 1,5-2 miliardi l’anno a oltre 7 miliardi. La somma di sinistri e premi è arrivata al 352%: in sostanza, le assicurazioni ci rimettono e quindi o si ritirano o alzano i prezzi. 

Le coperture poi sono concentrate all’80% al Nord, e sono quasi assenti al Sud e Isole, proprio le zone più esposte a dissesto idrogeologico. La percentuale ridotta nel meridione, definita dal report IVASS «residuale» racconta una chiara disparità di mezzi e risorse nell’arginare la crisi climatica. 

Il caso delle assicurazioni Cat-Nat

La legge di bilancio del 2024 ha reso obbligatoria per la maggior parte delle imprese la stipula dell’assicurazione cosiddetta Cat-Nat, contro le catastrofi naturali. Secondo l’Ania al 2024 circa 300.000 imprese erano protette contro inondazioni e alluvioni, e 20.000 contro le frane. Ma la pratica è tutt’altra cosa. Con il Ciclone Harry di gennaio 2026 si sono evidenziati i limiti delle Cat-Nat: il premio di queste assicurazioni è proporzionato al rischio, e i fenomeni importanti come mareggiate, maree o terremoti, sono esclusi di fatto depotenziandone notevolmente la funzionalità. 

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